SE LA DONNA SFIDA LA CHIESA

13-10-2020 - Notizie

di Luigi Sandri  “L’Adige” del 12 ottobre 2020

 

La "questione-donna" emerge di nuovo nel magistero di Francesco, ponendo a lui stesso, e a tutta la Chiesa romana, problemi giganteschi senza la cui soluzione il Cattolicesimo nel mondo rischia di essere minato. Cosa ha detto ieri il papa, all'Angelus?

 

Il papa ha detto, all'Angelus: «Preghiamo perché i fedeli laici, specialmente le donne, partecipino maggiormente nelle istituzioni di responsabilità della Chiesa. Perché nessuno di noi è stato battezzato prete né vescovo: siamo stati tutti battezzati come laici e laiche...

 

Dobbiamo promuovere l'integrazione delle donne nei luoghi in cui si prendono le decisioni importanti». Più volte in questi anni lo stesso pontefice ha detto parole analoghe, ma ha trovato enormi difficoltà per concretizzarle.

Stringendo al massimo il discorso, è bene ricordare che fin dagli inizi della Chiesa le gerarchie hanno costruito comunità cristiane sotto la guida di presbìteri e vescovi maschi. Ci furono eccezioni; ma la norma che si impose fu quella, dimentica che Gesù aveva affidato a Maria Maddalena il compito di annunciare agli apostoli che Lui era risorto.

 

Questa Chiesa di stampo maschilista e patriarcale è andata avanti fino all'alba del XX secolo quando, nell'ambito delle Chiese legate alla Riforma - avviata nel Cinquecento da Lutero e Calvino - ci si cominciò a interrogare: era veramente fondata sulla Bibbia l'esclusione delle donne dal pastorato e dall'episcopato?

 

 E sessant'anni fa le Chiese luterane scandinave ammisero l'ordinazione di donne-pastore; presto seguirono Chiese sorelle in Germania, e "protestanti" e anglicane in Nord-America, iniziando anche a consacrare donne-vescove (in Finlandia, Svezia e Danimarca oggi è una donna-vescova al loro vertice).

 

In casa cattolica, il Vaticano II (1962-65) ignorò il problema; esso emerse nel post-Concilio. Paolo VI nel 1976 e, con più autoritarismo, Giovanni Paolo VI nel '94, affermarono che la "divina costituzione" della Chiesa non ammetteva donne nel sacerdozio o nell'episcopato; la stessa tesi ha ribadito Francesco.

 

Questi, però, ha iniziato a nominare donne in importanti organismi curiali, ma escludendo donne nei ministeri, diaconato compreso. E così, nel Sinodo per l'Amazzonia, celebrato un anno fa, ha rifiutato che in quell'Assemblea anche una trentina di donne là presenti potessero votare, insieme ai quasi duecento vescovi maschi.

 

Stante l'attuale magistero cattolico, il problema è insolubile: si afferma, sì, che le donne sono sempre state, e ancor più lo sono oggi, le colonne della Chiesa: senza di esse - catechiste, guide di comunità in molta zone dove mancano preti, come in Amazzonia - il Cattolicesimo scomparirebbe.

 

Ma non si osa rimettere in radicale discussione il "no" alle donne nei ministeri "alti". Solo un Concilio di nuovo conio, presenti in egual numero "padri" e "madri", potrebbe abbattere il muro del maschilismo ecclesiastico, e aprire la Chiesa romana ad una sostanziale riforma. Compito immane che Francesco lascia al suo successore.