La stanchezza del Papa solo

06-12-2013 - Notizie

La stanchezza del Papa solo di Marco Politi

in "il Fatto Quotidiano" del 6 dicembre 2013

Un giramento di testa, un incontro mancato, un commento brusco alle scelte del nuovo pontefice.
Mercoledì scorso, nell'arco di poche ore, è suonato un campanello d'allarme per papa Bergoglio.
Finita l'udienza generale in piazza San Pietro - la temperatura era fredda - Francesco si è sentito
girare la testa e il lieve malore lo ha costretto ad andarsi subito a riposare, rinunciando all'incontro
con il cardinale Angelo Scola, venuto appositamente da Milano per parlargli di una futura visita
all'Expo. Non è una cosa da niente. Scola è stato il principale antagonista di Bergoglio al conclave:
non per motivi personali naturalmente, ma come esponente di un'altra piattaforma. Scola è tuttora
una delle personalità più autorevoli tra i vescovi italiani e un buon rapporto con lui è decisivo per
orientare la Cei sulla linea di riforma, che il papa ha in testa. In realtà Francesco sta sfruttando
esageratamente le sue forze. A 76 anni e con la responsabilità di un'organizzazione di oltre un
miliardo e cento milioni di aderenti, il papa argentino non si è preso un attimo di vacanza
quest'estate. A differenza di Giovanni Paolo II non si ritempra con piccole "fughe" nella natura e
diversamente da Benedetto XVI non si concede regolarmente ogni giorno un'ora di passeggiata nei
giardini vaticani. Ai ragazzi della parrocchia di San Cirillo a Roma ha detto domenica scorsa di
prendersi solo mezz'ora di riposino dopo il pranzo e poi "di nuovo al lavoro sino a sera". Francesco
pretende troppo dalle sue forze. Un motivo c'è. Bergoglio sente di non avere molto tempo a
disposizione. Una decina d'anni, prima di decidere probabilmente anche lui di passare la mano. E
dieci anni nella storia della Chiesa sono assai pochi. Nella marea di elogi e applausi, che lo
circonda, il papa argentino è solo, molto solo. Si fosse limitato al programma, che molti cardinali
elettori si aspettavano da lui, non ci sarebbero problemi. Riorganizzare lo Ior e snellire la Curia
sono questioni tecniche di non difficile realizzazione. Consultare più spesso i vescovi - come
veniva chiesto al futuro pontefice durante le riunioni generali precedenti al conclave - poteva essere
realizzato con riunioni plenarie del collegio cardinalizio più frequenti e con un ordine del giorno
preciso. Ma Francesco sta facendo molto di più di quanto parecchi suoi elettori si immaginassero.
(È accaduto con Giovanni XXIII). Vuole rimodellare la Curia dalle fondamenta, riorganizzare il
Sinodo dei vescovi, dare forma a un nuovo approccio alle tematiche sessuali, spingere il clero ad
abbandonare atteggiamenti burocratici e autoreferenziali, mutare lo stile del potere vescovile,
inserire le donne in posti di governo, imprimere con una nuova commissione (annunciata ieri )
nuovo slancio alla lotta contro la pedofilia, tutelando le vittime e dando indicazione agli episcopati.
C'è una domanda che aleggia nel Palazzo apostolico, chi appoggia Francesco? Su quali forze può
contare? La risposta è che un "partito" o un "movimento" attivo tra clero e vescovi pro-Francesco
non c'è. Non si riforma un apparato corposo come quello ecclesiastico - migliaia di vescovi,
centinaia di migliaia di preti e religiosi, una rete di centri di potere grandi e piccoli - senza una
robusta schiera di seguaci fedeli e impegnati. In Curia una squadra bergogliana ancora non c'è. Il
nuovo segretario di Stato, mons. Parolin, è l'uomo adatto (anche per la sua forte impronta
sacerdotale) a lavorare con Bergoglio, ma la maggioranza degli incarichi curiali sono provvisori.
Finora non si vede nei dicasteri curiali e nell'episcopato mondiale una pattuglia compatta di
cardinali, vescovi e preti pronti a battersi per le sue riforme come potevano essere i fautori della
riforma gregoriana nel Medioevo o della svolta del Concilio di Trento. Gli episcopati nazionali sono
inerti. Troppi assistono passivamente alle esternazioni di Francesco. Molti conservatori aspettano in
silenzio un suo passo falso. Nelle grandi organizzazioni l'apparato sa essere di gomma. In questa
atmosfera le dichiarazioni del segretario di Ratzinger, mons. Gaenswein, al settimanale tedesco Zeit
diffondono inquietudine. La rivista, seppure non tra virgolette, ha scritto che per il braccio destro di
Benedetto XVI la decisione di Francesco di non abitare gli appartamenti papali è stata sentita come
un "affronto". Di più, Gaenswein pur riconoscendo che il papa è uno soltanto, esclama sconsolato,
testualmente: "Ogni giorno aspetto di nuovo cosa sarà diverso (da prima)". Più che un
incoraggiamento una bocciatura del nuovo corso. Francesco è solo, anche se il cuore dei fedeli batte
per lui.
Marco Politi