L'AVVENTO - Adriana Zarri

11-12-2013 - Notizie

L'AVVENTO - Adriana Zarri

Nulla che non ha voce, nulla che non può chiamarti, nulla che non ci vede né sente, né sa d'esser più povero della povertà.
Buio che è vuoto senza spazio e durata senza tempo e permanere senza essere in uno stato senza colore, né forma, né luce.
Eppure Tu senti la voce senza fiato che sale da questa tristezza vuota del mio nulla che non può chiamarti e gridare: "voglio essere!"
"Io vengo anche senza ginocchio che si pieghi, né labbro che preghi, né voce che mi chiami. Vengo, e rivesto il tuo nulla di carne, e dentro la cavità che t'è rimasta immetto un respiro vivo che si espande e si ritira. E alla tua cecità do occhi ed intelletto, al tuo freddo calore ed amore.
Tu lentamente ti accorgi di essere, prima con la carne poi con l'anima, e ti conquisti, brano a brano, il tuo mondo e il tuo spirito, e diventi te stesso: un'individualità netta e cosciente, non diffusa o confusa; e sicuramente dici "io" e questo, significa: Dio: Dio che è venuto ed è restato con te: Emanuele".
Mistero che intuisco e non capisco, enigma che vedo e non spiego, ignoranza dura ed oscura come una voce senza eco, come una porta senza ingresso.
Io voglio sapere il mistero delle cose e di me: e dove vanno i miei passi, e dove finisce la mia morte.
Vieni, Signore, io voglio vedere!
"Ed ecco che io vengo e ti parlo, e ti dico il mistero tuo ed anche il mio, il segreto immenso della mia vita trina che si raccoglie in unità per farvi uni, voi molteplici e complessi, e pure armonici in un principio solo.
E vi rivelo il mio stare e il vostro camminare, e l'attività del mio riposo e la fatica della vostra via.
E i vostri passi si rifanno franchi e il vostro proceder senza tema, né più paventare smarrirvi perché io sono la Via".
Frigidità di un raziocinio morto, malignità di un'esistenza fredda, come squame di pesce su di una carne viva.
I nostri occhi vedono e non si accendono, le nostre orecchie odono e non risuonano, la nostra mente conosce e non ama.
E le mani ci si contraggono in pugni, le unghie diventano artigli e le carezze graffi.
Vogliamo che si maturi in calore il freddo della nostra luce e in amore il gelo del nostro pensiero. Che il nostro male si plachi e il nostro cuore si disciolga; e si rifacciano chiari i nostri occhi e dolci le nostre mani.
Vieni, Signore, noi vogliamo amare!
"Vengo dai prati lievi d'Oriente, dalle colline dolci di Galilea; e la mia bocca che ha sorriso ai bambini ha ancora la traccia delle parole eterne: "amatevi come io ho amato voi, come io amo il Padre e il Padre ama me..."
E le vostre fronti si distendono, i vostri cuori si placano e i vostri occhi nel guardarmi si accendono perché io sono il fuoco, io sono l'Amore".
Tenebrore cieco che mi fascia, nebbia profonda che mi avvolge, corpo che si sfascia gemendo e scricchiolando come un albero secco. I miei occhi hanno perduto la luce, le mie mani hanno perduto il calore, e il dolore solo mi macina le ossa. Il mondo impallidisce e fugge: lo sento lontano come l'eco di un'eco, mentre nella solitudine immensa, senza colori e senza voci, mi sento calare nel buio.
Io voglio vivere, e vedere ancora la luce, e sentire ancora la voce delle cose; voglio vivere al di là dello spazio e del tempo e delle creature che muoiono, al di là di questo finire dei sensi, in un permanere perenne.
Vieni, salvami, Signore, io voglio vivere!
"Ed ecco che io vengo ancora; vengo per l'ultima volta ed è la prima volta che mi vedi, e dopo non verrò più perché resterò sempre con te. Vengo e la tua tomba germoglia di fiori, e al di là della tomba tu riapri gli occhi e guardi, e mi sorridi senza più timore di fine perché io sono la Resurrezione e la Vita".
"Tu sei perché io vengo e vivi perché resto con te. La tua vita è un continuo venire del mio amore.
Il tuo procedere è il susseguirsi dei miei avventi, delle mie Epifanie, delle mie Pentecosti in te; è la vocazione del mio Verbo che ti chiama dal nulla, dall'ignoranza, dalla caducità all'essere cosciente e vivente in eterno.
Tutte le tue ore sono le mie ore: il mio amore che ti viene incontro e ti chiama e ti crea, e ti rischiara e ti riscalda, e ti rende perenne.
E gli attimi del tuo vivere sono gli attimi dei tuoi incontri con me: quando mi accosto e ti tocco, e accendo, col calore del mio contatto, la fiamma viva dell'essere, della bontà e dell'eternità.
Io vengo e tu sei, mi fermo e diventi te stesso.
Tu non hai gesti e non hai voce: una sola parola è tua: "no": ed è la parola della morte e del nulla. Il resto è un dono, ed io te lo metto nelle mani perché tu lo possa stringere e tenere, e credere quasi che sia tuo.
Tutta la tua vita non è che il mio amore che ti chiama all'amore".
E tutto il mio vivere ha una sola voce: Vieni, Signore!