DIBATTITO APERTO SULLA SCELTA DI FAR SCENDERE LA MADONNA DI OROPA IN DUOMO

16-12-2013 - Notizie

don Mario invia una lettera a "Il Biellese", giornale diocesano, che non la pubblica. 

Signor Direttore, ho letto parecchia cronaca e pure diversi intreventi stamattina sull'evento della Madonna d'Oropa in Duomo, e ho pensato di dare un mio contributo di riflessione per un confronto aperto. Mi parrebbe bello e costruttivo continuare il dibattito. Le chiedo gentilmente, se lo pubblica (e non vedrei il motivo per non farlo) di pubbliccarlo così com'è perchè intendo dire quello che ho scritto. E condividerlo con i lettori. Diversamente mi faccia sapere, chè posso trovare spazio altrove. Grazie ancora per l'attenzione e un cordiale saluto.
don mario marchiori

1) LETTERA DI DON MARIO

Maria, mi si perdoni, non si credeva la Madonna!
Non si è potuto fare prima, ma ora che la statua della Madonna ritorna ad Oropa, mi auguro si apra un dibattito e un confronto, che a quanto pare ha già trovato ampio spazio in questo giornale. Posso permettermi di fare alcune considerazioni in merito?
In molti (preti e non) pensiamo che il metodo pastorale vigente sia non solo scarso, ma assolutamente inadeguato alle esigenze dei tempi di oggi. Posso capire che per l'inaugurazione del restauro della cattedrale, la Madonna di Oropa faccia un viaggetto turistico anche lei, ma si pensa che con questa forma di pellegrinaggio si possa rinverdire la secolarizzazione che ormai è un dato acquisito nel tessuto profondo sia della società che delle nostre parrocchie, inadeguate a parlare il linguaggio di Dio e quello degli uomini? Don Giovanni Rossi della Pro Civitate Christiana di Assisi, già negli anni '60 soleva dire che bisogna «camminare con i tempi se si vuole arrivare in tempo».
Un pellegrinaggio della Madonna di Oropa ha avuto senso nel 1949 quando si usciva dalla guerra, dalla devastazione e nel contesto della cultura, della religiosità e dei bisogni dell'epoca, ben ci stava un pellegrinaggio della Madre che incitava i suoi figli a guardare al futuro con speranza (laicamente si diceva che c'era il "boom economico").
Oggi, nel contesto della problematica interculturale, mondializzata, con processi storici che viaggiano alla velocità della luce non si possono proporre metodi e sistemi pastorali di sessant'anni fa. Una processione oggi serve solo a raccattare qualche migliaio di euro, a raccogliere qualche migliaio di persone (su duecentomila biellesi, e concordo: non è solo questione di numeri, sarebbe interessante interrogarsi sulle motivazioni profonde) e rischia di essere solo una foglia di fico che copre il vuoto assoluto sia religioso sia civile. Dovremmo essere gelosi della Madonna e non esporla al folclore senza anima e senza vita. Siamo sicuri che la «peregrinatio Mariae" sia la risposta adeguata alla "nuova evangelizzazione"?
Se lo stesso Benedetto XVI, che non fu un campione di lungimiranza, sentì il bisogno di creare addirittura un Pontificio Consiglio per "la Nuova Evangelizzazione", significa che quella "vecchia" non funziona più e noi proseguiamo con gli stessi metodi e le stesse "peregrinationes" di ieri? Certo fare una bella processione è gratificante sul momento, ma poi? Se non siamo in grado di leggere la fantasia di Dio, forse sarebbe il caso di adoperarci per interpretare meglio i "segni dei tempi". "Per quanto mi riguarda, al di là di altri aspetti della storia della salvezza, Maria di Nazareth mi appare degna di ammirazione e venerazione perché nel corso della sua umile vita terrena, mi si perdoni, non si credeva la Madonna!" (Domenico Pezzuti)
Papa Francesco, un grande dono di Dio alla Chiesa, sta agendo in modo diverso e ogni giorno ci riserva una novità e uno stupore che dovrebbero essere "normalità", ma non lo sono. Veste con sobrietà, non cerca visibilità e invita noi preti, vescovi e tutti i cristiani, laici compresi, a non ostentare tutte quelle forme che richiamano ricchezza, potere, distacco dalla gente e ad essere sobri, credo anche nel celebrare e nel vestire abiti liturgici. Ho seguito a distanza e ho avuto conferma, come in realtà ha pensato tantissima gente, che si è trattato di venerazione mista ad autocelebrazione. Vorrei essere smentito.

Non abbia paura, vescovo Gabriele, e butti la rete. Un suo predecessore, fidandosi, tirò a riva 153 grossi pesci e non sapeva più dove metterli. Anche se non abbiamo mare, ma solo montagne, chissà che anche lei e i suoi collaboratori non possano pescare pesci di montagna!
Forse siamo scorbutici come le nostre montagne, ma Dio scruta reni e cuori nostri e ci vuole bene così e solo collegialmente e nella diversità si fa Chiesa.
Un saluto e un buon cammino pastorale da parte di un prete che continua nella liturgia a pregare per la Chiesa e per le diverse Chiese, per Francesco vescovo di Roma, per il nostro vescovo Gabriele e per tutti i vescovi del mondo. E Consiglia di leggere:

" A PROPOSITO DI MADONNE VIAGGIANTI PER CHIESE: CRISTIANESIMO O MARIANESIMO?"
di Domenico Pizzuti da "Settimana - Attualità Pastorale - N° 33" del 22 settembre 2013
Chi non fosse abbonato alla rivista, può trovare la lettera nel sito: www.unachiesaapiuvoci.it
Grazie per l'ospitalità! don mario marchiori

 2) RISPOSTA DEL DIRETTORE

 Caro don Mario, ho letto con attenzione la sua lettera e sono giunto alla conclusione che non mi sento di pubblicarla sul nostro giornale. Le spiego perché: prima di tutto perché io l'altra sera alla processione confluita a Biella con 5mila persone davanti alla Cattedrale ero presente, non nelle prime file con le autorità cittadine, ma in mezzo ai fedeli e grazie a ciò ho potuto verificare da vicino la grande voglia di partecipazione che ha mosso questa gente ad affrontare i rigori invernali per questo evento, percorrendo il lungo cammino dal Santuario alla città in costante e ininterrotta preghiera. Una partecipazione che si è prolungata con le visite in duomo durante la veglia e con i pellegrinaggi che sono seguiti numerosi nei giorni successivi. In tal senso a mio modestissimo e personale parere, mi sembrerebbe che pubblicare la sua lettera potrebbe essere un atto di scarsa sensibilità per tutte quelle persone che rappresentano la comunità di riferimento del nostro giornale. Persone semplici, di tutte le età e di ogni ceto, di diverse opinioni politiche e svariate posizioni sociali, che si sono accostate a questa iniziativa con fiducia e speranza. Chi non era sorretto da una fede profonda era almeno mosso dal forte valore simbolico dell'evento che, in un momento di grave crisi come quello attuale, può testimoniare la vicinanza dell'istituzione ecclesiale rispetto al suo popolo. Inoltre, la sua legittima opinione espressa nella lettera, potrebbe aprire, se considerata in relazione alla sua posizione di sacerdote, una polemica all'interno della Chiesa locale, che personalmente non mi sento di provocare io sul giornale della Diocesi e che, secondo me, andrebbe ricondotta all'interno della comunità ecclesiale prima di essere portata in piazza all'attenzione troppo emotiva di un largo pubblico rispetto ad argomenti così importanti e delicati.
Sono certo che, anche se lei non dovesse condividere queste mie argomentazioni, potrà almeno apprezzare la franchezza e la buona fede con cui le espongo alla sua attenzione in questo breve scritto. La saluto con grande cordialità, manifestando la disponibilità a discutere, di questo ed altro, con lei quando lo riterrà opportuno, fermo restando che sono solo un giornalista che cerca di fare il proprio mestiere nel ruolo di responsabilità che la proprietà del giornale ha pensato di affidarmi quando sono stato scelto per dirigere un giornale che non è e non può essere come tutti gli altri. A presto e buon Natale.
Silvano Esposito

3) REPLICA DI DON MARIO

Grazie, Signor Direttore, della risposta che mi ha dato. Più che cortese e coerente. Almeno lei fa il suo lavoro, risponde e segue scrupolosamente la linea dettata dalla proprietà del giornale. Peccato che quando si è di proprietà non si sia più liberi, in questo caso di scrivere o dire ciò che si pensa o si vorrebbe dire. E' il prezzo che si paga. Scrivendo che non se la sente di aprire una polemica dentro alla Comunità ecclesiale diocesana Lei si assume anche una grossa responsabilità, e in coscienza, non di censurare la mia riflessione su Maria che non si credeva la Madonna, ma di non pubblicarla perché sarebbe "un atto di scarsa sensibilità per tutte quelle persone che rappresentano la Comunità di riferimento del nostro giornale". Pensavo invece che il giornale diocesano fosse un'agorà aperta ai contributi di tutta la Comunità dentro alla quale, come si sa, ci sono naturalmente opinioni e sensibilità diverse.
Ai tempi di don Ferraris le cose stavano come le vorrebbe papa Francesco (metodo del Concilio Vaticano II). E io speravo che almeno la Madonna d'Oropa ci aiutasse ad aprire finalmente anche sentieri nuovi (oltre che la porta della Cattedrale) per un vero dibattito e confronto. L'ho pregata ma invano. Soltanto la paura porta a dire che si sarebbe trattato di polemica pericolosa per l'emotività del largo pubblico presente. E i sentimenti degli altri assenti per le più diverse ragioni?
Lei avrebbe potuto (ma non può) pubblicare il mio testo e dissentire pubblicamente sullo stesso giornale adducendo ragioni e motivazioni, lasciando ai lettori, che non credo siano infantili, la libertà e la voglia di rispondere, di condividere o di contrastare.
Ad ogni buon conto prendo atto che non si deve e non si può utilizzare il "Vostro giornale" come mezzo per esprimere, informare, dialogare su qualche pensiero altro.
Per correttezza ho inviato la lettera a "Il Biellese" e non ad altri giornali. Un'occasione persa anche per la tanta gente che legge e sa pensare.
Ora che le manifestazioni religiose in programma son terminate posso girare la lettera, con relative risposte, per conoscenza diretta al vescovo, ai confratelli e sul sito per quanti vorranno leggere ed esprimere il loro pensiero in merito. Da quando parlare di Madonna, di metodi o scelte pastorali sarebbe argomento delicato e quindi sconveniente da trattarsi nel giornale della Diocesi? Che poi sia il sacerdote a scrivere tale lettera a me pare ancor più significativo e credibile, perché realmente ci sono anime diverse sensibilità diverse modi diversi (anche tra i preti della nostra diocesi) di intendere e di fare Chiesa. Non tutti "osano" dire, ma alle spalle o a gruppi esprimono la loro perplessità e il loro dissenso. E non per questo sono o siamo meno preti. Rendere pubblico non vuol dire "portare in piazza", ma interloquire con persone che si presume siano mature e capaci di discernere ciò che sia opportuno leggere o no.
Le auguro un buon lavoro in attesa di una nuova stagione per il "vostro giornale" e anche per la nostra Chiesa locale.
Ancora grazie per l'opportunità offertami e un buon fine settimana.
don mario marchiori