La lista buona di Bergoglio

15-12-2013 - Notizie

La lista buona di Bergoglio di Maurizio Chierici

in "il Fatto Quotidiano" del 14 dicembre 2013

Si dice sempre così: sembra inventata ma è una storia vera. Al volante di una berlina scura un uomo attraversa la città senza sgommare. Osserva i militari appostati agli angoli di ogni strada con l'attenzione di un ricercato in fuga. Lo tormenta il segreto nascosto nel bagagliaio dove è annicchiata una signora: la sta portando al collegio San Miguel, fuori Buenos Aires. Inventa iravolte che allungano il cammino, non si sa mai qualcuno lo tenga d'occhio. Non è un cuore da malfattore a suggerirgli le diversioni. Sta organizzando un incontro d'amore: due bambini aspettano la madre nascosti nella comunità dei gesuiti, Argentina senza pietà 1976.
I militari al potere col generale Videla danno la caccia ad Alicia Oliveira, giudice penale sfuggita per caso alla retata nel Centro Studi Sociali e Legali che provava a difendere prigionieri politici senza speranza. Una spina nel fianco del regime. Doveva sparire. Alla lista mancava la signora Oliveira appena licenziata dal ministro della Giustizia: "Quando ha saputo che avevo perso il lavoro, Jorge mi ha mandato un mazzo di rose". Jorge era alla guida di quella macchina. Sono amici da quattro anni e appena Jorge si accorge che la polizia la sta cercando le offre di nasconderla nel collegio Maximo di San Miguel: "Potrai abbracciare i tuoi figli in un posto sicuro". "Piuttosto che vivere coi preti preferisco la galera", il laicismo della signora non si arrende. Ma Jorge non l'abbandona. Alicia Oliveira continua a incontrare i ragazzi che lo stesso autista accompagna da un rifugio all'altro. Addirittura nel nascondiglio a due passi dalla Casa Rosada, poltrona del dittatore.
Alicia è una delle voci de La Lista Bergoglio (Emi) testimonianze raccolte in Argentina da Antonio Scavo, giornalista di Avvenire . Ha attraversato l'America Latina, ex l'Impero sovietico e la Jugoslavia delle guerre. Con la sensibilità di chi osserva dolori senza speranza scioglie racconti che vengono da un passato nel quale la speranza resisteva alla follia.
Quando Bergoglio diventa papa, giornali e tv corrono dalla signora. "Con garbo", racconta Scavo, chiede di restare in silenzio: "Se ne è già discusso abbastanza". Insomma, basta. L'autore del libro (tradotto in sei lingue, distribuito in 30 paesi) ritrova la stessa ritrosia nei sopravvissuti che devono la vita all'organizzazione di un Oskar Schindler con la tonaca di gesuita senza vanità, soprattutto lontano dalle medaglie del passato. Nascondeva e organizzava la fuga degli oppressi attraverso una rete misteriosa di amici. Appaiono a chi scappa come angeli custodi. Chi parte, parte col ricordo di un prete simpatico come un vecchio amico. Nasconde ragazzi e famiglie nella bugia degli esercizi spirituali. I controlli militari li scoprono occhi bassi sul piatto delle mense. E i padri che sopportano le ispezioni accompagnano le divise recitando, cuore in gola, la finzione di una serenità immaginaria. Allargano la mano verso gli ospiti raccolti come in preghiera. Ecco, sono loro. Con qualche sospetto i militari tirano.
Il mascherare la solidarietà pericolosa costringeva Bergoglio a un silenzio interpretato come acquiescenza al regime, malignità che si riaccendono appena eletto papa. Horacio Verbinsky, crittore, giornalista che ha attraversato gli anni della clandestinità, interpretato male la riservatezza, ma appena i presunti "perseguitati" raccontano di dover la salvezza a padre Jorge, con la trasparenza di un testimone trasparente, Horacio riconosciuto l'errore. Certo, la Chiesa di allora (dal vescovo militare monsignor Tortolo guida dei sacerdoti felici per il colpo di Stato, al nunzio apostolico Pio Laghi, unico ambasciatore presente all'insediamento dei golpisti), le gerarchie cattoliche erano divise tra chi respingeva l'arroganza dei generali e monsignori criminali come Christian von Wermich condannato a tre ergastoli per aver usato la confessione come trappola per i dissidenti.
Allora perché la riservatezza ancora accompagna il padre Jorge che rischiava la vita? Alfredo Somoza è uno dei cento della Lista Bergoglio. Non battezzato, non credente, frequentava il collegio di San Miguel perché ultimo angolo di libertà rimasto in Argentina. Ora vive a Milano, è tra i fondatori di Radio Popolare, saggista elegante. È fuggito da Buenos Aires nella barca che attraversa il Rio de la Plata: clandestino in Paraguay e poi a San Paolo, Brasile. Aveva confidato la fuga agli amici di collegio e arriva la sorpresa: "Man mano che andavo avanti accadevano cose che non riuscivo a spiegare. Sembrava mi stessero aspettando. Ogni gruppo di amici allargava il viaggio verso altre porte: gesuiti che mi presentano a diplomatici e a compagnie navali perché gli aeroporti erano nel mirino dell'operazione Condor, militari brasiliani in prima fila. Impossibile immaginare che tutto avvenisse senza il diretto coinvolgimento del superiore dei gesuiti argentini. La riservatezza, che rispettiamo, è uno dei segni della qualità gesuitica più sviluppata in Sudamerica che altrove dopo il massacro delle missioni a fine ‘700. In un certo senso continuano a essere osservati speciali". C'è poi la personalità di un sacerdote che preferisce il silenzio. Il bene si fa, ma non si racconta. Ed è bastato un giornalista curioso come Scavo perché ogni malignità si sciogliesse e la verità venisse a galla.