QUESTIONARIO SULLA FAMIGLIA E CONTRIBUTI PREZIOSI

09-01-2014 - Notizie

S I N O D O D E I V E S C O V I
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III A S S E M B L E A G E N E R A L E S T R A O R D I N A R I A
LE SFIDE PASTORALI SULLA FAMIGLIA
NEL CONTESTO DELL'EVANGELIZZAZIONE
DOCUMENTO PREPARATORIO
CITTA DEL VATICANO 2013


Si tratta della più grande consultazione mai effettuata dalla Chiesa cattolica. Riguarda la famiglia ed è stata avviata in vista del Sinodo straordinario dell'anno prossimo da papa Francesco. Il questionario di 38 domande è stato inviato a tutti vescovi del mondo, perché anche le Chiese locali, i parroci e i singoli fedeli partecipano alla preparazione dell'assemblea sinodale che si svolgerà in Vaticano dal 5 al 19 ottobre 2014.

Questa mattina è stato presentato in Vaticano dal Segretario del Sinodo dei vescovi, monsignor Lorenzo Baldisseri, da poco nominato dal Papa, il quale ha spiegato che dalla singole diocesi ci si aspetta "non quello che pensa il vescovo", ma "una sintesi di quello che la gente pensa e come vive", in modo che "noi possiamo avere il polso della base". Ci saranno tre mesi di tempo per mandare le risposte. Poi la Segreteria del Sinodo preparerà una sorta di traccia ragionata delle risposte arrivate e il testo costituirà la base della discussione dell'assemblea dell'ottobre 2014.

In gergo tecnico si chiama "Instrumentum laboris". Spariscono così i "Lineamenta", cioè lo stato dell'arte sull'argomento scelto che finora era preparato dalla stessa Segreteria del Sinodo. Il Papa insomma su argomenti molto delicati come quelli affrontati nel questionario ha deciso di consultare tutte la Chiesa e non solo i vescovi. Il testo del questionario è stato da alcuni giorni già messo on line dai vescovi inglesi, negli Stati Uniti è stato affisso alle porte delle chiese. Baldisseri ha spiegato che sulla famiglia l'ultimo documento è la "Familiaris consortio" di Giovanni Paolo II del 1981: «E' un testo di 32 anni fa e qualcosa nel frattempo è cambiato. Per questo motivo abbiamo deciso un approfondimento e soprattutto una ricognizione di ciò che si fa e si pensa, sia nella Chiesa , che nella società civile di tutti gli Stati del mondo». Monsignor Bruno Forte, arcivescovo di Chieti, che è segretario speciale dell'assemblea sinodale sulla famiglia, ha spiegato che "la Chiese deve crescere nella comprensione, non è un corpo statico». Il cardinale Peter Erdo, arcivescovo di Budapest, relatore generale all'assemblea sinodale, ha osservato che "non cambierà la dottrina, quanto piuttosto l'avvio di atteggiamenti pastorali diversi".


III - Questionario

Le seguenti domande permettono alle Chiese particolari di partecipare attivamente alla
preparazione del Sinodo Straordinario, che ha lo scopo di annunciare il Vangelo nelle sfide pastorali
di oggi circa la famiglia.
1 - Sulla diffusione della Sacra Scrittura e del Magistero della Chiesa riguardante la famiglia
a) Qual è la reale conoscenza degli insegnamenti della Bibbia, della "Gaudium et spes",
della "Familiaris consortio" e di altri documenti del Magistero postconcilare sul valore della
famiglia secondo la Chiesa Cattolica? Come i nostri fedeli vengono formati alla vita
familiare secondo l'insegnamento della Chiesa?
b) Dove l'insegnamento della Chiesa è conosciuto, è integralmente accettato? Si verificano
difficoltà nel metterlo in pratica? Quali?
c) Come l'insegnamento della Chiesa viene diffuso nel contesto dei programmi pastorali a
livello nazionale, diocesano e parrocchiale? Quale catechesi si fa sulla famiglia?
d) In quale misura - e in particolari su quali aspetti - tale insegnamento è realmente
conosciuto, accettato, rifiutato e/o criticato in ambienti extra ecclesiali? Quali sono i
fattori culturali che ostacolano la piena ricezione dell'insegnamento della Chiesa sulla
famiglia?
2 - Sul matrimonio secondo la legge naturale
a) Quale posto occupa il concetto di legge naturale nella cultura civile, sia a livello
istituzionale, educativo e accademico, sia a livello popolare? Quali visioni
dell'antropologia sono sottese a questo dibattito sul fondamento naturale della famiglia?
b) Il concetto di legge naturale in relazione all'unione tra l'uomo e la donna è comunemente
accettato in quanto tale da parte dei battezzati in generale?
c) Come viene contestata nella prassi e nella teoria la legge naturale sull'unione tra l'uomo e
la donna in vista della formazione di una famiglia? Come viene proposta e approfondita
negli organismi civili ed ecclesiali?
d) Se richiedono la celebrazione del matrimonio battezzati non praticanti o che si dichiarino
non credenti, come affrontare le sfide pastorali che ne conseguono?
3 - La pastorale della famiglia nel contesto dell'evangelizzazione
a) Quali sono le esperienze nate negli ultimi decenni in ordine alla preparazione al
matrimonio? Come si è cercato di stimolare il compito di evangelizzazione degli sposi e
della famiglia? Come promuovere la coscienza della famiglia come "Chiesa domestica"?
b) Si è riusciti a proporre stili di preghiera in famiglia che riescano a resistere alla
complessità della vita e della cultura attuale?
c) Nell'attuale situazione di crisi tra le generazioni, come le famiglie cristiane hanno saputo
realizzare la propria vocazione di trasmissione della fede?
d) In che modo le Chiese locali e i movimenti di spiritualità familiare hanno saputo creare
percorsi esemplari?
e) Qual è l'apporto specifico che coppie e famiglie sono riuscite a dare in ordine alla
diffusione di una visione integrale della coppia e della famiglia cristiana credibile oggi?
f) Quale attenzione pastorale la Chiesa ha mostrato per sostenere il cammino delle coppie in
formazione e delle coppie in crisi?
4 - Sulla pastorale per far fronte ad alcune situazioni matrimoniali difficili
a) La convivenza ad experimentum è una realtà pastorale rilevante nella Chiesa particolare?
In quale percentuale si potrebbe stimare numericamente?
b) Esistono unioni libere di fatto, senza riconoscimento né religioso né civile? Vi sono dati
statistici affidabili?
c) I separati e i divorziati risposati sono una realtà pastorale rilevante nella Chiesa
particolare? In quale percentuale si potrebbe stimare numericamente? Come si fa fronte a
questa realtà attraverso programmi pastorali adatti?
d) In tutti questi casi: come vivono i battezzati la loro irregolarità? Ne sono consapevoli?
Manifestano semplicemente indifferenza? Si sentono emarginati e vivono con sofferenza
l'impossibilità di ricevere i sacramenti?
e) Quali sono le richieste che le persone divorziate e risposate rivolgono alla Chiesa a
proposito dei sacramenti dell'Eucaristia e della Riconciliazione? Tra le persone che si
trovano in queste situazioni, quante chiedono questi sacramenti?
f) Lo snellimento della prassi canonica in ordine al riconoscimento della dichiarazione di
nullità del vincolo matrimoniale potrebbe offrire un reale contributo positivo alla
soluzione delle problematiche delle persone coinvolte? Se sì, in quali forme?
g) Esiste una pastorale per venire incontro a questi casi? Come si svolge tale attività
pastorale? Esistono programmi al riguardo a livello nazionale e diocesano? Come viene
annunciata a separati e divorziati risposati la misericordia di Dio e come viene messo in
atto il sostegno della Chiesa al loro cammino di fede?
5 - Sulle unioni di persone della stesso sesso
a) Esiste nel vostro paese una legge civile di riconoscimento delle unioni di persone dello
stesso sesso equiparate in qualche modo al matrimonio?
b) Quale è l'atteggiamento delle Chiese particolari e locali sia di fronte allo Stato civile
promotore di unioni civili tra persone dello stesso sesso, sia di fronte alle persone
coinvolte in questo tipo di unione?
c) Quale attenzione pastorale è possibile avere nei confronti delle persone che hanno scelto
di vivere secondo questo tipo di unioni?
d) Nel caso di unioni di persone dello stesso sesso che abbiano adottato bambini come
comportarsi pastoralmente in vista della trasmissione della fede?
6 - Sull'educazione dei figli in seno alle situazioni di matrimoni irregolari
a) Qual è in questi casi la proporzione stimata di bambini e adolescenti in relazione ai
bambini nati e cresciuti in famiglie regolarmente costituite?
b) Con quale atteggiamento i genitori si rivolgono alla Chiesa? Che cosa chiedono? Solo i
sacramenti o anche la catechesi e l'insegnamento in generale della religione?
c) Come le Chiese particolari vanno incontro alla necessità dei genitori di questi bambini di
offrire un'educazione cristiana ai propri figli?
d) Come si svolge la pratica sacramentale in questi casi: la preparazione, l'amministrazione
del sacramento e l'accompagnamento?
7 - Sull'apertura degli sposi alla vita
a) Qual è la reale conoscenza che i cristiani hanno della dottrina della Humanae vitae sulla
paternità responsabile? Quale coscienza si ha della valutazione morale dei differenti
metodi di regolazione delle nascite? Quali approfondimenti potrebbero essere suggeriti in
materia dal punto di vista pastorale?
b) È accettata tale dottrina morale? Quali sono gli aspetti più problematici che rendono
difficoltosa l'accettazione nella grande maggioranza delle coppie?
c) Quali metodi naturali vengono promossi da parte delle Chiese particolari per aiutare i
coniugi a mettere in pratica la dottrina dell'Humanae vitae?
d) Qual è l'esperienza riguardo a questo tema nella prassi del sacramento della penitenza e
nella partecipazione all'eucaristia?
e) Quali contrasti si evidenziano tra la dottrina della Chiesa e l'educazione civile al
riguardo?
f) Come promuovere una mentalità maggiormente aperta alla natalità? Come favorire la
crescita delle nascite?
8 - Sul rapporto tra la famiglia e persona
a) Gesù Cristo rivela il mistero e la vocazione dell'uomo: la famiglia è un luogo privilegiato
perché questo avvenga?
b) Quali situazioni critiche della famiglia nel mondo odierno possono diventare un ostacolo
all'incontro della persona con Cristo?
c) In quale misura le crisi di fede che le persone possono attraversare incidono nella vita
familiare?
9 - Altre sfide e proposte
Ci sono altre sfide e proposte riguardo ai temi trattati in questo questionario, avvertite come
urgenti o utili da parte dei destinatari?

 


 Tutto cambia, anche la famiglia
José Arregui *
Adista Segni Nuovi n. 44 del 14/12/2013

Caro papa Francesco, (...) è già arrivato nelle nostre mani il questionario sulla famiglia che ha inviato ai vescovi di tutto il mondo (...). Comprendiamo di non essere solo l'oggetto ma anche i destinatari di queste domande (...). Per questo ci permettiamo di risponderle direttamente, per l'amore e la fiducia che ci ispira. Grazie per averci interpellato su tante questioni scomode che sono state e continuano a essere tabù! (...).
Prima questione: se l'insegnamento della Sacra Scrittura e del Magistero della Chiesa circa sessualità, matrimonio e famiglia è conosciuto e accettato tra i credenti.
Forse non è molto conosciuto, ma di sicuro non è ben accetto o è semplicemente ignorato. Negli ultimi decenni si è fatto sempre più profondo il solco (...) tra la dottrina ufficiale e il sentire della maggioranza dei credenti e delle credenti. Questo è grave e ci fa soffrire. Però crediamo sinceramente che la ragione non sia l'ignoranza e ancor meno l'irresponsabilità dei credenti, ma il ripiegarsi della gerarchia su schemi del passato.
I tempi sono molto cambiati, e in fretta, per quanto attiene alla famiglia, al matrimonio, alla procreazione e alla sessualità in generale. Sappiamo che sono temi delicati (...), ma non si può aver cura della vita riproponendo il passato. Crediamo profondamente che lo Spirito della vita continui a parlarci dal cuore della vita (...). Crediamo che la Ruah vivente non possa essere rinchiusa in nessuna dottrina né testo del passato, e che continui a ispirare il sentire di tutti i credenti e tutte le donne e gli uomini di oggi. (...).
Papa Francesco, ci congratuliamo per la sua volontà di ascoltare la voce dello Spirito negli uomini e nelle donne di oggi e osiamo chiederle: continui a pronunciare parole di misericordia e incoraggiamento, non torni a "verità" e "norme" obsolete che non hanno senso. (...)
Seconda questione: sul posto che occupa tra i credenti il concetto di "legge naturale" in relazione al matrimonio.
Lo diremo con franchezza: per l'immensa maggioranza dei pensatori, degli scienziati e dei credenti della nostra società, il concetto di "legge naturale" non occupa alcun posto. Sì, la natura che siamo ha un ordine meraviglioso, leggi meravigliose (...). Ma la legge suprema della natura è la sua capacità di trasformazione (...). La natura è creatrice, ingegnosa. Di questa capacità, di questa creatività sacra, sono frutto tutti gli atomi e le molecole, tutti gli astri e le galassie. Di essa sono frutto tutti gli esseri viventi, tutte le lingue e le culture, tutte le religioni. Di questa saranno frutto, tra migliaia di milioni di anni, infinite nuove forme che non conosciamo.
La natura è abitata dallo Spirito, dalla santa Ruah che aleggiava sulle acque della Genesi, che continua a vibrare nel cuore di tutti gli esseri, nel cuore di ogni atomo e di ogni particella.
Tutto vive, tutto si muove. Tutto cambia. Anche la famiglia ha subìto un'evoluzione continua, dai primi clan alla famiglia nucleare, passando per quella patriarcale (...).
Il modello familiare continua a cambiare sotto i nostri occhi: famiglie senza figli, famiglie monoparentali, famiglie con figli e figlie di genitori diversi... E continuerà a cambiare, non sappiamo come. (...). Chiediamo alla Chiesa di non parlare male delle nuove forme di famiglia, che già ogni giorno devono affrontare le minacce che vengono da un sistema economico crudele, inumano. Alla Chiesa non spetta sentenziare ma accompagnare, alleviare come lei stesso ha detto.
Terza questione: come si vive e come si trasmette nelle famiglie la fede, la spiritualità, il Vangelo.
Questione decisiva. Vediamo con dolore che le famiglie non sono più "Chiese domestiche" dove si prega, si coltiva, si respira, si trasmette la buona notizia di Gesù. Ma non crediamo sia giusto incolparle di questo. La crisi della religione e della trasmissione della fede nella famiglia ha a che vedere in primo luogo con la profonda trasformazione culturale che stiamo vivendo. E costituisce una grande sfida non solo, né forse in prima istanza, per le famiglie stesse, ma per l'istituzione ecclesiale che deve far proprie le nuove chiavi spirituali e forme religiose che lo Spirito sta inspirando negli uomini e nelle donne di oggi.
Quarta questione: come affrontare nella Chiesa alcune "situazioni matrimoniali difficili" (convivenze, "unioni libere", divorziati risposati...).
Papa Francesco! Grazie ancora anche solo per il fatto di proporre tali questioni! (...). Conosce bene la complessa e mutevole storia, a partire dagli albori della Chiesa, del "sacramento del matrimonio". La storia è stata molto variabile e continuerà ad esserlo. Guardi per esempio ciò che succede tra di noi, in questa Europa ultramoderna. I nostri giovani non hanno casa né risorse economiche per sposarsi e vivere in coppia fino ai 30 anni (nel migliore dei casi): come può la Chiesa chiedere loro di astenersi da relazioni sessuali fino a quest'età?
Le forme cambiano ma crediamo che il criterio sia molto semplice e che Gesù sarebbe d'accordo: "Dove c'è amore c'è sacramento, ci si sposi o meno; e dove non c'è amore non c'è sacramento, per quanto sposati canonicamente si possa essere". (...). E se la coppia, come succede spesso, è in difficoltà è solo da Dio che verrà ciò che aiuterà a risolvere le difficoltà, se possibile; e solo da Dio verrà ciò che l'aiuterà a separarsi in pace se non è possibile risolvere le difficoltà né tornare ad amarsi.
Che si eliminino quindi, è la nostra preghiera, gli impedimenti canonici, affinché coloro il cui matrimonio è fallito possano rifarsi una vita con un altro amore. Che la Chiesa non aggiunga dolore a dolore. E che in alcun modo sia loro impedito di condividere il pane alla mensa di Gesù, perché Gesù a nessuno lo impedì.
Quinta questione: sulle unioni tra persone dello stesso sesso.
Il danno causato dalla Chiesa alle persone omosessuali è immenso e un giorno la Chiesa dovrà chiedere loro perdono.
Speriamo che papa Francesco, in nome della Chiesa, chieda loro perdono per la vergogna, il disprezzo e il sentimento di colpa instillati in loro per secoli!
La gran parte degli uomini e delle donne della nostra società non può comprendere questa ossessione, questa ostilità. Come si può continuare a sostenere che l'amore omosessuale non è naturale, se è così comune e naturale (...) tra tanti uomini e donne di tutti i tempi e tutti i continenti, e anche tra tante altre specie animali?
In questo, come in tanti altri casi, la Chiesa dovrebbe indicare la via ma è invece la società a farlo.
Ci rallegriamo che sempre più Paesi riconoscano alle coppie omosessuali gli stessi diritti delle coppie eterosessuali. Cosa impedisce che vengano chiamati "matrimoni"? Non si chiamano forse così quelle unioni eterosessuali che non hanno dato figli? Si cambi allora il dizionario e il Diritto canonico in modo che sia aggiornato ai tempi e vicino alle persone.
E cosa impedisce che il matrimonio omosessuale sia chiamato sacramento? È l'amore ciò che ci fa umani e che ci fa divini. È l'amore che fa il sacramento. (...).
Sesta questione: sull'educazione dei figli in seno alle situazioni matrimoniali irregolari.
Crediamo che questo linguaggio - "regolare", "irregolare" - sia fuorviante. Di più: dannoso. Causa danno a un bambino sentire che è nato o vive in una famiglia "irregolare". E causa danno ai suoi genitori. Ciò che causa danno non è l'essere un'eccezione, ma l'essere censurato per questo. (...) La Chiesa non è chiamata a definire ciò che è regolare e ciò che non lo è, ma ad accompagnare, animare, sostenere ciascuno così com'è.
Settima questione: sull'apertura degli sposi alla vita.
Fortunatamente si possono contare sulle dita di una mano i credenti al di sotto dei sessant'anni che hanno sentito parlare dell'Humanae Vitae, l'enciclica di Paolo VI (1968) che dichiarò peccato mortale l'uso di ogni metodo contraccettivo "non naturale", ogni metodo che non fosse l'astinenza o l'adeguamento al ciclo. Ma fece soffrire quasi tutti i nostri genitori. Questa dottrina, adottata contro il parere di molta parte dell'episcopato, era fuori luogo allora e non lo è meno il fatto che sia stata mantenuta fino ad oggi.
Oggi nessuno la comprende e quasi nessuno, tra gli stessi cattolici, la mette in pratica. E pochi, tra sacerdoti e vescovi, si azzardano ancora a proporla. Non ha senso affermare che la relazione sessuale debba essere aperta necessariamente alla riproduzione. Non ha senso continuare a distinguere tra metodi artificiali e naturali e ancor meno ha senso condannare un metodo perché "artificiale", poiché, per la stessa ragione, dovremmo condannare un vaccino o una qualsiasi iniezione. (...)
Per la prima volta da molti millenni la relazione sessuale non è più necessaria per la riproduzione. È un cambiamento tecnologico che comporta un cambiamento antropologico e richiede un nuovo paradigma morale. (...)
Ottava questione: sulla relazione tra la famiglia, la persona e l'incontro con Gesù.
Crediamo che Gesù venga a noi per strade diverse, in ogni situazione. In qualsiasi tipo di famiglia, in qualsiasi situazione familiare. Crediamo che Gesù non faccia distinzioni tra famiglie regolari e irregolari (...). Che ripiegarci su noi stessi (sulle nostre idee e leggi, sulle nostre ombre e paure) sia l'unica cosa che ci allontana dall'altro e da Dio. E crediamo che l'umiltà, la fiducia ci avvicinino ogni giorno al prossimo, e ogni giorno ci aprano alla presenza del vivente, stando dove stiamo ed essendo come siamo. E crediamo che una Chiesa che annunci questo, come Gesù, sia una benedizione per l'umanità (...).
* Teologo basco. Articolo tratto dal suo blog (www.periodistadigital.com/religion)


 Contributo di Don Paolo Farinella: scarica il file PDF


Questionario sulla famiglia: il boicottaggio dei vescovi, le proteste della base di L.Kocci - Adista Notizie n. 46 del 28/12/2013

A pochi giorni dalla scadenza dei termini per la consegna delle risposte al questionario voluto dal Vaticano in vista del Sinodo straordinario dei vescovi sul tema della famiglia in programma nell'ottobre 2014, si può tranquillamente affermare che la consultazione fra il «popolo di Dio» - ovvero le parrocchie, i gruppi ecclesiali e i singoli fedeli - è sostanzialmente fallita, perlomeno in Italia.
Una buona metà delle diocesi italiane ha infatti gelosamente tenuto il questionario predisposto dalla Segreteria generale del Sinodo nei cassetti della scrivania di qualche ufficio di curia - molto probabilmente saranno proprio gli uffici diocesani per la famiglia ad inviare le risposte alla Conferenza episcopale italiana che poi dovrà sintetizzarle e farle prevenire a mons. Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo - e si è ben guardata dall'incoraggiare i parroci ad interpellare i fedeli.
Le altre si sono mosse ma spesso indicando delle scadenze così ravvicinate rispetto ai tempi già molto stretti fissati dalla stessa Santa Sede - fra il 31 dicembre e il 7 gennaio le singole diocesi dovranno inviare le risposte alle Conferenze episcopali le quali, a loro volta, entro il 31 gennaio predisporranno una sintesi da inviare alla Segreteria del Sinodo - da rendere la consultazione di fatto impossibile. A Torino, per esempio, l'arcivescovo Cesare Nosiglia, ha chiesto ai suoi preti di concludere tutto entro il 2 dicembre e, nella lettera inviata ai moderatori delle Unità pastorali dal vicario generale, mons. Valter Danna, non si fa alcun riferimento al coinvolgimento dei fedeli: «La cosa migliore - si legge nella lettera resa nota dal sito della rete Viandanti (www.viandanti.org) - potrebbe essere convocare una riunione con i tutti i sacerdoti e diaconi della tua Unità pastorale (o anche di alcune Up se già lavorano insieme) per raccogliere in un documento unitario le risposte condivise al questionario».
A Crema la scadenza era il 7 dicembre, a Piacenza il 10 dicembre e nella maggior parte di tutte le altre diocesi - ovviamente della minoranza che si è attivata - il 15 dicembre. Insomma quella che sarebbe dovuta essere la «più grande consultazione mai effettuata dalla Chiesa cattolica sulla famiglia con il coinvolgimento, attraverso i vescovi, di tutti i parroci e i singoli fedeli» - come l'ha presentata per esempio la diocesi di Piacenza - si sta rivelando un confronto fra pochi intimi e a tempo di record.
Tanto che nella base sempre più serpeggiano i malumori. Dopo la presa di posizione di Noi Siamo Chiesa (v. Adista Notizie n. 43/13) - è ora un gruppo di riviste, associazioni ecclesiali e parrocchie del Piemonte (Tempi di Fraternità, il foglio, Pax Christi, Equipe Notre Dame e «molti appartenenti a parrocchie di varie diocesi del Piemonte») ad esprimere pubblicamente il proprio dissenso. «Per la prima volta un questionario di discussione tra tutti i fedeli» intende coinvolgere «donne, uomini e coppie, con le loro gioie e le loro sofferenze», si legge nella lettera sottoscritta dalle dalle associazioni e riviste. «Ci dispiace constatare che tutte le nostre diocesi e i loro vescovi si stanno invece muovendo con ritardo e con chiare reticenze, come se ci fosse un implicito disegno comune. Si intende boicottare la proposta di papa Francesco?», chiedono i firmatari.
«Succede pure che nelle diocesi (ultima quella di Asti, ad iniziare da quella di Torino) nemmeno il Consiglio pastorale è chiamato a discutere pubblicamente del questionario, il quale anziché essere distribuito in tutte le parrocchie è quasi un testo riservato a pochi sacerdoti». «Chiese e pastori quindi - concludono - in stato di timori e reticenze. Ma sarà difficile frenare la primavera che si è preannunciata con papa Francesco. Da parte nostra saremo attenti, propositivi e uniti a quanti saranno impegnati in questo periodo di rinnovamento della Chiesa».
Al di là degli esiti della consultazione, resta comunque il fatto che l'iniziativa del questionario qualche risultato lo sta portando. Sono molti, infatti, i fedeli delle parrocchie e i gruppi di base che, con o senza convocazione del vescovo o del parroco, si stanno incontrando e confrontando, producendo dei documenti collettivi che hanno inviato alla propria diocesi e anche direttamente alla Segreteria del Sinodo.
E parecchi di questi documenti stanno arrivando anche alla redazione di Adista, che si è impegnata a pubblicarli per contribuire al dibattito. Già questa settimana ne pubblichiamo alcuni (v. Adista Segni Nuovi n. 46/13): quello del gruppo Chiccodisenape di Torino e quello della Comunità di San Francesco Saverio di Trento. E proseguiremo anche nei prossimi fascicoli.


Inadeguatezze e ambiguità del Questionario
Antonello Ronca, Chiccodisenape - Torino
http://chiccodisenape.wordpress.com

Chiccodisenape, un progetto ecclesiale nato nel 2007, ha apprezzato la decisione di procedere a un confronto aperto su questo tema cruciale per i credenti, perché ascoltare tutti è una qualità di Chiesa sinodale, indipendentemente dai risultati. Segnala, tuttavia, che il questionario dà l'idea di essere rivolto ai soli credenti praticanti, privandosi dei punti di vista di coloro che vivono esperienze più variegate. Chiccodisenape ha deciso di rispondere solamente alle domande che sono state oggetto della discussione all'interno della propria assemblea, inviando una prima sintesi - di cui si parla in questo articolo - alla Diocesi di Torino e preparando una riflessione più ampia da spedire alla segreteria del Sinodo.
Una antropologia inadeguata
Cominciamo dalla fine. Alla domanda se ci sono altre sfide e proposte urgenti riguardo ai temi trattati nel questionario (domanda 38), rispondiamo che l'antropologia sottesa alla formulazione delle domande sembra ancorata a modelli passati e inadatta a cogliere le istanze cruciali della contemporaneità. Sentiamo mancante una riflessione sulle donne di oggi in grado di accogliere i frutti dell'emancipazione del ‘900, che pure era stata salutata come uno dei segni dei tempi da Giovanni XXIII nella Pacem in terris.
Non solo la Chiesa non si è ancora fatta carico di una riflessione approfondita che sappia cogliere le istanze femminili di una partecipazione alla vita ecclesiale significativa senza ridurle a «forme di femminismo ostile», ma ancor più non ha portato un cambiamento di mentalità rispetto al ruolo delle donne nei confronti della famiglia, continuando a sostenere un immaginario tradizionale sempre più lontano dalla realtà. Allo stesso tempo, non è presente una riflessione sugli uomini contemporanei in grado di farsi carico del cambiamento nella società contemporanea dei ruoli di riferimento tradizionale.
Infine, in nessun punto del questionario ci si sofferma sul tema dell'affettività come esperienza dell'amore. In questo modo si perdono aspetti cruciali come la spiritualità vissuta dalla coppia; le dimensioni di ordine teologico, psicologico, antropologico che intervengono nella costruzione della famiglia; la donazione reciproca e la fedeltà come cardini del matrimonio. Appare, inoltre, una percezione della sessualità vincolata alle sole necessità procreative, senza cogliere, su questo argomento, la riflessione scientifica e quanto le coppie cristiane testimoniano (anche nelle varie forme associate). Per quanto giustificabile da una certa angolazione pastorale, non possiamo non osservare che l'approccio proposto fa emergere una maggiore attenzione alla regolazione dottrinale e canonica piuttosto che al vissuto umano e cristiano, autentico e travagliato delle persone che formano le famiglie.
Legge naturale, concetto ambiguo
Il tema della "legge naturale" in relazione al matrimonio (domande 5-7) è cruciale. L'idea di legge naturale può aver avuto un grande significato come istanza critica del diritto positivo e di salvaguardia di ciò che è indisponibile. Tuttavia è necessario che si chiarisca che cosa si intende per "legge naturale": o la si intende in termini scientifici e allora serve una dimostrazione empirica (e quindi difficilmente il matrimonio potrebbe rientrarvi), o si deve pensare che si vuole parlare dell'originario disegno di Dio sull'uomo e sulla famiglia (e sappiamo che si tratta di un argomento largamente discusso a partire dai testi biblici di riferimento).
Se la Chiesa può individuare in un modello di matrimonio la forma più adeguata e conforme al disegno originario, questo non la autorizza a presentarlo come naturale, soprattutto per le ambiguità filosofiche e teologiche a cui questo concetto si presta. Ne consegue che non è del tutto appropriato vedere nella legge naturale il principio di regolazione del matrimonio, che è piuttosto un fatto culturale che si evolve nel corso nella storia. Si rischierebbe, inoltre, di dare più valore a un istituto che alla persona.
Uscire dalla dicotomia «sacramenti o niente»
Un secondo blocco di domande (15-17) riguarda le situazioni matrimoniali difficili come la convivenza ad experimentum, le unioni libere di fatto, i separati e i divorziati risposati. La sensazione è che queste situazioni e condizioni siano molto diffuse, ma è difficile poter ricavare dati statistici significativi partendo dalle esperienze dei singoli. Si tratta di individuare o, ancor più, favorire ricerche statistiche scientifiche che possano permettere di conoscere la situazione.
È evidente la tendenza di ampia parte delle nuove generazioni a non dare valore alle forme istituzionali, sia religiose che civili. Si attribuisce questo stato di cose alla condizione di precarietà in cui vivono e che rende difficile fare progetti a lungo termine (e tanto meno per l'intera vita), alla fragilità dei rapporti interpersonali, a una cultura che rifiuta scelte definitive, ma anche al debole richiamo che l'insegnamento tradizionale della Chiesa ha ormai verso gran parte delle persone. Eppure non siamo sicuri che queste altre forme di unione, anche quando non sono consolidate da una promessa di fedeltà così radicale, ma in cui comunque si sperimenta in modo autentico l'amore, non possano avere la possibilità di una qualche accoglienza nella Chiesa.
Il matrimonio cristiano, oggi inizio di una vita comune di coppia, potrebbe essere pensato come approdo responsabile e cosciente di cammini diversi (perché diverse sono le persone, la loro formazione, la loro storia, i contesti sociali), anche con una prassi pastorale in grado di uscire dalla dicotomia "o sacramenti o niente". Infine, pensiamo che possa essere molto importante allearsi con il mondo civile per riconoscere il valore del matrimonio tout court, vedendo nel matrimonio civile un passo importante e magari preparatorio per il matrimonio religioso. La Chiesa dovrebbe comunque interessarsi alle persone che hanno percorsi diversi da quelli regolari e sperimentare pratiche di accoglienza e di accompagnamento spirituale. Se la Chiesa deve continuare a sostenere fortemente l'indissolubilità del matrimonio, non si può ignorare che in alcune situazioni la separazione non solo è inevitabile, ma anche necessaria, anche per il bene degli eventuali figli. Bisognerà immaginare percorsi di accompagnamento che aiutino a confrontarsi con l'esperienza che si vive (oltre che con il dolore esistenziale che la persona prova), in vista di una partecipazione piena ai sacramenti.
Annullamento, ma non basta
Lo snellimento della prassi canonica in ordine al riconoscimento della dichiarazione di nullità del vincolo matrimoniale (domanda 21) è necessario per far sì che più persone possano conoscere questa procedura e accedervi agevolmente. Ma è più urgente interrogarsi se l'annullamento sia il solo istituto a cui il credente praticante può ricorrere oppure se si possono trovare altre forme, come ad esempio quelle accettate nella Chiesa del primo millennio e che sono ancora in uso nelle Chiese orientali.
È opportuno reintrodurre il "principio di economia" che permette il recupero di persone che hanno avuto difficoltà matrimoniali. È altresì opportuno riprendere l'esame e l'approfondimento di alcune proposte di iter di reintegrazione, come quello della conferenza episcopale tedesca. Questa soluzione sarebbe feconda anche in una prospettiva ecumenica nei confronti delle Chiese con cui condividiamo la sacramentalità del matrimonio.
Una improbabile differenza
Un gruppo di domande sono relative alla paternità responsabile e alla contraccezione (domande 31-34). Pensiamo che l'Humanae vitae sia conosciuta, ma non accolta pienamente. L'aspetto che riteniamo più importante è la centralità data alla paternità e alla maternità responsabili, vale a dire la capacità dei credenti di fare scelte morali a partire dalla coscienza e dall'analisi del contesto in cui vivono. Questo richiede l'espressione dell'apertura generosa alla vita, ma, al contempo, la capacità di cogliere quando è necessario fare scelte differenti e ricorrere a pratiche contraccettive. Da questo punto di vista, riteniamo che non vi sia differenza sostanziale tra i presunti metodi naturali e gli altri strumenti di contraccezione (che sono ben diversi dalle pratiche abortive), sia da un punto di vista morale sia da un punto di vista pratico. Continuare a sostenere questa improbabile differenza rischia di allontanare dalla vita sacramentale, e non solo, coloro i quali hanno compiuto un'autentica e responsabile scelta morale.