Per riparare la Chiesa in rovina

28-12-2013 - Notizie

Per riparare la «Chiesa in rovina». I suggerimenti di un teologo a papa Francesco di Claudia Fanti

Adista Documenti n. 45 del 21/12/2013

Se la Chiesa è oggi «sull'orlo dell'abisso», è tuttavia ancora possibile salvarla, riformandola e rinnovandola «dalla base fino ai vertici». È con questa speranza che il teologo di fama internazionale Matthew Fox, ex frate domenicano espulso dall'ordine nel 1993 per volontà dell'allora cardinale Ratzinger e fondatore dell'Institute of Culture and Creation Spirituality in California, scrive le sue Lettere a papa Francesco. Ricostruire la Chiesa con giustizia e compassione, pubblicate dalla casa editrice Fazi (Roma, 2013, pp. 173, euro 10), nella collana di libera ricerca spirituale "Campo dei Fiori", diretta da Elido Fazi insieme a Vito Mancuso (che dello stesso autore ha già pubblicato In principio era la gioia, v. Adista n. 33/11, e Creatività. Dove il Divino e l'umano si incontrano).
In questo compito di riparazione della «Chiesa in rovina» - compito rivelato da Cristo stesso a Francesco di Assisi - l'attuale papa, che ne porta il nome, è chiamato a svolgere, secondo Fox, un ruolo fondamentale, per quanto nessun papa «potrà salvare la Chiesa da solo o anche solo immaginare di potervi riuscire». Del resto - evidenzia il teologo nella Lettera introduttiva - assumendo per la prima volta nella storia il nome del santo di Assisi, papa Francesco «ha innalzato di molto il livello delle aspettative»: una scelta coraggiosa - tanto per l'aura di rispetto che circonda il santo quanto per la rottura con ogni forma di potere che quel nome rappresenta - che si spera «sia il segno di un pontificato altrettanto impavido, dato che a noi anziani si richiede molto coraggio in questo momento cruciale per la storia dell'umanità e del pianeta». Tuttavia, assicura Fox al papa, «molti di noi vogliono sostenerla in questa ambiziosa scelta» e «infonderle coraggio», perché quello che lo attende non è di certo un compito facile: i potenti, tra i quali i giganti dei mezzi di comunicazione, del petrolio, della finanza, del cibo, così come i produttori di armi e persino i governi, non sono disposti a rinunciare al loro potere. Come pure non cederà volentieri posizioni la burocrazia trincerata in Vaticano, «la cui brama di potere sembra estendersi ovunque e in ogni direzione».
Sono tante, insomma, le sfide che attendono papa Francesco ed è su queste che Fox si sofferma nelle sue otto lettere: fare pulizia in casa, attraverso una radicale riforma della Curia e il recupero del sensus fidelium; voltare pagina rispetto a una religione diventata «irrilevante, ottusa, insipida, oppressiva», una religione che «lascia che la gente si addormenti in chiesa», che è soffocata da formule dogmatiche vecchie di qualche secolo, che parla con voce autoritaria anziché con compassione; riscattare la sacralità della creazione per affrontare l'emergenza ecologica: tema, questo, che Fox propone con grande enfasi a una Chiesa ancora piuttosto incapace di mettere al centro delle proprie preoccupazioni la minaccia della catastrofe climatica e ambientale che incombe sull'intero pianeta. E, ancora: sostenere le nuove generazioni nel creare «nuove forme e modelli», perché è solo attraverso di essi che passerà il rinnovamento spirituale della Chiesa; scogliere il nodo del celibato e del sacerdozio femminile, riscoprendo l'aspetto «fresco, dinamico e curativo» della tradizione sacramentale; rilanciare il «sacramento della liberazione», procedendo finalmente alla canonizzazione dell'arcivescovo Oscar Romero.
Di seguito, ampi stralci dell'ottava e ultima lettera, in cui Fox propone alcune misure concrete da adottare per riformare la Chiesa (non senza proporre a papa Francesco, nel Post scriptum finale, l'idea di un tour mondiale insieme al Dalai Lama per lanciare l'allarme sulle minacce incombenti che mettono a rischio la sopravvivenza della nostra specie e del nostro pianeta).
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Dodici passi per ricostruire
Matthew Fox
Caro papa Francesco,
le sarò grato se vorrà leggere queste lettere e prendere in considerazione le mie idee. (...). Ho fiducia nel popolo della Chiesa e nello Spirito Santo. Mi sembra di capire che Lei è della stessa opinione, quando dice: «Se tu vuoi sapere come si ama Maria vai dal Popolo di Dio che lo insegnerà meglio» dei teologi. È chiaro che in questo suo insegnamento Lei parla del sensus fidelium. Negli ultimi 35 anni lo Spirito Santo ha condotto la Chiesa in un periodo talmente difficile che oggi gran parte dei suoi apparati e delle sue strutture - e dei miti che le circondano - dovrebbe scomparire per lasciar sorgere nuova vita e una nuova versione del cammino di Cristo che rispecchi più fedelmente il messaggio e la persona di Gesù.
La vedo esattamente come Lei, quando osserva che, se si guarda alla storia, le forme religiose del cattolicesimo hanno variato considerevolmente. Se, nel corso della storia, la religione si è così evoluta, perché non dovremmo pensare che in futuro si adatterà alla cultura dei suoi tempi? È senza dubbio questo il tipo di evoluzione con il quale oggi siamo tutti alle prese. Cosa vale la pena conservare e cosa sarebbe meglio abbandonare?
Subito dopo la sua elezione, Lei ha citato la frase udita da Francesco nella chiesa di San Damiano, «ripara la mia Chiesa in rovina». L'espressione "Chiesa in rovina" è assai forte. Lei sembra avere un chiaro senso dei nostri tempi e del fatto di trovarsi a rivestire questo ruolo in un decisivo crocevia storico, non solo dal punto di vista della storia della Chiesa, ma soprattutto di quella umana e planetaria. La prego di tenerne conto in tutte le sue decisioni. E si ricordi che non è solo. (...). Siamo tutti nella stessa barca. Nessun papa - uomo o donna - potrà salvare la Chiesa da solo o anche solo immaginare di potervi riuscire. Il popolo, che è la Chiesa stessa, è già a lavoro e sta cercando di farlo. Eppure sarebbe già una benedizione se la gerarchia ecclesiastica, a partire da un vescovo di Roma inaspettatamente umile, iniziasse a offrire il suo contributo, invece di ostacolare palesemente tali sforzi.
Lei ha assunto il venerato nome di Francesco (...). Un gesto che innalza notevolmente il livello delle aspettative. Tutti conoscono il santo di Assisi e presteranno più attenzione ai suoi atti da pontefice anche solo per via di questa scelta. Staranno a guardarla in attesa di cogliere dei segnali (...): i segnali di un impegno in favore dei poveri che non va inteso come semplice pietismo personale, ma include una reale critica del sistema economico oggi prevalente e lascia aperta la possibilità di appoggiare chi propone un'economia alternativa capace di fare il bene di tutti (e dell'intero creato); i segnali di un impegno in favore di un mondo ecologico e sostenibile, nel quale gli umani occupano il loro posto tra le altre specie, che hanno a loro volta il diritto e la dignità di esistere e custodiscono il Cristo Cosmico dentro di loro; i segnali di un nuovo equilibrio tra maschile e femminile, uomini e donne, il Femminino Sacro e il Mascolino Sacro, e un riconoscimento del ruolo che la stessa religione ha svolto nella sottomissione delle donne; i segnali di un'esortazione alla creatività, all'avventura e alla gioia che i giovani mettono in ogni cosa che fanno; i segnali della consapevolezza che una religione calcificata e insipida non trionferà sulla pratica genuina, sulla ricerca intellettuale e sulla crescita spirituale; segnali che indicano che la scienza e la spiritualità possono e devono lavorare insieme; i segnali di un autentico e profondo ecumenismo e di una pratica inter-religiosa; e, ovviamente, i segnali del fatto che Lei riconosce il misero stato in cui si trova oggi la Chiesa ed è dunque serio nel voler ripulire il pollaio che la Curia è diventata, preparandosi a una profonda pulizia dei disordini finanziari, sessuali e teologici.
Come Francesco, ci aspettiamo una grande semplificazione del ruolo di papa e di vescovo di Roma. Speriamo in un grande trasferimento di competenze e in un grande decentramento, un nuovo livello di fiducia (non è forse questo il nocciolo della fede?) nelle persone che costituiscono la Chiesa e nella guida dello Spirito Santo, che le conduce verso una rinnovata e vibrante manifestazione della persona di Gesù e dei suoi insegnamenti. E aspettiamo l'invito a imbarcarci nell'avventura di salvare il pianeta che amiamo e dal quale dipendiamo, un'avventura che coinvolge tutti gli umani e in particolare le giovani generazioni. (...). Per darle il mio supporto, in base all'impegno e ai valori che - suppongo - condividiamo, in questa lettera conclusiva propongo alcune misure concrete che Lei potrebbe adottare - e che in alcuni casi ha già predisposto - per riformare la Chiesa. (...).
1. Inviti il clero sposato a riprendere il ministero e dica la verità: il celibato è opzionale
So per esperienza, caro papa Francesco, conoscendo sia dei preti che hanno lasciato il sacerdozio per sposarsi sia altri che non lo hanno fatto, che la perdita subita in questi casi dalla Chiesa - cioè dal popolo - va ben oltre il numero di sacerdoti che abbandonano il ministero. (...). Sono convinto che i preti che rimangono siano in maggioranza (non tutti) meno flessibili, meno all'erta, meno capaci di comunicare, meno curiosi e meno teologicamente preparati, in breve meno maturi, di quelli che se ne vanno. C'è stata dunque una chiara perdita qualitativa all'interno del clero, oltre che una perdita quantitativa.
La soluzione è ovvia: inviti a tornare il clero sposato che desidera farlo. (...). Si tratterà di un ministero part time; hanno tutti dimostrato di poter sopravvivere senza ricevere stipendi sacerdotali, quindi non avranno bisogno di chiedere soldi. (...). Hanno tanto da offrire. Perché sprecare questo potenziale in nome di una legge del celibato che non è di nessuna importanza per la diffusione del Vangelo, dato che nessun seguace di Gesù si impegnò in tale voto? (...).
Con un semplice colpo di penna potrebbe aumentare qualità e quantità, intelligenza e salute psichica del clero ordinato, dichiarando qualcosa di ovvio nella sua essenza: il celibato è un voto valido, in particolare per i monaci, ma non è un requisito indispensabile per il sacerdozio o per la guida della Chiesa. (...).
2. Metta fine alla preoccupazione (morbosa) per l'etica sessuale e la moralità pelvica
Tante chiacchiere e nulla di fatto: questo è agli occhi di molti il bilancio della Chiesa nel campo dell'etica sessuale. In rapporto a sesso prematrimoniale, controllo delle nascite, omosessualità, AIDS, sovrappopolamento, pedofilia, celibato, divorzio e seconde nozze, diritti delle donne o aborto, le azioni di molti preti e prelati smentiscono costantemente la lunga sequela di divieti predicati. Sembra proprio, come dice il proverbio, che la gerarchia predichi bene e razzoli male.
Qual è la medicina per contrastare questa eccessiva preoccupazione per la morale sessuale? Il silenzio. Sì, credo che almeno quindici anni di silenzio farebbero bene alla Chiesa istituzionale. Basterebbe non parlare di sesso. (...).
Questo silenzio consentirebbe al clero e agli altri di focalizzarsi su questioni morali oggi più urgenti, come la mancanza di lavoro, l'oppressione delle donne e dei giovani e la progressiva scomparsa del nostro ecosistema e di numerose specie che rischiano di estinguersi a causa di stili di vita nocivi e del militarismo, che assorbe denaro che potrebbe essere speso per cause più importanti e necessarie, come l'educazione e l'assistenza sociale. Anche in questo caso per il momento basterebbe un semplice insegnamento: praticate un sesso responsabile. Su tutto il resto, che regni il silenzio.
Diversi anni fa, quando Giovanni Paolo II si trovava in visita negli USA e molti cattolici erano accorsi a una sua messa all'aperto nello Stato del Kansas, un giornalista intervistò un ragazzino di 15 anni che si trovava tra la folla e attendeva impaziente l'arrivo del pontefice. Il reporter gli ricordò che il papa era contrario al controllo delle nascite e all'uso del preservativo. «Cosa? È impossibile!», rispose il ragazzino. «Come facciamo con l'AIDS e con l'esplosione demografica in tutto il mondo?». Questo è il sensus fidelium che prende la parola. Quando un ragazzino di 15 anni è più saggio del papa in merito alla moralità sessuale, allora è tempo che il papa taccia e ascolti con grande attenzione.
3. Vada fino in fondo e canonizzi Oscar Romero e tutti coloro che in America del Sud si sono battuti e sono morti in nome della giustizia
Il mio stimato fratello domenicano Meister Eckhart una volta chiese: «Chi è una buona persona?». Rispose alla sua domanda nel seguente modo: «Una buona persona è chi loda le buone persone». Di certo, caro papa Francesco, Lei è ansioso di lodare il coraggio e l'evangelica testimonianza di giustizia e compassione portata dai suoi colleghi teologi latinoamericani e dalle loro comunità locali, non è vero? Di certo Lei è orgoglioso di queste persone - e della loro opera cristiana in aiuto dei poveri, della terra e della foresta pluviale, da cui dipende la vita - e del loro coraggio nell'opporsi frontalmente al potere. Che dire del sangue che hanno versato in nome della giustizia? Non solo Oscar Romero e suor Dorothy Stang, ma anche i suoi fratelli gesuiti massacrati a El Salvador insieme alla loro governante e a sua figlia. Le migliaia di persone torturate sotto la dittatura di Pinochet perché sollevatesi in difesa della giustizia e della democrazia. Grandi vescovi, come Hélder Câmara e Casaldáliga, e il cardinal Arns, che ha osato opporsi al potere militare in Brasile. (...).
È significativo che questi pionieri abbiano fatto da apripista nel cosiddetto "terzo mondo" e nell'emisfero meridionale, un'area che è stata a lungo oggetto di sfruttamento e abusi coloniali. Nella sua veste di papa, Lei ha la possibilità di richiamare l'attenzione su questo sangue versato e sui valori che hanno ispirato tali sacrifici. Il sangue dei nostri martiri potrebbe segnare l'inizio di un nuovo cristianesimo, un cammino di Cristo piuttosto che una Chiesa imperialista.
4. Mentre consacra questi grandi spiriti, sarebbe significativo rimuovere parte dell'oro sequestrato alle popolazioni indigene latinoamericane spesso a mezzo di schiavitù e deportazioni, che tuttora adorna molte chiese di Roma
Sarebbe semplicemente giusto e corretto restituire quell'oro ai discendenti delle popolazioni indigene che ancora abitano in America del Sud. (...). Un simile gesto sarebbe in sintonia con la sua semplicità e l'attenzione per i poveri di cui ha dato prova per anni (inoltre, aiuterebbe a ricordare alla gente il prezzo che le popolazioni indigene hanno pagato in passato per l'imperialismo delle nazioni europee e per l'impatto che questo ebbe sulla storia americana). (...).
Forse anche i soldi che turisti e pellegrini spendono per ammirare gli affreschi, i dipinti e le sculture che tuttora abbelliscono i Musei Vaticani dovrebbero essere utilizzati per alleviare la fame e combattere le malattie in tutto il mondo.
5. Penso sia importante richiamare all'ordine le sette radicali che hanno fatto così tanta strada all'interno della Chiesa durante gli ultimi due papati. Parlo ovviamente di Comunione e Liberazione, Opus Dei, Legionari di Cristo, Focolari e altre
Mi ha molto colpito la storia che ha raccontato sua sorella in un'intervista, ovvero che i suoi genitori abbandonarono l'Italia ed emigrarono in Argentina per sfuggire al fascismo. Tuttavia, crescendo in Argentina, non le sono mancati contatti ravvicinati con il fascismo. Dopotutto, in seguito alla seconda guerra mondiale, l'Argentina divenne un ricettacolo di fascisti e nazisti scappati dall'Europa, e la giunta militare che ha governato il Paese per sette anni a suon di intimidazioni e uccisioni era fascista fino al midollo. Dio renda grazie alle madri - ora nonne - che per tutti questi anni hanno protestato quotidianamente per far conoscere la verità sui desaparecidos.
Susan Sontag ha definito il fascismo «violenza istituzionalizzata». Lo scandalo dei preti pedofili e soprattutto la sua copertura da parte di cardinali e persino di papi potrebbe certo essere definito violenza istituzionalizzata, così come la violenza esercitata contro i pensatori (chiamati "teologi") e sulle persone che avrebbero tratto vantaggio da un continuativo progresso della teologia. C'è anche una violenza istituzionale nei confronti dei preti che si sposano, a meno che il sacerdote in oggetto non sia un prete anglicano sposato e sappia dimostrare 1) di essere profondamente sessista e dunque feroce avversario delle donne prete, nonché 2) un omofobo convinto, altrettanto fanatico nel pretendere che i gay siano esclusi dal clero (...). C'è una violenza istituzionalizzata anche verso gli omosessuali e le donne.
Considero fascista una visione del mondo totalmente patriarcale, dall'alto in basso, gerarchica, che onora il potere e celebra l'immagine di un Dio padre punitivo che mette al primo posto tra le virtù la paura e l'obbedienza invece della creatività e della solidarietà. È il trionfo definitivo del dominio patriarcale a discapito della relazione tra pari. L'ho sentita esprimersi su tali questioni quando ha detto che troppo spesso il "protocollo" o le "abitudini pastorali" e le "porte chiuse" hanno il sopravvento nelle parrocchie e che «siamo tante volte controllori della fede, invece di diventare facilitatori della fede della gente». Lei ha invocato le «porte aperte» e sono tanti i cristiani che vogliono sentire questo messaggio. (...).
Una Chiesa che dichiara di parlare nel nome di Gesù e del suo messaggio di giustizia e compassione dovrebbe senza indugi stanare e combattere il fascismo dentro e fuori la sua organizzazione. Pinochet, padre Maciel, Josemaría Escrivà de Balaguer, il cardinal Sodano e tutti i campioni del fascismo devono essere estromessi. Sono stati loro, e non i teologi della liberazione o della Creation Spirituality, ad aver messo la Chiesa, ormai da decenni, in un cammino involutivo. Sono convinto che i cattolici che hanno abbandonato la Chiesa lo hanno fatto, più di ogni altra ragione, a causa della sua deriva politica verso la destra radicale.
6. È necessario ripulire il processo di canonizzazione
Questo processo è stato inquinato dai due papi precedenti, quando hanno eliminato l'avvocato del diavolo, o promotore della fede, che per secoli era stato fondamentale. Altrimenti come avrebbe mai potuto essere dichiarato santo Josemaría Escrivà de Balaguer, fondatore dell'Opus Dei e fascista patentato, che di fatto tramò quando era in vita per essere canonizzato, che ammirava Hitler, che sostenne il dittatore fascista Franco attraverso i membri del suo ordine, che combatté con le unghie e con i denti il Vaticano II e che urlava contro le donne chiamandole "puttane" se solo le sue uova non erano cucinate a puntino o se le tovaglie d'altare non erano immacolate o disposte a perfezione? Il suo processo di santificazione fu veloce come nessun altro nella storia e ora ne paghiamo le conseguenze, con la gerarchia dell'Opus Dei che diventa sempre più influente in tante parti del mondo. Questo è potuto accadere solo proibendo alle persone che lo conoscevano bene, come a colui che fu il suo segretario per sette anni, di testimoniare durante il processo di canonizzazione.
L'avvocato del diavolo non è l'unico elemento da prendere in considerazione negli scandali associati alla canonizzazione, occorre fare attenzione anche al denaro. Quanto ha influito la ricchezza dell'Opus Dei nella canonizzazione di Escrivà? Forse al giorno d'oggi la santità è in vendita nella Curia? Sembra quasi che nella Curia si sia creato una sorta di esclusivo circolo agiografico, e viene il sospetto che i suoi membri siano indaffarati a canonizzarsi a vicenda.
7. Chiuda la Banca Vaticana
Perché il vescovo di Roma avrebbe bisogno di una sua banca? Di chi fa veramente gli interessi? Siamo tutti a conoscenza dei numerosi scandali che da lungo tempo sono associati a quella banca. Solo un anno fa la situazione era così indecente che il governo italiano si è rifiutato di accettare le carte di credito vaticane mentre erano in corso indagini su attività illecite di cui abbiamo sentito parlare per generazioni: riciclaggio di denaro, soldi provenienti dai cartelli della droga e altro ancora. Tutti conoscono la storia di Roberto Calvi, ritrovato appeso al ponte dei Frati Neri a Londra, la cui vicenda si intreccia sia con l'Opus Dei sia con il tentativo di salvataggio della Banca Vaticana. Sappiamo anche che la Banca Vaticana ha aiutato a finanziare i regimi dispotici dell'America Latina, che perseguitavano i preti, le suore e i lavoratori laici. (...). Sappiamo anche che Giovanni Paolo I era intenzionato a ripulire la Banca Vaticana, ma morì improvvisamente prima di poterlo fare. Non le sembra abbastanza? Tagli il nodo gordiano. Porti la Chiesa fuori dal business bancario una volta per tutte.
8. Sulla Congregazione per la Dottrina della Fede: metta fine alla nuova Inquisizione
Dialogando con Lei, il rabbino Skorka ha detto che il segno per riconoscere un falso profeta è la sua assoluta certezza, e che Dio è sempre propenso al dinamismo e al cambiamento, per questo la vera guida religiosa non può parlare del messaggio di Dio in termini assoluti ma dovrebbe essere umile. Lei ha replicato dicendo che «il cattivo leader è quello sicuro di sé, quello pertinace. Una delle caratteristiche del cattivo capo è quella di essere eccessivamente prescrittivo a causa della sicurezza che ha di se stesso». E ha aggiunto poi: «L'umiltà è ciò che garantisce la presenza del Signore: quando qualcuno è autosufficiente e ha tutte le risposte per tutte le domande, questa è una prova che Dio non è con lui, la sufficienza si avverte in tutti i falsi profeti, nei leader religiosi in errore, che utilizzano la religione per il proprio ego. È la posizione dei religiosi ipocriti, perché parlano di Dio, che è al di sopra di ogni cosa, ma non mettono in pratica i suoi mandati».
Apprezzo questa sua presa di posizione, che a mio parere aiuta a comprendere perché ai nostri giorni non abbiamo più bisogno di inquisitori. (...). Dovremmo relegare nel passato i teologi di terza categoria che non hanno mai pubblicato un libro in vita loro e passano il tempo nascosti nei vecchi e polverosi uffici vaticani a discettare su cosa è ortodosso e cosa no. Diamogli un lavoro più utile e onesto. (...).
Non dovrebbe limitarsi a porre fine all'Inquisizione che nel corso dei due precedenti papati ha ridotto alla povertà tanti teologi e leader pastorali, provocato esaurimenti psichici e persino attacchi di cuore: dovrebbe incoraggiare il pensiero! Riporti in auge la teologia. Se è vero che gli ultimi due papi hanno ucciso la teologia in Europa, allora probabilmente non è un caso che la religione in Europa sia stata oggetto di una colossale e intenzionale banalizzazione e sia caduta in una profonda crisi. Di sicuro, in quanto gesuita, Lei non crede nelle inquisizioni, non è così? È davvero imbarazzante che la Chiesa dei nostri tempi si dedichi a offensivi e poco professionali attacchi ai pensatori. Una Chiesa banalizzata è una Chiesa vuota.
9. È necessario che si occupi anche delle nomine dei vertici gerarchici
(...) Il coup d'église a cui abbiamo assistito durante gli ultimi due papati è stato messo a segno attraverso la centralizzazione di ogni aspetto della vita religiosa - pratiche liturgiche, insegnamento del magistero, inclusa la diffusione della paura tra i teologi -, il sostegno accordato ai cosiddetti "ordini" che rispondono solo a Roma, la marginalizzazione della componente laica e dei concilii nazionali dei vescovi e, ovviamente, la nomina di vescovi e cardinali. Certo, dato che tutte queste nomine sono scismatiche, il popolo, che è la Chiesa, non deve necessariamente ascoltare le persone che rivestono queste cariche. Ma il problema rimane: il Concilio Vaticano ha cercato di decentralizzare le nomine, ma la Curia ne ha ripreso in mano il controllo nel suo grande programma di centralizzazione (e in questo modo moltissimi curiali sono stati nominati cardinali). Riconsegni il potere di decidere sui vertici gerarchici a coloro che conoscono queste persone, a coloro che vivono e lavorano nelle loro stesse diocesi e che hanno la possibilità di osservarle.
La incoraggio a indirizzare una lettera a molti di questi cardinali e vescovi; le sue parole sono più che mai adeguate quando dice: «Il maestro che è così arrogante da prendere le decisioni anche per il suo allievo non è un buon prete, è un buon dittatore, un eliminatore della personalità religiosa degli altri [...] Questo tipo di religiosità, molto rigida, si maschera dietro dottrine che pretendono di offrire giustificazioni, in realtà privano della libertà e non lasciano crescere la gente».
Faccia sapere a tutti coloro che hanno scelto la cieca obbedienza, invece della profondità teologica, che è ormai tempo di confrontarsi con i risultati dei recenti e meravigliosi studi sulla Bibbia e con le rivelazioni della scienza odierna sull'universo in cui viviamo. Li aiuti a trovare il mistico e il profetico dentro di sé e a incoraggiare gli altri a fare lo stesso. Li esorti a crescere e ad abbandonare la loro ossessione per la moralità sessuale. Li inviti ad apprendere gli insegnamenti di Francesco, Ildegarda, Tommaso d'Aquino e Gesù, e a conoscere la tradizione della Creation Spirituality. (...). È anche arrivato il momento di reintrodurre nel quadro della Chiesa un po' di equilibrio di genere. Molte donne hanno già tutte le credenziali teologiche per rivestire ruoli di leadership. (...).
10. Recuperi il profondo ecumenismo
Per fortuna Lei sembra autenticamente consapevole del fatto che lo Spirito Santo soffia dove vuole e sicuramente respira anche in altre tradizioni cristiane, sia in Oriente che in Occidente, così come nell'ebraismo, nel buddhismo, nell'induismo, nell'islam e nelle tradizioni religiose. Il suo record nel dialogare con gli esponenti di altre fedi è senz'altro incoraggiante. Il suo gesto di lavare i piedi di una donna musulmana in prigione il Giovedì Santo ha catturato l'attenzione della comunità musulmana, come ha dimostrato, tra le altre cose, un articolo elogiativo di un attivista ecumenico islamico pubblicato sull'Huffington Post. (...).Ugualmente incoraggiante è il suo recente appello alla ricerca di un terreno comune tra credenti e atei: ad accomunarli è il dovere di fare il bene, come Lei ha detto: «Solo facendo del bene, troveremo un punto d'incontro». Sante parole! La sopravvivenza della nostra specie e dell'intero pianeta ci spinge ad andare oltre il tribalismo e il settarismo e a individuare quelle aree in cui possiamo lavorare insieme, anche tramite la preghiera e la celebrazione. Chiunque può riconoscere che la sacralità della creazione è al cuore di tutte le tradizioni di fede, come la necessità di calmare il nostro cervello rettile (attraverso la meditazione), di onorare la nostra santa immaginazione e di praticare la compassione (che include la giustizia). Il Dalai Lama ha detto: «Possiamo fare a meno della religione, ma non possiamo fare a meno della compassione. La compassione è la mia religione». La compassione era anche al cuore della religione di Gesù (Lc 6,36: «Siate misericordiosi com'è misericordioso il Padre vostro»).
Un altro punto su cui possiamo essere tutti d'accordo è che l'avidità e l'avarizia non sono virtù, nonostante Wall Street cerchi incessantemente di farci credere il contrario e a dispetto dello schieramento delle grandi corporation globali, che costituiscono un fronte monolitico votato all'avidità. (...). Il momento è maturo affinché tutte le fedi mondiali si riuniscano per rilanciare, con l'aiuto dei molti economisti che da anni lavorano in vista di questo obiettivo, un'economia capace di fare il bene di tutti. E dicendo "tutti" dobbiamo considerare anche le creature non bipedi, le foreste e gli oceani, gli animali e gli uccelli che dipendono dalle scelte degli umani, che hanno un impatto decisivo sulla loro sopravvivenza, oltre che sulla nostra.
Sarebbe un segno giusto e carico di speranza per i nostri tempi vedere Lei e il Dalai Lama seduti allo stesso tavolo, intenti a intrecciare un dialogo che dia voce alla vostra visione comune di una giustizia ecologica ed economica, tanto necessaria sia alla luce della compassione sia in vista della nostra sostenibilità in quanto specie. (...).
11. Sostenga le piccole comunità e i diritti delle donne fuori e dentro la Chiesa e metta fine all'attuale inquisizione in atto contro le religiose negli Stati Uniti
Nella sesta lettera ho voluto condividere con Lei parte della profonda saggezza proveniente dall'esperimento delle piccole comunità. Le epoche come la nostra, che richiedono un "ritorno alle origini", hanno grande bisogno di sostenere tali piccole comunità e mi auguro che Lei continui a farlo.
È passato da poco un anno esatto da quando la Congregazione per la Dottrina della Fede ha cercato di delegittimare la splendida testimonianza offerta dalle suore cattoliche degli Stati Uniti attraverso la loro conferenza, nota con il nome di LCWR. Ci auguriamo che il suo papato ponga termine agli insensati tentativi di intimidire queste suore generose e ispirate dal Vangelo (di cui suor Dorothy Stang era un'esponente), che incarnano i principi e i valori del Vaticano II.(...).
Il Vaticano dovrebbe ricordare che nella Chiesa delle origini le donne amministravano diversi ministeri, e dovrebbe aprire gli occhi alle esigenze di oggi, diventando consapevole dell'indispensabile contributo che le donne potrebbero ora offrire.
12. Scateni uno tsunami di creatività, anche nelle forme di devozione
(...). Per sopravvivere, la specie umana ha bisogno di un'esplosione di creatività e d'immaginazione, di dare nuova forma al nostro modo di vivere sulla terra. Gli artisti possono essere di grande aiuto in questo rinascimento globale. Molti di loro possono contribuire ampiamente a questo processo. La Chiesa non potrebbe fare da guida invece di attendere passivamente o, peggio, condannare?
Quando nel IV secolo l'imperatore Costantino si convertì al cristianesimo, rese cristiani molti templi pagani di grandi dimensioni (come ad esempio il Pantheon di Roma). Fu allora che la Chiesa iniziò a vestire il clero in abiti sontuosi, con alte mitre e cappelli, in modo che potesse essere visto e notato anche in tali grandiosi scenari. (...).
Sono piacevolmente colpito nel vedere in Lei, papa Francesco, i segni di una spiccata sensibilità per questo tema. (...). La semplificazione e il ridimensionamento sono del tutto opportuni. Da tempo non c'è più bisogno di competere in lusso e spettacolarità con lo sfarzo della corte imperiale. La liturgia è un lavoro collettivo, non di una persona elevata al di sopra delle altre nel suo splendore imperiale. Le chiedo umilmente di andare avanti nei suoi sforzi per semplificare il guardaroba e il cerimoniale, che rimangono ancora associati alla Chiesa di Costantino, e non alla Chiesa del popolo.
Lo tsunami di creatività di cui parlo ci porterebbe ben oltre la sola sfera del rituale, ponendoci di fronte alla necessità di reinventare l'economia, la politica, i mezzi di comunicazione, l'educazione e la religione. Ho letto con grande piacere, nel suo dialogo con il rabbino Skorka, il passo in cui Lei parla di una «giustizia estremamente creativa» che «inventa le cose: l'educazione, il progresso sociale, la cura e l'attenzione, il sollievo» così come la stessa cultura.
Davanti a queste parole io dico: Amen. La Chiesa organizzata può contribuire a realizzare tutto questo? Vogliamo sperare di sì.
Fraternamente e con il mio migliore augurio di buona fortuna