UNIONI CIVILI: I VESCOVI ITALIANI CONTRO OGNI APERTURA

08-01-2014 - Notizie

UNIONI CIVILI: I VESCOVI ITALIANI CONTRO OGNI APERTURA

in "La Stampa" del 4 gennaio 2014 di Giacomo Galeazzi

Prima delle unioni civili viene la famiglia che non riceve gli aiuti necessari, malgrado il ruolo sociale di «ammortizzatore». Una supplenza tanto più preziosa in anni di crisi economica. Fuori dal matrimonio è invece possibile tutelare i diritti delle persone attraverso il codice civile. I vescovi ribadiscono che prima di pensare alle unioni civili occorre avere più attenzione per la famiglia.
Posizione analoga è stata espressa dal vicepremier Angelino Alfano, in replica al pressing del segretario del Pd Matteo Renzi. Dunque altolà della Cei alle unioni civili. A ufficializzare il no della Chiesa italiana è su Radio Vaticana direttamente il vescovo competente per materia.
«È chiarissima la deriva che viene data e proposta anche in Italia: il favorire, attraverso sentenze,soluzioni di fatto, un riconoscimento delle unioni di fatto e anche delle unioni di persone omosessuali», afferma Enrico Solmi, presidente della commissione Cei per la Famiglia in un'intervista all'emittente pontificia. Sull'argomento a Firenze si sono divise da tempo le strade del segretario Pd, Matteo Renzi e del cardinale Giuseppe Betori che ora diplomaticamente (secondo la linea bergogliana del non intervento dell'episcopato in politica) non entra nel dibattito ma che da segretario generale della Cei fu categorico sulle coppie che «intaccano la famiglia tradizionale». Quindi «se si pensa di poter mettere accanto al modello della famiglia monogamica, fatta da un uomo e una donna, altri modelli che non hanno in sé tutti questi elementi, si scardinano i valori che la Chiesa presenta ai giovani».
Nell'omelia per la festa della Sacra Famiglia l'arcivescovo di Bologna, il cardinale Carlo Caffarra ha rilanciato l'allarme: «Dio ci guardi dall'aver paura dai decreti o leggi emanate a seconda del trend della moda». Infatti, «il matrimonio avviene fra un uomo con una donna, inoltre il bambino ha diritto ad un uomo e ad una donna che siano suo padre e sua madre quindi non possono essere sostituiti da due adulti dello stesso sesso che non sono, ma "fanno" da padre e da madre». Secondo Caffarra oggi la famiglia «si trova ad essere il terreno di scontro fra il potere di questo mondo e la voce di Dio», mentre «potenti lobbies in possesso non raramente dei mezzi della produzione del consenso cercano di distogliere gli uomini e le donne dall'ascoltare la voce di Dio che parla nella loro coscienza». Uno stop espresso ufficializzato appunto dal responsabile Cei della Famiglia:
«Parlare di famiglia significa avere una relazione uomo-donna che si palesa, si ratifica davanti alla società».
Per i vescovi sono prioritari gli interventi a favore della famiglia, partendo da «un'attenzione fiscale» per «i nuclei con figli e che presentano al loro interno situazioni di fragilità». Ad aprire uno spiraglio di dialogo è il vescovo di Mazara del Vallo, Domenico Mogavero, commissario Cei per le migrazioni. «Si può trovare un'intesa riconoscendo la centralità della persona - spiega -. Le unioni civili riguardano i diritti di persone che nella relazione di coppia e sociale chiedono garanzie per il loro vivere quotidiano. Dunque se ciò non comporta omologazione non vedo ostacoli alle unioni civili ed è intendimento di Francesco rifletterci al Sinodo sulla famiglia».