Fidanzati, non lasciatevi vincere dalla cultura del provvisorio

14-02-2014 - Notizie

 Fidanzati, non lasciatevi vincere dalla cultura del provvisorio

Francesco a 30 mila fidanzati: la casa del matrimonio non va fondata «sulla sabbia dei sentimenti che vanno e vengono, ma sulla roccia dell'amore vero, l'amore che viene da Dio»
Andrea Tornielli 14-4-2014

«Il matrimonio è anche un lavoro "artigianale" di tutti i giorni. Perché il marito ha il compito di fare più donna la moglie e la moglie ha il compito di fare più uomo il marito. Crescere anche in umanità. Questo si chiama crescere insieme. Ma questo non viene dall'aria, il Signore benedice, ma viene dalle vostre mani, dai vostri atteggiamenti, procurare che l'altro cresca, lavorare per questo. E i figli avranno questa eredità di avere un papà e una mamma che sono cresciuti insieme facendosi uno all'altro più uomo e più donna». Con queste parole a braccio Francesco ha concluso l'udienza con oltre 30mila fidanzati ormai prossimi al matrimonio, venuti in piazza San Pietro nel giorno di San Valentino. L'incontro è stato organizzato dal Pontificio consiglio per la famiglia.
«Non dobbiamo lasciarci vincere dalla cultura del provvisorio!». Se l'amore «non è solo un sentimento, uno stato psicofisico», ma è «una relazione», allora è ancora possibile, anche oggi amarsi senza aver paura del «per sempre», ha detto il Papa, rispondendo alle domande di tre coppie. La prima era incentrata sulla paura del impegnarsi per sempre. «Oggi tante persone hanno paura di fare scelte definitive, per tutta la vita, sembra impossibile... E questa mentalità porta tanti che si preparano al matrimonio a dire: "stiamo insieme finché dura l'amore"». L'amore, ha detto Francesco, «è una relazione, una realtà che cresce, e possiamo anche dire a modo di esempio che si costruisce come una casa. E la casa si costruisce assieme, non da soli!».
 La casa del matrimonio non va fondata «sulla sabbia dei sentimenti che vanno e vengono, ma sulla roccia dell'amore vero, l'amore che viene da Dio... Come l'amore di Dio è stabile e per sempre, così anche l'amore che fonda la famiglia vogliamo che sia stabile e per sempre. Non dobbiamo lasciarci vincere dalla "cultura del provvisorio"!». Dunque, la paura del «per sempre», ha detto il Papa, «si cura giorno per giorno affidandosi al Signore Gesù in una vita che diventa un cammino spirituale quotidiano, fatto di passi, di crescita comune». E il «per sempre» non è solo «una questione di durata! Un matrimonio non è riuscito solo se dura, ma è importante la sua qualità. Stare insieme e sapersi amare per sempre è la sfida degli sposi cristiani. Chiedete a Gesù di moltiplicare il vostro amore». Francesco ha invitato i fidanzati e gli sposi a pregare gli uni per gli altri: «"Signore dacci oggi il nostro amore quotidiano", perché l'amore degli sposi è il pane quotidiano dell'anima». Una preghiera che il Papa ha fatto ripetere per due volte ai presenti in piazza San Pietro.
Alla seconda domanda sullo «stile» della vita di coppia, Francesco ha risposto riproponendo le tre parole - permesso, grazi e scusa - che già più volte ha ripetuto come fondamentali per una famiglia. «"Permesso?". È la richiesta gentile di poter entrare nella vita di qualcun altro - ha detto il Papa - con rispetto e attenzione. Bisogna imparare a chiedere: posso fare questo? Ti piace che facciamo così? Che prendiamo questa iniziativa, che educhiamo così i figli? Vuoi che questa sera usciamo?... Insomma, chiedere permesso significa saper entrare con cortesia nella vita degli altri. A volte invece si usano maniere un po' pesanti, come certi scarponi da montagna! L'amore vero non si impone con durezza e aggressività... E oggi nelle nostre famiglie, nel nostro mondo, spesso violento e arrogante, c'è bisogno di molta più cortesia ».

«"Grazie". Sembra facile pronunciare questa parola - ha spiegato Francesco - ma sappiamo che non è così... Però è importante! La insegniamo ai bambini, ma poi la dimentichiamo! sappiamo ringraziare? Nella vostra relazione, e domani nella vita matrimoniale, è importante tenere viva la coscienza che l'altra persona è un dono di Dio, di cui sempre rendere grazie. E in questo atteggiamento interiore dirsi grazie a vicenda, per ogni cosa. Non è una parola gentile da usare con gli estranei, per essere educati. Bisogna sapersi dire grazie, per andare avanti bene insieme».
E poi «scusa». «Nella vita facciamo tanti errori, tanti sbagli. Li facciamo tutti. Forse non c'è giorno in cui non facciamo qualche sbaglio. Ecco allora la necessità di usare questa semplice parola», ha osservato Francesco. «Impariamo a riconoscere i nostri errori e a chiedere scusa. "Scusa se ho alzato la voce"; "scusa se sono passato senza salutare"; "scusa se ho fatto tardi", "se questa settimana sono stato così silenzioso", "se ho parlato troppo senza ascoltare mai"; "scusa se mi sono dimenticato"... Anche così cresce una famiglia cristiana. Sappiamo tutti che non esiste la famiglia perfetta, e neppure il marito perfetto, o la moglie perfetta. Non parliamo della suocera perfetta. Esistiamo noi, peccatori. Gesù, che ci conosce bene, ci insegna un segreto: non finire mai una giornata senza chiedersi perdono... È abituale litigare tra gli sposi, ma mai finire la giornata senza fare la pace!». Se non finisci la giornata facendo la pace, «quello che hai dentro, il giorno dopo è più freddo, è più duro...».
Infine il Papa ha risposto a una domanda sulla festa del matrimonio. «Fate in modo che sia una vera festa, una festa cristiana, non una festa mondana!», ha detto, indicando nella presenza di Gesù - come avvenne alle nozze di Cana - «il segreto della gioia piena, quella che scalda il cuore veramente». Al tempo stesso, però - ha aggiunto - «è bene che il vostro matrimonio sia sobrio e faccia risaltare ciò che è veramente importante. Alcuni sono più preoccupati dei segni esteriori, del banchetto, delle fotografie, dei vestiti e dei fiori... Sono cose importanti in una festa, ma solo se sono capaci di indicare il vero motivo della vostra gioia: la benedizione del Signore sul vostro amore».