Ad un anno dalla elezione di Bergoglio a vescovo di Roma - 2

10-03-2014 - Notizie

IL PAPA «TOTALE» ha saputo sorprendere tutti i suoi fratelli
di Bruno Forte

in "Il Sole 24 Ore" del 9 marzo 2014

Un anno con papa Francesco: che cosa ha detto e dice a tutti noi? Scrivevo su queste pagine il giorno dopo la sua elezione a Vescovo di Roma: «La Chiesa non cessa di sorprendere...in appena una giornata, ecco il nuovo Papa. Un segno forte di unità, un messaggio lanciato al villaggio globale" (14 Marzo 2013). E aggiungevo: «L'attesa del mondo intero... le immagini eloquenti più di ogni parola della folla in Piazza San Pietro e del nuovo Papa affacciato con semplicità e stupore su Roma e sul mondo, fanno comprendere come ciò che è avvenuto abbia un significato che va al di là della comunità cattolica e dello stesso popolo dei credenti». Come feci allora, a distanza di un anno proverò a guardare all'attuale Successore di Pietro muovendo da diversi angoli visuali, di cui il primo non può che essere quello della fede: Francesco, Jorge Mario Bergoglio, si è manifestato per ciò che è, un uomo dalla fede profonda.. Una fede espressa in uno stile di vita semplice, vicino ai poveri, capace di irradiare amore.
Questo Papa ha saputo essere anzitutto il vescovo della Chiesa di Roma. I suoi incontri con i preti e la gente della Città eterna, le sue visite alle parrocchie, i gruppi di fedeli che dalle singole comunità vanno a turno a partecipare all'eucaristia a Santa Marta danno al suo pontificato uno squisito spessore pastorale e fanno riscoprire al mondo quello che anzitutto è un Papa: il vescovo della Chiesa di Roma, che per disegno divino presiede nella carità a tutte le Chiese. Il carattere pastorale rende il ministero del Successore di Pietro più incisivo e attraente, anche nei confronti delle altre confessioni cristiane, e più vicino al cuore di donne e uomini di ogni parte della terra. Francesco ha saputo valorizzare la sua identità di primo Papa che viene dall'America Latina, il continente col più alto numero di cattolici, con situazioni drammatiche di povertà.
Se "i Cardinali sono andati a prendere il nuovo Vescovo di Roma alla fine del mondo", questa "fine del mondo" non è mai stata dimenticata da lui: Francesco si è fatto voce di tutti i poveri, richiamando l'attenzione sulle situazioni che attendono giustizia. La gente lo sente come un padre e un fratello, un servitore degli umili, un amico dei piccoli. È il Papa che sa parlare di un Dio che è amore a qualsiasi realtà marcata dalla sofferenza. È l'evangelizzatore infaticabile della misericordia divina. Il suo sorriso e la semplicità dei suoi gesti riescono a ricordare o a far scoprire con meraviglia a tutti che Dio raggiunge ogni cuore e parla tutte le lingue ed è vicino a ogni dolore, perché la Sua è la lingua dell'amore! Questo Papa annuncia così il valore immenso e la dignità della persona umana senza bisogno di ricorrere a espressioni difficili da capire (come quella di valori "non negoziabili", da lui non amata, perché solo i valori di mercato sono negoziabili!), levando un inno alla vita con l'eloquenza dei gesti e la carica di affettuosa prossimità che trasmette.
Commovente è il rapporto di amicizia di Francesco con il popolo ebraico: proseguendo quanto fatto a Buenos Aires, è andato mostrando come la relazione con i figli d'Israele sia una priorità nel suo cuore, un modo visibile di amare Gesù di Nazaret, ebreo per sempre, nel popolo eletto e nella missione che secondo l'Apostolo Paolo esso conserva fino alla fine dei tempi. Anche i cristiani non cattolici mostrano di guardare a Francesco con singolare simpatia e interesse, perché si presenta a loro come un fratello, il vescovo della Chiesa che presiede nell'amore, deciso a evangelizzare con nuovo slancio anzitutto Roma, e così a offrire un servizio di testimonianza e di carità a tutte le Chiese. Era quanto da anni il dialogo ecumenico e l'ecclesiologia del Vaticano II chiedevano nel pensare a un ministero universale di unità per tutti i cristiani: e il prossimo incontro a Gerusalemme
col Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo ne sarà certo conferma.
Gli eredi della Riforma guardano a lui con una sintonia speciale, per quel soffio di Vangelo che si avverte in tutto ciò che fa e dice e che può essere la sorgente dell'unità di tutti i discepoli di Cristo. Ai credenti delle altre religioni, poi, Francesco propone la via della reciproca fiducia, della fratellanza universale davanti all'unico Dio. La Sua franchezza, il suo profondo senso del divino hanno già toccato tanti cuori e apriranno certo la strada a incontri inediti. Chi non crede sembra attratto dal modo di essere di questo testimone di Gesù, amico degli uomini, che non vuole giudicare nessuno, che rispetta tutti. Questa ricchezza di rapporti in movimento inciderà sulla Chiesa stessa, chiamata e in parte sfidata a vivere una nuova primavera di riforme. Non mancheranno paure e resistenze, incomprensioni e ritardi. Francesco non sembra spaventarsene.
Con convinzione e fiducia dimostra di avvertire che la Chiesa e il mondo avevano bisogno di questo nuovo corso, antico come la misericordia divina, nuovissimo come la sete d'amore con cui ogni essere umano si sveglia ogni giorno! Perciò, credenti e non credenti insieme, i primi rispondendo al suo continuo invito a pregare per lui, i secondi con quella simpatia che a tutti ispira, possiamo dirgli dal profondo del cuore: buon compleanno, Papa Francesco!
(Bruno Forte, Arcivescovo di Chieti-Vasto)