PER NON DIMENTICARE: A 30 anni dalla morte di Mons. Romero

22-03-2014 - Notizie

PER NON DIMENTICARE:
A 30 anni dalla morte di Mons. Romero
24 MARZO 1980 : "NESSUNO È ANDATO A TERMINARE QUELLA MESSA"
"Amico, qui ti devi fermare. E medita. E rileggi. E cerca; anzi cerchiamo di capire: perché siamo tutti coinvolti. È intervenuto Dio, ed è intervenuto direttamente, intenzionalmente. Qui non è stato un incidente sul lavoro, come non è stato un incidente sul lavoro la condanna a morte di Cristo. Qui c'è tutto un progetto che continua. È Dio che vuol farsi capire.
Non lo ha colto (parlo naturalmente del vescovo Oscar Romero) per una strada; si potrebbe dire: non fosse passato per quella strada! Non lo ha colto in un salotto; uno potrebbe dire: non fosse andato in quel salotto! Dio non lo ha colto mentre teneva una conferenza: poteva non accettare, oppure trattare un tema asettico.
Invece l'ha colto mentre celebrava. E non poteva non celebrare. E celebrava in un ospedale. E stava con il calice in mano. E aveva appena detto che in quel calice c'era del vino in attesa di farsi sangue. Non sapeva neppure di essere un profeta così incombente. Perché, a finire la consacrazione questa volta, più che le sue parole, sono state le pallottole di altri cristiani, di poveri killers, come nel Getzemani o nel Litostrato. Sempre così: poveri soldati che non sanno quello che fanno. Mentre lo sanno i capi, i capi, sì lo sanno! E per essi sono di difficile applicazione le stesse parole di Cristo: "Padre, perdona perché non sanno...". No, i capi lo sanno, lo sapevano, e lo sapranno: la storia lo conferma.
Invece non so se tutta la cristianità lo sappia, cioè abbia capito che qui è intervenuto Dio stesso. Perché non si è mosso nessuno: eccetto, naturalmente, i poveri. È stata stroncata una messa, e nessuno è andato a terminarla. Pure in mezzo a tanti viaggi! E non occorreva neppure fare discorsi: bastava appunto andare. Dire solo: un fratello nell'episcopato è stato ucciso mentre celebrava, perciò noi andiamo a terminare la messa. Bastava solo questo. Forse il mondo avrebbe cambiato faccia. O almeno certo i poveri non si sarebbero sentiti così soli. Perché poi, non si trattava neppure di un assassinio sacrilego, infatti non era ucciso un vescovo perché vescovo, ma è stato ucciso un vescovo perché "si è fatto popolo". S. Teresa dice che i poveri non hanno voce: Romero era diventato la voce dei poveri. (...)
E così, per me, dopo Papa Giovanni, dopo il concilio, la morte di Romero è il più purpureo e squillante segno dei tempi: Dio è intervenuto a tempo giusto, sull'uomo giusto, nel momento più santo, quando si consumava sul mondo la passione di suo Figlio, Gesù Cristo nostro Signore, Amen. Ed è certo un segno ancora più grande dei precedenti. Ma come ricordiamo che non si è avuto il coraggio, a concilio aperto, di proclamare santo il confessore di Cristo Giovanni, mentre il popolo continua a venerarlo e a crederlo santo in virtù di nessuna organizzazione; così oggi non si ha il coraggio di proclamare santo il vescovo Romero ucciso con il calice in mano, in quanto, si dice a Roma, non è morto per la fede. Quasi che morire per la giustizia non sia un morire per le opere della fede: quasi che, infatti, senza le opere della giustizia e della pace e dell'amore possa dirsi viva una fede! Cioè, non ci siamo accorti che, proprio questo è il segno che una chiesa è vera e vive: se c'è qualcuno che dà il sangue per il povero, per il popolo di Dio. E, dunque, non è questa la fede? Romero, santo vescovo della chiesa di Dio, prega per noi: perché si capisca".
P. David Maria Turoldo (da Adista nn. 2018-2019-2020 del 16 marzo 1981)

PER INTERCESSIONE DI UN VESCOVO MARTIRE
Prega per tutti i popoli del terzo e del quarto mondo

Noi t'invochiamo, vescovo dei poveri, intrepido assertore della giustizia, martire della pace:ottienici dal Signore il dono di mettere 1a sua parola al primo posto e aiutaci a intuirne la radicalità e sostenerne la potenza, anche quando essa ci trascende. Liberaci dalla tentazione di decurtarla per paura dei potenti, di addomesticarla per riguardo di chi comanda, di svilirla per timore che ci coinvolga.
Non permettere che sulle nostre labbra la parola di Dio si inquini con i detriti delle ideologie. Ma dacci anche una mano perché possiamo coraggiosamente incarnarla nella cronaca, nella nostra piccola cronaca personale e comunitaria, e produca così storia di salvezza. Aiutaci a comprendere che i poveri sono il luogo teologico dove Dio si manifesta e il roveto ardente e inconsumabile da cui egli ci parla.
Prega, vescovo Romero, perché la Chiesa di Cristo, per amore loro, non taccia. Implora lo Spirito perché le rovesci addosso tanta parresìa da farle deporre, finalmente, le sottigliezze del linguaggio misurato e farle dire a viso aperto che la corsa alle armi è immorale, che la produzione e il commercio degli strumenti di morte sono un crimine, che gli scudi spaziali sono oltraggio alla miseria dei popoli sterminati dalla fame, che la crescente militarizzazione del territorio è il distorcimento più barbaro della vocazione naturale dell'ambiente.
Prega, vescovo Romero, perché Pietro che ti ha voluto bene e che due mesi prima della tua morte ti ha incoraggiato ad andare avanti, passi per tutti i luoghi della terra pellegrino di pace e continui audacemente a confermare i fratelli nella fede, nella speranza, nella carità e nella difesa dei diritti umani 1à dove essi vengono calpestati.
Prega, vescovo Romero, perché tutti i vescovi della terra si facciano banditori della giustizia e operatori di pace, e assumano la nonviolenza come criterio ermeneutico del 1oro impegno pastorale, ben sapendo che la sicurezza carnale e la prudenza dello spirito non sono grandezze commensurabili tra loro.
Prega, vescovo Romero, per tutti i popoli del terzo e del quarto mondo oppressi dal debito. Facilita, con la tua implorazione presso Dio, la remissione di questi disumani fardelli di schiavitù. Intenerisci il cuore dei faraoni. Accelera i tempi in cui il nuovo ordine economico internazionale liberi il mondo da tutti gli aspiranti al ruolo di Dio.
E infine, vescovo Romero, prega per noi qui presenti, perché il Signore ci dia il privilegio di farci prossimo, come te, per tutti coloro che faticano a vivere. E se la sofferenza per il Regno ci lacererà le carni, fa' che le stigmate, lasciate dai chiodi nelle nostre mani crocifisse, siano feritoie attraverso le quali possiamo scorgere fin d'ora cieli nuovi e terre nuove.

(Omelia di don Toniono Bello per il 7° anniversario della morte di mons. Oscar Romero, Roma, 23 marzo I987)

In memoria del vescovo Romero
In nome di Dio vi prego, vi scongiuro,
vi ordino: non uccidete!
Soldati, gettate le armi...
Chi ti ricorda ancora,
fratello Romero?
Ucciso infinite volte
dal loro piombo e dal nostro silenzio.
Ucciso per tutti gli uccisi;
neppure uomo,
sacerdozio che tutte le vittime
riassumi e consacri.
Ucciso perché fatto popolo:
ucciso perché facevi
cascare le braccia
ai poveri armati,
più poveri degli stessi uccisi:
per questo ancora e sempre ucciso.
Romero, tu sarai sempre ucciso,
e mai ci sarà un Etiope
che supplichi qualcuno
ad avere pietà.
Non ci sarà un potente, mai,
che abbia pietà
di queste turbe, Signore?
nessuno che non venga ucciso?
Sarà sempre così, Signore?

David Maria Turoldo