BIOETICA E IL SILENZIO PRUDENTE DEL PAPA

11-04-2014 - Notizie

BIOETICA E IL SILENZIO PRUDENTE DEL PAPA di Marco Politi

Il silenzio dell'Osservatore Romano sulla sentenza della Corte costituzionale, che ha legalizzato la fecondazione eterologa, è il segnale più eclatante del mutamento di clima introdotto da papa Francesco rispetto alla tematica della bioetica. Nessuna scomunica, nessuna crociata.
Sia chiaro, il pontefice argentino non muta di una virgola la posizione dottrinale della Chiesa cattolica. Quando gli stessi problemi - oggi all'attenzione dell'opinione pubblica in Italia - esplosero a Buenos Aires, la Conferenza episcopale argentina insieme al cardinale Bergoglio si pronunciò nettamente contro la fecondazione eterologa, l'utero in affitto e il matrimonio gay. Da allora il suo atteggiamento non è cambiato. Il suo no resta.
Quello che riflette il nuovo clima del pontificato è la volontà di non interferire come Santa Sede in una questione che riguarda lo stato-Italia, perché i problemi di ciascuna nazione sono di competenza degli episcopati locali. I rapporti con le istituzioni e la situazione socio-politica italiana - disse papa Bergoglio, incontrando poco dopo la sua elezione i presuli della Cei - sono "cosa vostra". E lo ripeté due volte per fare capire che non vi sarebbero più state istruzioni della Segreteria di Stato vaticana su come gestire gli affari italiani.
NATURALMENTE questo implica che il pontefice è d'accordo con gli interrogativi posti dalla presidenza della Conferenza episcopale italiana, quando viene contestato un diritto individuale alla figliolanza "sganciato da qualsiasi visione relazionale", trascurando in tal modo anche il "diritto del figlio a conoscere la propria origine biologica". Ma anche in questo caso un mutamento di terminologia nel comunicato della presidenza Cei segnala un nuovo modo di approcciarsi a problematiche, che durante il pontificato di Wojtyla e Ratzinger hanno scatenato frequentemente guerre di religione. Dalla Cei viene espresso "necessario rispetto (verso) l'operato della Corte costituzionale" e non partono fulmini, bensì vengono posti all'attenzione "alcuni nodi problematici".
In questa maniera - ed è il secondo elemento di novità della situazione prodottasi con l'avvento di Bergoglio - la discussione viene spostata su un terreno più laico. Al posto di una riproposizione di una "verità" calata dall'alto in nome di una dogmatica legge divina si fa strada un confronto, anche polemico se si vuole, su diverse visioni del mondo e delle relazioni.
Sull'Osservatore Romano, significativamente, Lucetta Scaraffia pone l'interrogativo (nel caso della donna milanese) di una gravidanza iniziata a 54 anni, dichiaratamente al di fuori del ritmo biologico normale delle donne. Per quanto riguarda l'utero in affitto, l'editorialista del giornale vaticano, riprendendo tematiche esposte in Francia dalla filosofa femminista (ovviamente laica) Sylviane Agacinski, focalizza l'attenzione sul rischio (che oggi tende piuttosto a diventare già prassi) di un mercato che spinge o costringe per necessità donne povere del Terzo mondo a "vendere il loro corpo o sotto forma di ovuli o come utero". Non siamo qui in presenza, si chiede la Scaraffia, di una nuova forma di sfruttamento?
È EVIDENTE che da questo punto di vista la problematica rientra nell'ambito della visione del mondo di ciascuna persona, fa appello a una riflessione sul rapporto tra nuove tecnologie e utilizzo del corpo delle donne (si tratti di utero in affitto o di utero "prestato"), in ultima istanza è un richiamo al legislatore a valutare che cosa sia più positivo rispetto all' "umano".
Chi, ad esempio, al tempo della legislazione sull'aborto - battendosi per ciò che era ritenuta giustamente una conquista delle donne - respingeva l'idea della "madre-contenitore", costretta a portare a termine una gravidanza non voluta, non è detto che oggi sia automaticamente a favore della "donna-contenitore", che per soldi o solidarietà, trascorre una gravidanza per conto terzi.
In altre parole, usciti dal campo dei dogmi imposti ex cathedra, si entra nella dimensione della libera discussione, dove non è detto che l'utero in affitto sia di per sé "progressista" e il rifiuto di una simile prassi sia di per sé "reazionario" .
Non è un caso che nel mondo ebraico, per tradizione non ossessionato dalla sessuofobia che ha caratterizzato per secoli la dottrina cattolica, si manifestino perplessità sulla fecondazione eterologa. C'è grande favore verso le procedure di fecondazione assistita per superare le difficoltà di una coppia, spiega il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, ma rispetto alla fecondazione con ovuli o gameti di terzi la valutazione cambia radicalmente ed è negativa. "È una procedura sconsigliata anche per motivi etici e psicologici - afferma Di Segni - Ci si deve ad esempio interrogare sull'identità del donatore, sulle possibilità che vengano trasgrediti alcuni divieti, tra cui quello gravissimo dell'incesto (sui figli del donatore), e sui problemi che possono sorgere nei rapporti padre-figlio e madre-figlio".
da Il Fatto Quotidiano- Venerdì 11 aprile 2014