LA CHIESA DOPO 56 ANNI RIABILITA DON MILANI

02-05-2014 - Notizie

LA CHIESA DOPO 56 ANNI RIABILITA DON MILANI

E' dal dicembre 1958 che «esperienze pastorali», l'unico libro che porta la firma di don Lorenzo Milani, è stato ritirato dal commercio e per precisa disposizione del Sant'Uffizio malgrado avesse avuto l'imprimatur del cardinale arcivescovo di Firenze, cardinale Elia Dalla Costa. Ora la censura vaticana è caduta sullo scritto del prete fiorentino. La notizia l'ha data nei giorni scorsi l'arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori.
«Nel novembre scorso, dopo un accurato lavoro di ricerca - spiega il porporato - ho inviato al Santo Padre un'ampia documentazione su Esperienze pastorali attirando l'attenzione sul fatto che uno dei libri fondamentali, l'unico libro direttamente scritto da don Lorenzo Milani era ancora sotto la proibizione di stampa e di diffusione». Poi aggiunge che dalla Congregazione per la dottrina della fede cui Papa Francesco ha affidato il caso, è arrivata la notizia che «non c'è stato mai nessun decreto di condanna contro Esperienze pastorali né tantomeno contro don Lorenzo Milani. Ci fu soltanto una comunicazione data dalla Congregazione all'arcivescovo di Firenze nella quale si suggeriva di ritirare dal commercio il libro e di non ristamparlo o tradurlo». L'intervento della gerarchia «aveva un chiaro carattere prudenziale ed era motivato da situazioni contingenti» continua, aggiungendo che per la Congregazione oggi «le circostanze sono mutate e pertanto quell'intervento non ha più ragione di sussistere». La conclusione è che «da ora in poi la ristampa di Esperienze pastorali non ha nessuna proibizione da parte della Chiesa e torna a diventare un patrimonio del cattolicesimo italiano e in particolare della Chiesa fiorentina». Betori aggiunge che quello scritto «rappresenta un contributo alla riflessione ecclesiale da riprendere in mano e su cui confrontarsi».
Così un'altra tessera sarebbe stata posta nell'azione della Chiesa non solo fiorentina di «valorizzare la persona e l'opera di don Milani». Un atto preceduto dal contributo importante di Civiltà cattolica che nel 2007 ne ha riconosciuto «il valore» e più recentemente dall'Osservatore romano che nell'edizione del 27-28 dicembre scorso ha dedicato un ampio articolo alla figura del «priore di Barbiana».
Dopo quasi 56 anni siamo, quindi, alla riabilitazione di don Lorenzo Milani, il prete «ribelle e obbediente», inflessibile nella sua radicale fedeltà al Vangelo, ma rispettoso dell'istituzione ecclesiastica. La Chiesa oggi punta a recuperare la memoria dei suoi profeti, soprattutto quando per intere generazioni anche di non credenti sono diventate vere icone dell'impegno per la giustizia e per il riscatto degli ultimi, a partire dal diritto alla conoscenza, fondamentale per l'esercizio di ogni diritto democratico.
Ma l'iniziativa di Betori non nasce dal nulla. E' stato il presidente della Fondazione don Lorenzo Milani, Michele Gesualdi a scrivere una lettera a Papa Francesco che in occasione della sua visita ad Assisi gli è stata consegnata direttamente lo scorso 4 ottobre da una suora francescana insieme ad una copia del libro Esperienze pastorali di Lettere di don Lorenzo Milani, priore di Barbiana. «E' un prete povero che ha bisogno di un Papa povero» sono state le sole parole pronunciate dalla suora al pontefice. Ma sono bastate. Pare abbiano avuto effetto la richiesta di riabilitazione rivolta senza esito già a quattro pontefici. Per Gesualdi che con don Milani ha condiviso l'esperienza di Barbiana, «l'occasione giusta potrebbe essere l'anniversario dei 90 anni dalla sua nascita», il prossimo 27 maggio. Chiede «di esplicitare la decadenza formale dell'atto della Inquisizione romana». «Sappiamo - scrive il presidente della Fondazione - che don Lorenzo è stato nei fatti ampiamente riabilitato dalla storia e dal cammino della Chiesa e che molta parte del suo messaggio è oggi patrimonio della Chiesa, della scuola e della società; come è evidente che siamo di fronte ad un sacerdote di Dio follemente innamorato della Chiesa di Pietro, tuttavia una riabilitazione anche formale da parte della Chiesa, dichiarando decaduto quel decreto, sarebbe per noi, che gli abbiamo voluto bene e visto soffrire per le incomprensioni subite, motivo di gioia, perché sappiamo quale maestro di fede, di morale e di impegno a favore dei poveri e dei più deboli è stato».
Il sacerdote fiorentino, infatti, paga prezzi altissimi anche per quel suo scritto sulla sua esperienza di prete nella Firenze degli anni 50, per quelle sue riflessioni documentate sulla Chiesa e i suoi limiti nel rapportarsi con la società del tempo ed anche sui suoi «tradimenti» delle verità evangeliche per quel suo «borghese» stare dalla parte del potere. Le sue «parole» cosi poco ortodosse, non furono apprezzate né dalla curia di Firenze, né in Vaticano. Cosi, malgrado l'appoggio paterno del cardinale Elia Dalla Costa a don Lorenzo non venne solo la censura al suo libro, ma anche la progressiva emarginazione da parte della curia fiorentina, in particolare dal vescovo ausiliare monsignor Florit, fino all'«esilio» di Barbiana, quell'agglomerato di poche case sul Mugello, senza né acqua, né luce. In quel luogo, che con la sua comunità di educazione alla criticità, divenne il simbolo del riscatto possibile per gli oppressi oltre che della denuncia di ogni potere.
Si sono dovuti attendere quasi 56 anni e l'arrivo di Francesco, il Papa amico dei «preti di strada» e dei poveri perché arrivasse il «ripensamento» per il «priore» reo di essere portatore di «troppo ardite novità» per i cattolici del suo tempo.

Roberto Monteforte