LA RIVOLUZIONE DEL CONCILIO II PASSA DA RONCALLI A BERGOGLIO

03-05-2014 - Notizie

LA RIVOLUZIONE DEL CONCILIO II PASSA DA RONCALLI A BERGOGLIO
di Marco Politi
IL "PAPA BUONO" NON POTÉ GODERE IN VITA DI UNA RIFORMA CHE PERMETTE OGGI L'IMPOSTAZIONE DI FONDAMENTALI CAMBIAMENTI NELLA CHIESA DI PIETRO.
Nella grande "festa dei quattro papi" di questa mattina Giovanni XXIII rischia di rimanere schiacciato. Francesco è la star, Ratzinger sarà guardato con tenerezza, Giovanni Paolo II farà la parte del leone visto che intere generazioni - dai diciottenni ai quarantacinquenni - hanno praticamente conosciuto soprattutto lui.
Papa Roncalli viene esaltato prevalentemente sugli schermi televisivi per la sua umanità e semplicità. Di fatto si dedica pochissimo spazio a raccontare cosa fu l'evento conciliare e quanto cambio in profondità la Chiesa cattolica.
Papa Ratzinger, che da giovane teologo aveva partecipato al Concilio militando nella pattuglia dei riformatori d'assalto, durante il suo pontificato ha condannato ogni interpretazione di "rottura" del Vaticano II, insistendo che andasse letto e interpretato in una logica di "continuità" con la tradizione della Chiesa. Esercitazione caduca. Perché il valore che il Concilio ha assunto nell'opinione pubblica cattolica e non solo consiste esattamente nel significato di grande Svolta rispetto alla Chiesa fossilizzata, uscita dalla fine dell'Ottocento, dalla lotta antimodernista di Pio X e dal rigido pontificato di Pio XII.
Papa Roncalli - scarpe grosse, cervello fino si potrebbe dire - scelse apposta il termine "aggiornamento", accingendosi alla sua impresa di rinnovamento, perché la parola riforma avrebbe spaventato i settori più conservatori. In realtà il Concilio produsse molto più di una semplice manutenzione aggiornata della Chiesa.
Il Vaticano II, per molti aspetti, rovesciò l'impostazione che la Chiesa cattolica aveva dato alle sue relazioni con la modernità sorta dall'Illuminismo, dalla rivoluzione industriale e scientifica, e già segnata dai prodromi della secolarizzazione parallela al tramonto del regime di "cristianità" perpetuatosi per secoli in Europa.
Il concilio Vaticano II proclama il primato della libertà di coscienza, riconosce il principio della libertà religiosa, riforma la liturgia, apre la strada all'uso delle lingue parlate durante la messa, si rivolge alle altre confessioni cristiane come "Chiese sorelle" e non più come formazioni eretiche e scismatiche, pone fine all'antisemitismo e antigiudaismo radicato nella Chiesa, individua nel Dio di Abramo l'identico Dio dell'ebraismo , del cristianesimo e dell'islam, ammette l'esistenza di "frammenti di verità" nelle religioni orientali. Una rivoluzione.
Se c'è qualcosa che unisce Francesco e Giovanni XXIII, oltre all'impasto di umanità e di misericordia loro proprio, è che entrambi nella loro azione di governo sono andati ben al di là delle aspettative del loro elettorato nei conclavi del 1958 e del 2013. Tutti i risultati del Vaticano II sono sanciti in documenti approvati quando papa Roncalli era già morto. Regnò solo cinque anni: dal 28 ottobre 1958 al 3 giugno 1963. Ma nell'unica sessione, la prima, in cui guidò i lavori conciliari, dall'ottobre al dicembre 1962, spezzò il tentativo della Curia e del fronte ecclesiale conservatore di imbrigliare l'assemblea.
SONO OTTO SETTIMANE
emozionanti. Papa Roncalli avvia il Concilio, respingendo i "profeti di sventura, che annunziano sempre il peggio, quasi incombesse la fine del mondo...", sostenendo che invece nella società contemporanea si esplicano i "misteriosi piani della divina Provvidenza". In rapida successione Giovanni XXIII permette che i padri conciliari scelgano in libertà e senza fretta i componenti delle commissioni, respingano gli schemi di documenti preparati in Curia, siano liberi di lavorare alle innovazioni del documento sulla liturgia, discutano senza veti dell'uso delle lingue nazionali nella messa. Infine Roncalli immette nell'organismo dirigente del Concilio anche personalità riformatrici come il cardinale belga Suenens.
Senza questo impulso innovatore l'assemblea conciliare non avrebbe potuto dispiegare le sue potenzialità. Ancora oggi i documenti del Vaticano II sono la base del nuovo corso di Francesco.
Giovanni Paolo II ha considerato il Concilio un fondamento del suo pontificato. Anche se ha represso la teologia critica, che avrebbe voluto sviluppare ulteriormente il patrimonio del Vaticano II individuando nuovi approcci, ad esempio, nel campo della dimensione sessuale (ciò che ora sta facendo papa Francesco).
MERITO DI WOJTYLA, tra le altre cose, è di avere sviluppato - attraverso i suoi viaggi e la sua azione geopolitica - la dimensione globale della Chiesa. Giovanni Paolo II comprende che il papa non può più comandare da Roma, ma deve andare verso il mondo. Durante il suo pontificato il papato si è "impadronito" della comunicazione di massa, acquisendo una dimensione mediatica, che sembra ormai imprescindibile per qualsiasi pontefice.
Da Il Fatto Quotidiano del 27/04/2014.