
Nell’arco di dodici ore, dalla sera del 31 agosto e al mattino del 1° settembre, sono morte due persone a noi particolarmente care, dalle quali abbiamo ricevuto molto: Angelo Casati, prete milanese 95enne e Enzo Bianchi, monaco laico. Abbiamo goduto della loro amicizia e del loro sostegno nel corso di molti anni, anche in momenti per noi difficili, e ci siamo nutriti delle loro parole e delle loro riflessioni. Ieri pomeriggio a Milano, abbiamo preso parte alle esequie di Angelo Casati, con una liturgia estremamente sobria e forse eccessivamente "pretesca" per la nostra sensibilità liturgica ed ecclesiale.
La nostra gratitudine si esprime ora nel dedicare loro due distinti numeri della Rassegna.
Due volte Angelo Casati è stato tra noi. Una prima volta, nel 2010, insieme a Lidia Maggi e Luigi Pozzoli, sul riconoscere i volti femminili (“ho l’impressione – diceva – che in certi ambienti della chiesa il volto femminile non sia ancora riconosciuto”), una seconda l’anno successivo su “una fede adulta, radicata nella libertà” (“ho respirato libertà negli anni del concilio. Oggi mi manca il respiro”). I testi degli incontri sono consultabili nel nostro sito www.finesettimana.org. Sempre in quegli stessi anni ha trascorso con noi due giornate in montagna, nella conca del Devero, nella gioia del camminare, mangiare e cantare insieme.
Nella rassegna a lui dedicata (il n. 956), dopo il testo di Moroni che parla sia di Bianchi che di Casati, riportiamo l’ultimo scritto con cui Angelo si è congedato (“omelia?”), il ricordo di Maria Cristina Bartolomei, quello dei soci e delle socie dell’Osservatorio Interreligioso sulle violenze contro le donne, quello dell’arcivescovo di Napoli Mimmo Battaglia che si rivolge “all’amico, padre e fratello Angelo”.
La vignetta di Biani in copertina condensa quanto Angelo scriveva dell’eucaristia: “Non è forse vero che riconsacriamo il pane del Signore ogni volta che ci lasciamo trascinare dal gesto, l’ultimo che il Signore ci ha lasciato, come comando,in quella cena, il gesto del servo che si china a lavare i piedi impolverati di fatiche delle donne e degli uomini con cui camminiamo, nel desiderio di sollevarli dalle stanchezze e di rialzarli a dignità?”
Anche con Enzo Bianchi è maturato nel corso degli anni un rapporto di stima e di amicizia. Enzo ha molto apprezzato e pubblicizzato la rassegna stampa online che aggiorniamo quotidianamente da venti anni sul sito www.finesettimana.org e che contiene ormai quasi 100 mila articoli (di cui ben 1150 proprio di Enzo), tutti consultabili per data, per autore e per tema. È stato tra noi come relatore agli incontri di “Finesettimana” nel 2006 su “Annunciare il vangelo oggi. Tra nostalgie di cristianità e riduzioni del cristianesimo a religione civile”. Non ci ha fatto mancare pubblicamente il suo sostegno nel momento in cui il vescovo ci impose d’autorità di interrompere il cinquantennale cammino di rinnovamento del linguaggio liturgico (proprio nel momento in cui la chiesa italiana promuoveva la prima fase del cammino sinodale, con un biennio di ascolto). Scriveva infatti su “la Repubblica” (6 dicembre 2021): “Il Papa chiede inclusione, ma poi alcuni vescovi chiudono esperienze parrocchiali di frontiera, paralizzano comunità che hanno aperto cammini di rinnovamento, chiedono di uniformarsi alle scelte pastorali diocesane, e finiscono addirittura per accusare di clericalismo chi semplicemente intende proseguire la ricerca per un autentico cammino sinodale”. E su Vita Pastorale nel febbraio del 2022, al nostro vescovo, che ci comunicava che l’eucaristia non è nostra ma della Chiesa, ricordava che “l'eucaristia è di Cristo, della Chiesa e dunque anche nostra! Perché l'eucaristia è azione del Signore e della Chiesa, nessuno ne è il padrone ma tutti i partecipanti ne sono i celebranti!”.
Nella rassegna a lui dedicata (il n. 957) riportiamo alcuni degli interventi più significativi apparsi dopo la morte di Enzo. Quello di Alberto Melloni, che ricorda che “Enzo offriva a tutti una parola “la cifra mai scontata, mai indulgente davanti all’inverno ecumenico in cui viviamo… Ma mai però una parola disperata”. Quello di Massimo Recalcati: “È stata questa, se si vuole, la cifra più radicale del suo cristianesimo: accogliere con gioia la vita in tutte le sue svariate forme… Non alzando gli occhi al cielo ma trovando il cielo sulla terra”. Il dialogo intercorso ultimamente con la comunità di Bose per una possibile riconciliazione. Infine le parole di congedo pronunciate da Goffredo Boselli, attuale priore della comunità monastica della Madia, durante i funerali del 3 settembre a Castel Boglione.
Giancarlo e Mariangela
