L'ira dei conservatori: 'Oscurate le nostre critiche'

16-10-2014 - Notizie

L'ira dei conservatori: "Oscurate le nostre critiche"

di Marco Ansaldo in "la Repubblica" del 14 ottobre 2014

Parzialità, mancata trasparenza, informazione manipolata e a senso unico. I cardinali conservatori e più fedeli alla linea della dottrina escono allo scoperto. Con due grossi calibri: il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Gerhard Ludwig Müller, e il Prefetto della Segnatura apostolica, Raymond Leo Burke, porporati che guidano la schiera di Padri sinodali contrari alle aperture sulla comunione ai divorziati risposati e l'accoglienza ai gay.
All'uscita dall'aula Paolo VI, Müller si ferma a parlare con un gruppo di giornalisti: «Trovo che sia una vera contraddizione il fatto che fuori dal Sinodo i vescovi possano dare libere interviste, mentre i loro interventi in aula non sono pubblici. Si è voluta così rompere una tradizione della Chiesa. Non importa se alcuni non sono d'accordo con questa mia opinione. Io dico ciò che voglio, ma soprattutto ciò che devo dire come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Inoltre, non ho fatto altro che dare voce alle proteste di molti fedeli che mi hanno scritto da vari Paesi e che hanno diritto di conoscere il pensiero dei vescovi. Perché si è dovuto cambiare?».
Müller contesta la decisione di non fornire ai media gli interventi dei Padri sinodali. I briefing quotidiani si svolgono infatti presentando le posizioni, ma senza indicare da quale fonte o Paese provengano. Obietta a Repubblica uno dei relatori: «Credo che gli interventi cartacei non siano pubblicati per risparmio di energie e di carta. Ognuno però è libero di rilasciare le interviste che vuole, e la Sala stampa provvede a briefing molto esaustivi ».
Di opinione contraria è il cardinale Burke: «Io non so come sia concepito il briefing - dice in un'intervista a Il Foglio - ma mi pare che qualcosa non funzioni bene se l'informazione viene manipolata in modo da dare rilievo solo a una tesi invece che riportare fedelmente le varie posizioni esposte. Questo mi preoccupa molto perché un numero consistente di vescovi non accetta le idee di apertura, ma pochi lo sanno. Si parla solo della necessità che la Chiesa si apra alle istanze del mondo enunciate a febbraio dal cardinale Kasper. In realtà, la sua tesi sui temi della famiglia e su una nuova disciplina per la comunione ai divorziati risposati non è nuova, è già stata discussa trent'anni fa. Poi da febbraio ha ripreso vigore ed è stata colpevolmente lasciata crescere. Ma tutto questo deve finire perché provoca un grave danno per la fede». Burke attende ora un «pronunciamento» da parte del Papa.