Intervento dell'assessore Aldo Fappani (Valle Mosso) sulla Mozione presentata dalla minoranza ' Presenza dei crocifissi in ogni aula scolastica '

16-12-2009 - Notizie

Consiglio comunale a Valle Mosso di sabato 12 dicembre 2009
Intervento dell'assessore Aldo Fappani sulla Mozione presentata dalla minoranza " Presenza dei crocifissi in ogni aula scolastica ". - Da Verbalizzare e Allegare agli Atti.

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Oggi siamo qui per dibattere una Mozione della minoranza di centro destra sulla salvaguardia del Crocifisso in specie nelle scuole statali in quanto da loro ritenuto simbolo che rappresenta in modo assoluto la identità e tradizione nazionale ed europea. Ciò in aperto contrasto con la inoppugnabile e limpida sentenza della " Corte Europea dei Diritti dell'Uomo " di Strasburgo che argomentando dettagliatamente - e appellandosi al rispetto reciproco - si è invece pronunciata contro la presenza di qualsiasi simbolo religioso in modo specifico nelle Scuole Pubbliche in quanto contrario al diritto di libera educazione religiosa. Una storica sentenza di condanna dello Stato italiano ma di assoluta laicità e di pieno rispetto delle persone e delle tradizioni religiose di tutti. E siccome è proprio da questa sentenza che nasce la mozione, essa non è eludibile dalla nostra analisi. E credo che si debba partire da questo dato prima di esprimerci, in quanto la questione se non sottovalutata o ridicolizzata non è affatto " banale " bensì " fondamentale " sia in termini culturali che di diritto e di democrazia.

* E' risaputo che il volere appartenere a una qualsiasi fede religiosa si determina come libera scelta di coscienza. Quindi una scelta squisitamente personale che un individuo abbraccia in base a propri convincimenti e proprie sensibilità acquisiti e maturati nel tempo. Perciò non può essere imposta dall'alto da nessuno - ne inculcata subdolamente ne con la forza ricattatrice - tanto meno dal nostro Stato italiano che costituzionalmente risulta laico e non confessionale. Infatti in quanto Stato non rappresenta solamente i cattolici ma tutti i cittadini, tra cui quelli delle altre numerose confessioni, compreso gnostici, dubbiosi, atei. Per cui rispetto a ciò " Laicità " significa che tutte le confessioni religiose sono uguali e sullo stesso piano e che nessuna rappresenta lo Stato italiano e viceversa.

* Personalmente, la questione della logicità o meno se nelle Scuole Pubbliche deve essere esposto solo il crocifisso - primario simbolo religioso della chiesa cattolico romana - l'avevo affrontata e approfondita sin dagli anni Ottanta e - da credente - arrivai alla conclusione che onestamente - non solo per questioni di principio - ciò non era giusto ma assurdo. Cioè una forzatura e un privilegio " discriminanti " accordati a discapito di chi non lo condivide o professa un'altra fede.

* Per essere più chiaro in questo senso mi associo alle parole di Sergio Romano - editorialista al Corriere della Sera - che afferma: " Oggi nell'attuale società il simbolo religioso del crocifisso, destinato a creare un clima di fratellanza e spirituale concordia, è diventato simbolo di differenza e separazione. Vi sono luoghi e momenti in cui una fede religiosa ha il diritto di affermare i propri valori e proclamare ad alta voce le sue verità. Ma fra questi luoghi non deve esserci la scuola pubblica. Qui tutti gli alunni devono essere uguali. Con gli stessi obblighi, gli stessi diritti, le stesse aspettative e devono essere valutati con gli stessi criteri. Nelle scuole pubbliche non può esservi posto per simboli di nessuna religione in quanto essi dividono anziché unire. Queste le ragioni per cui, indipendentemente dalla sentenza di Strasburgo, è giusto rimuovere il crocifisso dalle scuole " .

* E ancora per riflettere ecco la testimonianza di Marco Riva di Milano: " Sono volontario presso una importante realtà privata di assistenza gestita dai frati Cappuccini. Per loro volontà nei locali frequentati quotidianamente da molte persone di etnie e religioni diverse non è esposto nessun simbolo religioso - nemmeno il crocifisso - in segno di rispetto verso chi non è cristiano. Il vero senso di cristiano è però testimoniato dall'esistenza stessa di questa opera e dal fare di molti che impiegano il loro tempo come volontari. Mi viene un dubbio: non è per caso che molti di coloro che alzano oggi la voce in difesa dell'esposizione del crocifisso preferiscono averlo davanti agli occhi piuttosto che nel loro cuore ? ".

* E sempre sulla tematica ecco altri succinti pensieri di significative voci cristiane:

- Ecco cosa sottolinea un sacerdote cattolico di Catania: " La croce non si appende, si carica sulle spalle per incamminarsi con essa dietro Gesù Cristo ".

- E la teologa Marinella Perroni dice: " Senza la Bibbia il richiamo al crocifisso è ambiguo. Il modo in cui nel nostro paese s'è affrontata la questione dimostra che l'Italia è la prima e ultima provincia del Vaticano. Al posto di queste polemiche serve un discorso serio sullo stato della fede nel paese ".

- Le Comunità Cristiane di Base hanno lodato la sentenza di Strasburgo ricordando che don Milani nella sua scuola di Barbiana tolse il crocifisso dalle aule dicendo: " Meno croci e più Vangelo "

- E la pastora cristiana della chiesa valdese Maria Bonafede a tal proposito afferma: " Se non c'è nessun simbolo ci sono tutti, perché ognuno può pregare il suo Dio, essere sensibile alla religione senza bisogno di avere appiccicato al muro il senso della sua fede ".

- E don Giovanni Perini della Caritas biellese puntualizza e si chiede: " Se tolgono i crocifissi dalle scuole - ci si può dolere - ma si perde qualcosa di essenziale alla fede cristiana ? "

* A questo punto in conclusione e sinteticamente vorrei almeno ricordare che:

1° - Questa tradizione è stata imposta per legge durante l'epoca sabaudo / fascista quando i re erano tali solo " per Grazia di Dio e volontà della Nazione " sin dal regno di Sardegna nel 1.860

2° - Il Concordato tra regime dittatoriale fascista e chiesa cattolica è stato revisionato nel 1.984
quando come da Costituzione è stata sancita la laicità e neutralità dello Stato rispetto alle religioni.

3° - Oggi nessuna legge della Repubblica Italiana impone il crocifisso nelle Scuole Pubbliche.

4° - Sulla teoria della identità cristiana dell'Europa rammento che lo stesso Parlamento europeo la discusse negli scorsi anni ma non la ratificò - ne la inserì o la contemplò, in quanto per molti le radici culturali europee in verità affondano nella cultura greco - ellenista e/o in altre.

5° - Sulla salvaguardia delle tradizioni è bene ragionare, ma fondamentale è per quali fini e con quali metodi si concretizza. Per un confronto aperto - dialogante - solidale, o per alzare pericolosi nuovi muri che biasimano culture e fedi diverse sino a negare la dignità umana di altri fratelli ?

* Mi fermo qui avendo volutamente soffermarmi sui principali aspetti della sentenza della " Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ". Una sentenza centrale e non glissabile che tende a stimolare la attuazione di una scelta di reale civiltà in termini di razionalità culturale, libertà e uguaglianza per tutti. In definitiva anch'io sono convinto che la principale posta in gioco che si dibatte - al di là di subculture e integrismi - è incentrata sul valore primario della laicità della sfera pubblica rispetto all'ambito spirituale privato.
Aldo Fappani

 

Croce e cassoela di Massimo Gramellini

Perché il cardinale, anzi l'imam Tettamanzi non difende il crocifisso ma i rom?, si interroga dal suo autorevole pulpito il Calderoli. Tiro a indovinare: forse perché lo sgombero di un campo alle porte di Milano ha lasciato all'addiaccio, sotto le stelle fredde di dicembre, decine di bambini che frequentavano regolarmente le scuole cittadine, unica soluzione per inserire sul serio il famigerato «straniero» nella nostra società? Forse perché difendere l'umanità inerme, comunque si chiami e qualunque sia il suo colore, equivale a difendere il crocifisso nella sostanza e non solo nella forma?
A differenza del noto teologo leghista, e del suo collega di partito che durante una discussione pubblica, a Genova, ha difeso le ragioni del catechismo a suon di bestemmie, non sono un esperto del ramo.
Però suppongo che se il titolare della ditta scendesse dal crocifisso per fare due passi in Lombardia, andrebbe più d'accordo con Tettamanzi che con Calderoli. Non foss'altro perché il primo cerca di riempire i simboli di contenuti - per esempio il rispetto, per esempio l'amore - mentre il secondo tratta il cristianesimo come il risotto allo zafferano o la cassoeula: elementi di identità sganciati da qualsiasi significato che non sia un tributo doveroso alla tradizione e in qualche caso alla nostalgia.
Molti poveri cristi italiani pensano che, senza stranieri, ci sarebbero case e mestieri migliori per loro. E molti altri, che poveri cristi non sono, ritengono che l'unico modo di sopravvivere all'invasione consista nell'acquattarsi sopra le proprie radici. Forse merita di essere ascoltato anche chi, come Tettamanzi, quelle radici non si limita a proteggerle, ma cerca di protenderle verso l'alto. Immaginando una Milano che, oltre che nella croce, nella Madonnina e nella cassoeula, si identifica nella capacità di dare un tetto e un'istruzione a tutti i bambini.

 

Crocifissi a scuola: vecchi obblighi e nuove sfide

 Di MARIA CRISTINA BARTOLOMEI, docente di filosofia e teologa

 

La recente sentenza con la quale la Corte europea ha dato ragione (a differenza dei tribunali italiani) alla famiglia ricorrente contro l'esposizione dei crocifissi nelle scuole statali, ha sollevato, da parte non solo di esponenti e fedeli della Chiesa cattolica, ma anche di politici, giornalisti, rappresentanti della pubblica opinione, un'ondata di reazioni, anche argomentate, ma soprattutto emotivamente molto cariche, talora polemiche e aggressive. E comprensibile la preoccupazione della Chiesa di non veder semplicemente vietare lo spazio pubblico ai simboli religiosi: un domani qualcuno potrà chiedere che spariscano dalle città le chiese, le edicole e dalle montagne o dalle grotte marine le croci e le statue di santi? E anche comprensibile che tanti abbiano potuto sentirsi offesi e feriti Non tanto dal fatto che in un'aula scolastica o ufficio pubblico non ci sia un crocifisso (i cattolici vivono serenamente e liberamente, non da perseguitati o emarginati, la loro fede in tantissimi Paesi in cui tali segni non vengono esposti), quanto dalla motivazione che ha richiesto dì toglierli: turbamento dei giovani, violazione dei loro diritti. Per un cristiano, la Croce rappresenta l'abisso dell'amore di un Dio fino in fondo umano e che si abbassa fino a morire da schiavo in favore dell'uomo e per riscattare tutti a libertà, È il simboìo massimo di un Dio che non esclude, che abbraccia tutti; simbolo della vittoria delle vittime della storia, tanto che i fratelli protestanti preferiscono la Croce vuota, senza il crocifisso, per indicare che la Resurrezione è avvenuta, Come potrebbe un tale simbolo offendere qualcuno, ledere la sua libertà di coscienza e di religione? Perché voler bandire Gesù? Questo però lo vede la fede Al di fuori dì essa il crocefisso, come è stato rivendicato e sostenuto, diventa una "espressione culturale". In gioco non è Gesù, ma la nostra "identità". I cristiani non dovrebbero pensare a questo come un buon riparo, giacché stravolge il senso del simbolo, esprimente la fede nel Crocifisso risorto. Esporlo allora vuol dire soprattutto "in questo territorio ci siamo noi, e non altri": infatti, gli stessi che ora insorgono in difèsa della esposizione
del crocifisso, spesso si oppongono a che vengano costruiti edifici dì culto per altre religioni, in favore dei quali si sono più volte espresse le autorità ecclesiastiche cattoliche. Né vale la logica: "Ma che fastidio vi dà?". Il preteso "diritto della maggioranza" a mettere il proprio sigillo religioso su uno spazio che deve essere egualmente accogliente nei confronti di tutti, ha molto poco a che fare con la confessione dell'amore gratuito di Dio per l'uomo e per il benevolo rispetto della libertà di religione e dalla religione che la Costituzione italiana sancisce e il Concilio afferma. Chi prospetta la possibilità di una pluralità di simboli mediti sull'esito grottesco: una parete con un crocifisso, una croce, una croce a tre braccia (ortodossa), una stella di Davide, una mezzaluna islamica, un triangolo massonico, un cartello "Dio non c'è" dell'Unione atei, e i simboli di religioni orientali! Non si tratta di negare una identità, ben rappresentata dalla bandiera e dalla fotografia del Presidente della Repubblica.
Si può dubitare della saggezza di una battaglia contro il crocifisso, quando ci si dovrebbe unire per rispondere ai tanti gravi problemi ma, se il crocifisso è inviso a tanti, la colpa è di chi ne ha abusato per opprimere, perseguitare, affermarsi. Oggi in questione è la obbligatorietà della affissione dei crocifissi nelle scuole statali come "complementi d'arredo". L'esposizione nelle scuole, dice la Corte, viola l'obbligo dello Stato di astenersi da imporre, anche indirettamente, credenze, nei luoghi in cui queste persone sono a suo carico o nei luoghi in cui queste persone sono particolarmente vulnerabili, come è il caso di menti giovanili in formazione: per questo don Milani lo toglieva durante le lezioni. Altro è che in singole scuole genitori, insegnanti, alunni si accordino per esporre un simbolo religioso (come il Presepe). Né si tratta quindi dello spazio pubblico in genere, in cui tutte le espressioni religiose e culturali debbono potersi rappresentare.
E i cristiani italiani dovrebbero ricordare altre cose. Quest'obbligo deriva, con varie tappe e svolte, dal riconoscimento della religione cattolica come religione di Stato (salvo tollerare le altre), ormai non più vigente: del che i cattolici dovrebbero per primi rallegrarsi, così come, dopo decenni, hanno riconosciuto come benedizione per la Chiesa la fine del potere temporale. Quando, con le infami leggi razziali del 1938, ne furono scacciati gli ebrei, nelle aule scolastiche italiane rimase l'ebreo Gesù, ma solo perché inchiodato. Se ne sarebbe andato volentieri. E certo vorrebbe andarsene da dove, a torto o a ragione, la sua presenza è vissuta come una imposizione, soprattutto da parte dì chi non lo riconosce in ogni essere umano, specialmente se povero, migrante, rifugiato, "diverso", oppresso, perseguitato umiliato, carcerato. Lasciamolo andare dalle pareti e ripetiamo invece il suo gesto di inginocchiarsi a lavare i piedi all'umanità sofferente. (JESUS - dic 2009)                                    

 

DIFESA DEL CROCIFISSO O AMORE PER I "CROCIFISSI"?

Un senso di "fastidio" è il sentimento dominante che continua ad accompagnarmi ogni volta che sento posizioni pro o contro nel grande dibattito sul crocifisso (diventato obbligatorio nei luoghi
pubblici durante il fascismo per tenere buoni i credenti e per rendere accettabile il regime nonostante il suo sostanziale ateismo di ideali...).
Quando sento il ministro della Difesa lgnazio La Russa, in tv, ripetere con foga e veemenza una
frase aberrante come: "Possono morire, possono morire, possono morire...", riferendosi a quelli che
vogliono togliere il crocifisso, con tanto di applauso del pubblico presente, mi chiedo se questa è
I'espressione della mia religione. No, io credo in un Dio diverso e questa è l'espressione di una religione che non c'entra con la fede in Gesù Cristo: è una religione civile e la cosa mi sembra molto
pericolosa.
Mi pare che quella del crocifisso sia una di quelle questioni inventate di proposito allo scopo di
strumentalizzare sentimenti e simboli che sono molto lontani da ciò che i partiti sostenitori della campagna sul crocifisso praticano quotidianamente nelle loro azioni di governo. Proprio chi è propugnatore di leggi in radice anticristiane, come la legge Bossi-Fini sull'immigrazione.
Dio, però, ha scelto di stare con gli ultimi: è sulle carrette piene di disperati che solcano il Mediterraneo per cercare in Europa un po'di speranza. È morto, in fondo al mare, con quelli che il
mare si è portato via nella loro ricerca di un luogo dove poter vivere dignitosamente. Mettiamo
pure dovunque il crocifisso, a condizione che chi lo espone voglia con quel gesto, accettare di incontrarlo e di onorarlo nella persona dei tanti che ogni giorno sono costretti a salire sullo stesso Golgota.
Non sentirò più il fastidio di questi dibattiti, solo quando vedrò anche molti dei nostri bravi cattolici
"praticanti" non astenersi più (spesso poi il silenzio cela un sostanziale avallo, che a volte arriva ad essere addirittura esplicito), dal condannare frasi, leggi, comportamenti che riducono il crocifisso a
un oggetto. Quando la preoccupazione dominante è quella della tutela del proprio benessere, ponendo le cose prima delle persone, rischiamo di trasformare in idolo anche quello che si trova in
chiesa. Quello che siamo grida più forte di quello che diciamo: diamo onore al Crocifisso con scelte che davvero dimostrino che abbiamo imparato la sua lezione, non con I'appello a leggi e circolari.
Non è infatti un crocifisso che rende presente la testimonianza di cristiani nella scuola (don Milani, infatti, I'aveva fatto togliere dall'aula dove faceva scuola popolare...).
Nessuno potrà mai impedire agli insegnanti cristiani, di portare insieme alla propria esperienza professionale anche la loro anima cristiana. Questo non significa certamente che si avvierà una
campagna di colonizzazione... anche se sono sicuro che molti la penseranno così.
L'insegnante continuerà ad essere tale, con o sènza crocifisso nelle aule: spendendo la propria vita, nella carità evangelica, per i bambini ed i ragazzi, con la pazienza e I'amore gratuiti che il cristiano sa e deve sempre dare.
La possibile esclusione dei crocifissi dalle scuole, spingerà noi cristiani ad essere più consapevoli
della nostra "responsabilità testimoniale"? Forse non tutti i mali vengono per nuocere...
Mi domando: cosa vedrebbe Gesù di noi, oggi? E quale sarebbe il suo giudizio di fronte ai nostri
gesti religiosi? Vedrebbe solo una inutile religiosità di facciata oppure una vera fede fatta di gesti veri? E affidata ad una croce sulla parete la salvaguardia dei nostri valori cristiani? E chi sta sotto la
croce (insegnante o studente), se è cristiano, non ha lui il dovere di difendere con la sua vita e le sue
scelte i valori del Vangelo?
Gesù più volte si è scagliato contro una religiosità fatta più di gesti esteriori che di vere convinzioni profonde, radicate nella vita vera e incarnate nella quotidianità dei nostri gesti e delle nostre azioni. Vedeva infatti come una profonda ipocrisia gli ampi gesti degli scribi che amavano farsi vedere attaccati alla religione, mentre in realtà vivevano nella rapina e nella superficialità.
Non dimentichiamo che la migliore difesa della tradizione e dei valori cristiani sta nelle nostre mani, nelle nostre scelte personali e sociali. Del resto, Gesù stesso si rivolse nel Vangelo ai suoi dicendo: "Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri" (Giovanni 13,35). Ecco come possiamo dire chi siamo a chi non crede e a chi è di un'altra fede e cultura: dall'amore concreto e dalla solidarietà operosa. Questo è certamente il più forte segno di cristianesimo rispetto a un crocifisso di legno o di plastica dimenticato sulle pareti delle nostre aule scolastiche.

di Andrea Zanello * * lnsegnante di Religione Cattolica

 

Sul caso don Alessnadro Santoro: La chiesa, la disciplina, sono buone cose, la bontà di più

Un prete di Firenze, Alessandro Santoro, ha benedetto il matrimonio di una coppia che comprende un transessuale. Ha rotto una disciplina per bontà verso degli esclusi. Ora è stato allontanato dalla sua comunità. Gli ho espresso solidarietà1. Non sostengo affatto di avere tutta la ragione. Non ci ho pensato molto, né mi pare una cosa tanto grave. Non ho alcuna simpatia, anzi una istintiva ritrosia tradizionalissima davanti a questi slittamenti di identità sessuale che oggi vanno forte.
Si danno battesimi e matrimoni ben fuori dal campo della fede cristiana, come semplici riti sociali di buon augurio, e - assai peggio - si fanno messe militari con grida bestiali di "Folgore"!, dentro la chiesa-edificio (basilica di san Paolo, funerale dei soldati mandati e andati a morire a Kabul), davanti al tavolo della Cena e alla Croce, e così si benedice la guerra sporcando Dio e la sua Parola. Cosa vuoi che sia, al confronto, un prete che chiama sacramento - ma tutto è sacramento! "tutto è grazia" - una preghiera e una benedizione su due persone che appoggiano I'una ali'altra le loro povere vite, povere come tutte le nostre, di vescovi e non-vescovi.Il vescovo Giuseppe Betori, principe della disciplina più che della bontà, faccia il suo mestiere, ma allora scagli la sua disciplina anche contro esercito e governo che sacrilegano assai di più l'eucaristia di Gesù, per rafforzare le loro armi e i loro profitti a danno dei poveri ingannati con la falsa retorica militare, tacendo ben bene sulla popolazione afghana che subisce la guerra.
Non sappiamo dove arriva la grazia. la chiesa "senza confini" (come proclamava sorella Maria di
Campello), e stiamo lì col centimetro della disciplina. Santoro forse faceva bene a non sacramentalizzare quel gesto, e piuttosto dirgli che 1a loro vita era già un sacramento. E fa male il vescovo-disciplina a non dare lui questo annuncio, che amore e amicizia sono l'unico universale sacramento di Dio, in qualunque sesso e trans-sesso, roba di cui Dio - oso immaginare - non è ossessionato come 1e gerarchie cattoliche.
Per "es-agerare" ancora un po' (spesso la verità sta ex-agro, fuori dal campo), mi verrebbe voglia di parafrasare il profeta e il vangelo: "Misericordia voglio, e non sacramenti!).
( Enrico Peiretti )

 

La crociata (medioevale) per tenere i crocifissi in aula (Curzio Maltese)

La sottomissione dello Staro alla Chiesa è la madre di tutte le anomalie e anche la ragione per cui non vedremo mai le famose riforme promesse da tutti. La ribellione quasi unanime dei
partiti all'ovvia sentenza europea sul crocifisso nelle scuole illustra bene la totale assenza di un barlume di riformismo nel nostro quadro politico.
La Corte dei diritti dell'uomo ha semplicemente ribadito un concetto scontato. In Europa, in genere nelle democrazie occidentali, il simbolo di una religione nei lunghi dello Stato è inconcepibile.
Così come è inconcepibile l'insegnamento scolastico di una sola religione, per giunta con docenti scelti dai vescovi e non attraverso un regolare concorso. L'Italia fa eccezione. perché siamo più cristiani degli altri, dei polacchi o degli spagnoli, per esempio? Si può sorridere.
Perché la cultura cattolica è un elemento d'identità della nazione, come hanno ripetuto tutti, dal cardinal Bertone ai leader del centrosinistra? Qui si può ridere apertamente.
La nazione italiana nasce "contro" la Chiesa cattolica. Infatti dall'Unità d'Italia fino al regime fascista i crocifissi sono banditi dalle aule scolastiche come da qualsiasi altro edificio pubblico. Il crocifisso a scuola non è un simbolo della nazione, ma del fascismo. Il cinico risultato di un patto di potere fra un ex ateo, Mussolini, e un Papa acquiescente con Hitler. Qualcosa per cui un democratico, ma anche un autentico cristiano, dovrebbe solo vergognarsi. O si pensa che all'uomo raffigurato nel crocifisso sarebbe piaciuto il Patto? Al contrario, tutti lo difendono, se ne fanno addirittura un vanto, lanciano crociate contro gli infede1i di Bruxelles. Uno spettacolo avvilente.
Perfino chi per cultura e scelta politica, come i leader del centrosinistra, avrebbe il dovere del coraggio e della verità, si schiera per giustificare i pogrom antieuropei. "Gli italiani non sono maturi per affrontare ii tema della laicità" mi ha spiegato uno di loro. Nel 2009. Che si fa, si aspetta un' altro secolo? Ma se questi non sono in grado di rimuovere i crocifissi dagli uffici pubblici e rimetterli nelle chiese, dove debbono stare, quando mai faranno una riforma seria?
C'è un gran tramestio di associazioni nuove, fondazioni milionarie, tutte riferite al futuro, futuro qui e futuro là, e nessuna che abbia speso una parola sulla vicenda.
A quale futuro pensano, al Medioevo?

 

 

PER LIBERAZIONE 5 novembre 2009 - Non tutto è diritto - Raniero La Valle

Vorrei dire il mio sentimento riguardo alla sentenza della Corte europea
sul crocefisso nelle scuole. La sentenza è ineccepibile: una volta
investita del caso, la Corte non poteva che decidere così; infatti in
discussione non c´era l´utilità, l´opportunità, il significato, religioso o
civile, del crocefisso, la percezione positiva o negativa che dei minori,
per lo più ignari del cristianesimo, possono avere di un uomo "appeso nudo
alla croce", e così umiliato ed ucciso esposto alla vista di tutti. Non su
questo verteva il giudizio e non su questo dovrebbe svilupparsi il
dibattito sulla sentenza, in odio alle ragioni degli uni o degli altri,
come ho visto fare anche in giornali amici. Il giudizio verteva
sull´obbligo, imposto dallo Stato, di mettere il crocefisso nelle aule
scolastiche; come dice la Corte di Strasburgo "sull´esposizione
obbligatoria di un simbolo di una data confessione religiosa" nel contesto
di una funzione pubblica gestita dal governo. È evidente che a
quest´obbligo, derivante da decreti reali e da circolari fasciste che
imponevano insieme al crocefisso il ritratto del re, si oppongono tutti i
principi del moderno Stato di diritto, le norme della Costituzione, la
Convenzione europea e forse anche la Dichiarazione conciliare "Dignitatis
humane" sulla libertà religiosa.

Nondimeno vorrei dire il mio sentimento di dolore per ciò che è accaduto e
ancor più per ciò che può accadere.

Anzitutto mi dispiace che ad attivare il procedimento nelle sue diverse
fasi, con innegabile tenacia, sia stata una madre di due bambini che è
anche socia dell´Unione Atei e Agnostici Razionalisti (UAAR), il che fa
pensare che oltre alla difesa dei due figli da indesiderate interferenze
religiose, tra i motivi del ricorso ci fosse un più generale interesse
ideologico.

Mi dispiace anche che la giurisdizione amministrativa italiana e il governo
siano stati così miopi, sia nella sostanza che nelle motivazioni, nel
respingere le ragioni della ricorrente (mentre per darle ragione sarebbe
bastata la Costituzione), da provocare l´appello alla Corte di Strasburgo e
da chiamare perciò in causa addirittura la Convenzione dei diritti
dell´uomo; testo normativo certo pertinente, ma alquanto sproporzionato se
si pensa a quali e quanti diritti umani sono impunemente e atrocemente
violati in tutto il mondo, e alla compressione vicino allo zero che per
contro la presenza del crocefisso nelle aule scolastiche infligge ai
diritti umani dei fanciulli che sono costretti a vederlo.

Inoltre mi dispiace che l´Italia, in una sede significativa come la Corte
di Strasburgo, abbia mostrato il grado infimo a cui la considerazione del
diritto è arrivata nel governo del nostro Paese, mettendo tra le
motivazione della sua memoria difensiva "la necessità di trovare un
compromesso con i partiti di ispirazione cristiana", che nella migliore
delle ipotesi è una ragione inerente alla politica politicante, cioè al
potere, e non al diritto.

Ma soprattutto mi dispiace che, riconoscendosi da parte di tutti che non
c´è più una religione di Stato, e che non si può imporre a tutti la
rappresentazione simbolica di una sola confessione, ci sia una gara per
dire che il crocefisso andrebbe mantenuto perché avrebbe cessato di essere
un simbolo religioso, e sarebbe invece "un simbolo dello Stato italiano",
"un simbolo della storia e della cultura italiane", un segno "dell´identità
italiana", "una bandiera della Chiesa cattolica, l´unica - ha osservato il
tribunale amministrativo di Venezia - a essere nominata nella Costituzione
italiana"; anzi, secondo il Consiglio di Stato, la croce sarebbe diventata
un valore laico della Costituzione e rappresenterebbe i valori della vita
civile. Come dice giustamente un terzo intervenuto nel giudizio di
Strasburgo (un´organizzazione per l´attuazione dei principi di Helsinki),
questa posizione "è offensiva per la Chiesa".

Questa posizione è infatti atea, ma è devota, e tende a lucrare i benefici
della religione come religione civile. E io dico la verità: se il
Crocefisso diventasse la bandiera di un´identità, di un nazionalismo, di un
razzismo, di una lotta religiosa, e se la sua difesa dovesse essere messa
nelle mani di Gasparri, di Calderoli o di Pera, della Lega o di Villa
Certosa, e cessasse di essere la memoria di un Dio che si è fatto uomo, per
rendere gli uomini divini, e che "avendo amato i suoi fino alla fine" ha
accettato dai suoi carnefici la sorte delle vittime, e continua a salire su
tutti i patiboli innalzati dal potere, dal danaro e dalla guerra, allora io
non vorrei più vedere un crocefisso in vita mia.

E mi dispiace infine che questa controversia abbia preso il via da una
regolamentazione giudiziaria, norma contro norma, obbligazione contro
abolizione. Il diritto non può che operare così, e quello che era
obbligatorio prima può rendere illegittimo oggi. Ma io penso che non c´è
solo il diritto scritto; ci sono le consuetudini, c´è una cultura comune,
che pian piano muta, che ieri era "cristiana", oggi è agnostica, domani
sarà laica; si possono far crescere i processi, senza imposizioni e senza
strozzature, accompagnando col variare delle proposte educative, dei mondi
vitali, delle culture diffuse, delle etnie compresenti, il variare delle
forme e dei simboli mediante i quali una società rappresenta se stessa. E
non è detto che tutto il cambiamento debba avvenire tutto in una volta e in
tutto il Paese, come quando a un solo segnale vennero rovesciati i ritratti
del re e i simboli del fascismo.

Non credo che quello che oggi manca in Italia sia il riaccendersi di un
conflitto religioso, di una guerra ideologica. Certo al governo piacerebbe,
perché sarebbe ancora un altro modo per dirottare l´attenzione, per restare
esente dal giudizio sul disastro prodotto dalle sue politiche reali.

Se dovessi dire come procedere, direi che lo Stato smetta di imporre alle
scuole il crocefisso, e non impugni Strasburgo; che la Chiesa non ne
rivendichi l´obbligo, tanto meno come simbolo d´identità e di radici,
piuttosto che come simbolo di salvezza, e per ottenerlo non corra nelle
braccia del governo; e che con buon senso, secondo le tradizioni e le
esigenze dei luoghi, si trovi un consenso tra genitori, alunni e maestri,
sul lasciare o togliere la croce. L´ultima cosa che vorrebbe quel Dio
schiavo che vi si trova appeso, è di portare l´inquietudine, l´inimicizia e
lo scontro nei luoghi dove una generazione sta scegliendo, e forse solo
subendo, il suo futuro.

 

 

Penso che...


Penso che quando si inizia a sentenziare sui simboli religiosi si è già dentro una crociata e questo è il modo peggiore di aiutare il mondo globalizzato ad integrarsi e a superare le divergenze.
Ogni cultura ha la sua storia, le sue tradizioni, i suoi "simboli". Che questi, per il singolo, siano pieni o vuoti di significato, poco importa.
E' sbagliato imporre il crocefisso, ma è ancora più errato imporre di eliminarlo, perché si cade in una voragine di allora così o cosà, allora anche questo o quello....

Quel povero cristo non nuoce a nessuno di noi, distratti come siamo da altro, forse spaventerebbe di più se, guardandolo, volessimo per un solo secondo imitarlo.

Mi scoccia anche la pretesa di non far fare, nelle aule dei bambini, il presepe che, invece, racconta una bella storia d'amore, di speranza e di pace e tutte le statuine non sono altro che l'umanità che accorre verso l'Amore.

Voglio il presepe: se fossi maestra, convocherei tutti i genitori e farei loro capire la simbologia del presepe, poi, magari, insieme alle statuine italiane, ne farei mettere di altre nazionalità.

Ara

 

MA IO DIFENDO QUELLA CROCE- Marco Travaglio

Dipendesse da me, il crocifisso resterebbe appeso nelle scuole. E non per le penose ragioni accampate da politici e tromboni di destra, centro, sinistra e persino dal Vaticano. Anzi, se fosse per quelle, lo leverei anch'io. Fa ridere Feltri quando, con ignoranza sesquipedale, accusa i giudici di Strasburgo di "combattere il crocifisso anziché occuparsi di lotta alla droga e all'immigrazione selvaggia": non sa che la Corte può occuparsi soltanto dei ricorsi degli Stati e dei cittadini per le presunte violazioni della Convenzione sui diritti dell'uomo. Fa tristezza Bersani che parla di "simbolo inoffensivo", come dire: è una statuetta che non fa male a nessuno, lasciatela lì appesa, guardate altrove. Fa ribrezzo Berlusconi, il massone puttaniere che ieri pontificava di "radici cattoliche". Fanno schifo i leghisti che a giorni alterni impugnano la spada delle Crociate e poi si dedicano ai riti pagani del Dio Po e ai matrimoni celtici con inni a Odino. Fa pena la cosiddetta ministra Gelmini che difende "il simbolo della nostra tradizione" contro i "genitori ideologizzati" e la "Corte europea ideologizzata" tirando in ballo "la Costituzione che riconosce valore particolare alla religione cattolica". La racconti giusta: la Costituzione non dice un bel nulla sul crocifisso, che non è previsto da alcuna legge, ma solo dal regolamento ministeriale sugli "arredi scolastici". Alla stregua di cattedre, banchi, lavagne, gessetti, cancellini e ramazze. Se dobbiamo difendere il crocifisso come "arredo", tanto vale staccarlo subito. Gesù in croce non è nemmeno il simbolo di una "tradizione" (come Santa Klaus o la zucca di Halloween) o della presunta "civiltà ebraico-cristiana" (furbesco gingillo dei Pera, dei Ferrara e altri ateoclericali che poi non dicono una parola sulle leggi razziali contro i bambini rom e sui profughi respinti in alto mare). Gesù Cristo è un fatto storico e una persona reale, morta ammazzata dopo indicibili torture, pur potendosi agevolmente salvare con qualche parola ambigua, accomodante, politichese, paracula. È, da duemila anni, uno "scandalo" sia per chi crede alla resurrezione, sia per chi si ferma al dato storico della crocifissione. L'immagine vivente di libertà e umanità, di sofferenza e speranza, di resistenza inerme all'ingiustizia, ma soprattutto di laicità ("date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio") e gratuità ("Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno"). Gratuità: la parola più scandalosa per questi tempi dominati dagli interessi, dove tutto è in vendita e troppi sono all'asta. Gesù Cristo è riconosciuto non solo dai cristiani, ma anche dagli ebrei e dai musulmani, come un grande profeta. Infatti fu proprio l'ideologia più pagana della storia, il nazismo - l'ha ricordato Antonio Socci - a scatenare la guerra ai crocifissi. È significativo che oggi nessun politico né la Chiesa riescano a trovare le parole giuste per raccontarlo. Eppure basta prendere a prestito il lessico familiare di Natalia Ginzburg, ebrea e atea, che negli anni Ottanta scrisse: "Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l'immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l'idea dell'uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente. Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli scolari ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato morto nel martirio come milioni di ebrei nei lager? Nessuno prima di lui aveva mai detto che gli uomini sono tutti uguali e fratelli. A me sembra un bene che i bambini, i ragazzi lo sappiano fin dai banchi di scuola". Basterebbe raccontarlo a tanti ignorantissimi genitori, insegnanti, ragazzi: e nessuno - ateo, cristiano, islamico, ebreo, buddista che sia - si sentirebbe minimamente offeso dal crocifisso. Ma, all'uscita della sentenza europea, nessun uomo di Chiesa è riuscito a farlo. Forse la gerarchia è troppo occupata a fare spot per l'8 per mille, a batter cassa per le scuole private e le esenzioni fiscali, a combattere Dan Brown e Halloween, e le manca il tempo per quell'uomo in croce. Anzi, le mancano proprio le parole. Oggi i peggiori nemici del crocifisso sono proprio i chierici. E i clericali.

 

Povero Cristo! di Paolo Farinella, prete - Genova 5 novembre 2009.


I giornali del giorno 5 novembre 2009, riportano la foto di Berlusconi che tiene in mano un Crocifisso, abbastanza grande. Le cronache dicono che glielo abbia dato il prete di Fossa, nell'ambito della consegna delle case. Se c'è una immagine blasfema è appunto questa: colui che ha varato una legge incivile contro i «cristi immigrati», che parla di «difesa dei valori cristiani». Un prete che consegna il crocifisso a Berlusconi è uno spergiuro come e peggio di lui. Povero Cristo! Difeso da una massa di ladroni che non solo lo beffeggiano, ma lo crocifiggono di nuovo con la benedizione del Vaticano, che per bocca del suo esimio segretario di Stato, ringrazia il governo per il ricorso che presenterà alla Corte di appello di Strasburgo.

Possiamo dire che c'è una nuova «Compagnia di Gesù» fatta di corrotti, di corruttori, di ladri, di evasori, di mafiosi, di alti prelati còrrei di blasfemìa e di indecenza, di atei opportunisti, di cultori di valori e radic(ch)i(o) cristiani . chi prepara la croce, chi le fune, chi i chiodi, chi le spine, chi l'aceto . e i sommi sacerdoti a fare spettacolo ad applaudire. Intanto sul «povero Cristo» di nome Stefano Cucchi, morto per mancanza di «nutrizione e idratazione», da nessuno è venuta una parola di condanna verso i colpevoli di omicidio, nemmeno dai monsignori che hanno gridato «assassino» al papà di Eluana Englaro.

Povero Cristo, difeso dai preti come suppellettile e raccoglitore di polvere nei luoghi pubblici e da tutti dimenticato come Uomo-Dio che accoglie tutti e dichiara che sono beati i poveri, i miti, coloro che piangono, i costruttori di pace, i perseguitati, gli affamati! Povero Cristo, difeso dagli adoratori del dio Po e di Odino che ne fanno un segno di civiltà, mentre lasciano morire di fame e di freddo poveri sventurati in cerca di uno scampolo di vita. Povero Cristo, difeso dalla "minestra" Gelimini che trasforma il Crocifisso in un pezzo di tradizione "de noantri", esattamente come la pizza, il pecorino, i tortellini. Povero Cristo, difeso da Bertone che lo mette sullo stesso piano delle zucche traforate.

Povero Cristo! Gli tocca ringrazia la Corte di Strasburgo, l'unica che si sia alzata in piedi per difenderlo dagli insulti di chi fa finta di onorarlo. Signore, pietà!

Guardando a quel Cristo che è il senso della mia vita di uomo e di prete, ho la netta sensazione che dalla sua comoda posizione di inchiodato alla croce, dica: Beati voi, difensori d'ufficio . beati voi che ho i piedi inchiodati, perché se fossi libero, un calcio ben assestato non ve lo leverebbe nessuno.