KOINONIA Forum num. 413

19-11-2014 - Notizie

Cari amici,
mi permetto di ricordare l'appuntamento di domenica prossima ai pochi che hanno voglia e possibilità di esserci e a tutti gli altri come informazione: il nostro è il tentativo di vivere la "Cena del Signore" come momento di fede riassuntivo e propulsivo della nostra esistenza quotidiana. E' come procurare il sale che abbia il suo sapore, senza bisogno di ridarglielo in altri modo. Siamo alla ricerca di quanto vale per chi vive dal di dentro il "mistero della fede", ma che al tempo stesso sia significativo per tutti! L'intima unione con Dio da parte di alcuni è sempre fattore e fonte di unità per tutto il genere umano: e quale altro strumento ha una chiesa per diventare unico Popolo di Dio se non quello di fare ed essere memoria vivente del suo Signore, che proprio per questo ha dato tutto se stesso?
Ancora: ci vogliono forse altri motivi per ritrovarci nel "Giorno del Signore", salvo portare noi stessi e la nostra realtà umana in controluce rispetto al Vangelo? E' fuori luogo desiderare che le cose tornino al loro minimo di normalità e naturalezza? Perché, in altre parole, momenti del genere dovrebbero esserci solo in forza di "precetti" e di obblighi festivi o per "adorazioni perpetue" del Santissimo sacramento, e non possono essere vissuti e condivisi in libertà e spontaneità da veri adoratori in spirito e verità? "Così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano"(Gv 4,23).
Ci ritroviamo insieme, in questo cammino verso la verità tutta intera, con tutti i potenziali adoratori del Padre, quelli che lui solo conosce. E quando da parte nostra diciamo "ricordati Padre della tua chiesa diffusa su tutta la terra e qui convocata", noi possiamo essere anche "quattro gatti" o quei "due o tre" di evangelica memoria, ma siamo promossi a compiere un "servizio sacerdotale" per l'umanità intera, non necessariamente in forma sacrale e ministeriale, ma con l'offerta di tutto quello che abbiamo per vivere, facendo memoria dei Signore e in rendimento di grazie.
Si fa sempre più chiaro dove e come un cambiamento di spirito e di mentalità (cfr Ef 4,23) debba avvenire, per arrivare ad una prassi condivisa di chiesa senza troppi surrogati ed ulteriori orpelli: semmai tanti orpelli vanno tolti di mezzo attraverso necessarie spogliazioni, per recuperare quella capacità di comunicazione "nella fede", che sia quanto di più vero ed umano ci possa essere, fino a diventare "dinanzi a Dio il profumo di Cristo" (2Corinzi 2,15). Proprio perché si tratta di ritrovare la condizione minima di partenza, non è da pensare tanto ad iniziative specifiche programmate, quanto ad una disponibilità diffusa e attiva di pietre vive che si costruiscono come tempio di Dio intorno alla pietra angolare e sul fondamento che è e rimane il Cristo Gesù.
Detto questo, nella segreta speranza di fare qualche passo avanti nella prassi di liberazione e di purificazione della nostra fede, quello che possiamo offrire ora alla nostra riflessione è un testo di Umberto Vivarelli sul "banchetto degli esclusi", che ci introduce al tema del libero dialogo su "Eucarestia alla prova nel Sinodo dei Vescovi". La seconda parte dello studio di don Franco Marton ci riporta dentro il discorso "liturgia", ma all'unico scopo di farne un ponte lavatoio abbassato verso l'esterno. La voce di Ernesto Buonaiuti ci offre i frutti di quanto egli ha dovuto soffrire per le sue proposte teologiche sulla eucarestia, ma ancora una volta solo il seme che muore porta frutto!
So bene che è tutta una avventura senza garanzie e senza ambiziosi traguardi, ma se ce la sentiamo di correrla insieme non c'è che da essere contenti, come quei servi inutili che dicono: "Abbiamo fatto quanto dovevamo fare" (Lc 17,10) Come si può vedere, non è un discorso "neutro", ma se davvero una liberazione è necessaria nel e del Popolo di Dio, questa non può essere solo annunciata, ma richiede - come usa dire - di "metterci la faccia"!
Grazie anche a chi ci mette la pazienza per leggere e rimanere in comunicazione.
Alberto

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