La scuola e le parole per ogni tipo d'amore

22-11-2014 - Notizie

La scuola e le parole per ogni tipo d'amore
di MICHELA MARZANO (18 novembre 2014)

Esiste veramente una volontà esplicita di «educare i ragazzi al superamento della differenza sessuale», come ha ripetuto domenica scorsa l'arcivescovo di Milano Angelo Scola tornando sulle polemiche che si erano scatenante nei giorni precedenti quando si era scoperto che l'Ufficio scolastico della Diocesi ambrosiana aveva indirizzato agli insegnanti di religione una lettera che li invitava a segnalare le scuole coinvolte nella «diffusione dell'ideologia del gender»?

Torniamo brevemente sui fatti. Don Rota , responsabile di settore della Diocesi di Milano, aveva indirizzato agli insegnanti di religione una lettera in cui, parlando dell'esistenza di «una vasta campagna tesa a delegittimare la differenza sessuale affermando un'idea di libertà che abilita a scegliere indifferentemente il proprio genere e il proprio orientamento sessuale», chiedeva loro di segnalare le scuole colpevoli di diffondere l'«ideologia del gender».

Di fronte alla proteste di alcuni insegnanti per la pubblicazione della lettera, e alla polemiche che si erano immediatamente scatenate, la Curia milanese aveva poi ammesso di aver usato «parole inappropriate», ispirate dalla logica della rete e dei database. Nessuna scusa, però, sul contenuto della lettera. Anzi, come spiega il cardinal Scola chiamato a spiegarsi sull'accaduto, «nessuna marcia indietro sulle preoccupazioni che abbiamo circa un certo modo di educare al superamento della differenza sessuale».

Ma di che cosa stiamo parlando esattamente? Chi educherebbe al superamento della differenza sessuale? Chi spiegherebbe ai ragazzi che ognuno è libero di scegliere la propria identità di genere e il proprio orientamento sessuale?

La questione dell'identità di genere e dell'orientamento sessuale è estremamente complessa. Non solo perché, nonostante alcuni pregiudizi, non esiste alcun legame tra identità di genere e orientamento sessuale, ma anche perché la cosiddetta "teoria del genere", di fatto, non esiste: esistono solo una molteplicità di posizioni che sono all'origine, soprattutto in ambito accademico, di studi e di ricerche. Da un lato, c'è l'universalismo che difende l'uguaglianza tra gli uomini e le donne focalizzandosi sulla decostruzione degli stereotipi di genere e sulla "razionalità" come proprietà universale. Dall'altro, c'è il differenzialismo che, piuttosto che concentrarsi sull'universalità della ragione, tende a valorizzare le differenze sessuali. Dall'altro lato ancora, esistono le posizioni queer che cercano di uscire dalla logica binaria uomo/donna, esattamente come dalla contrapposizione eterosessualità/omosessualità, per evitare ogni sorta di gerarchizzazione. Ma questi, appunto, sono dibattiti accademici che c'entrano poco o niente con gli insegnamenti rivolti ai più giovani nelle scuole, e che hanno come scopo non solo quello di insegnare la tolleranza, ma anche e soprattutto quello di combattere violenza di genere, omofobia e bullismo. Dire che un ragazzo possa essere attratto da un altro ragazzo o che una ragazza possa amare un'altra ragazza non significa affatto istigare all'omosessualità, ma semplicemente spiegare che l'omosessualità non è una devianza, è solo un diverso orientamento sessuale.

Per quale motivo la scuola non dovrebbe affrontare il tema degli stereotipi sessuali e non dovrebbe aiutare gli alunni a capire che il sesso non determina il genere e che il genere non implica automaticamente un determinato orientamento sessuale? Non è compito della scuola aiutare i più giovani a trovare le parole giuste per nominare le cose, senza pensare che esista un unico modello da seguire o che non essere eterosessuali sia una colpa? Peccato che, come mostra troppo spesso la cronaca - e da ultimo l'episodio di quel docente di Perugia che colpisce un alunno dopo avergli detto che «essere gay è una brutta malattia» - siano talvolta proprio i professori a fomentare confusione e intolleranza!