Il Cardinale Martini secondo don Damiano Modena

14-12-2014 - Notizie

Il Cardinale Martini secondo don Damiano Modena. Intervista esclusiva.

A cura di Marco Ciani

 

(Ho conosciuto don Damiano, il Segretario del Cardinal Martini, qualche anno fa, quando mi sono trasferito in Piemonte per sposarmi. E' un vecchio amico di mia moglie e della sua famiglia. Un incontro piacevole, supportato anche dal fatto di essere entrambi di origine veneta (lui di Verona, io di Belluno) e di aver trascorso una parte importante delle vita ad Alessandria.

All'epoca del nostro primo incontro, saputo del mio interesse per il Cardinal Martini, mi regalò un suo saggio sul pensiero dell'Arcivescovo Emerito di Milano che costitutiva un piccolo e godibile compendio del suo pensiero (Carlo Maria Martini, Custode del Mistero nel cuore della storia, con una gustosissima prefazione del Cardinale e post-fazione di Bruno Forte, Paoline Editoriale, 2005). Ci vedemmo poi col Cardinale qualche tempo dopo a Gallarate, dove viveva negli ultimi tempi, in visita privata con la mia famiglia.

Il destino di coloro che coadiuvano, a qualche titolo persone famose, è quello di avere una doppia ricaduta. Da un lato, il risvolto certamente positivo di poter stare accanto a personaggi straordinari. Dall'altro, ma è il rovescio della medaglia, di essere quasi sempre ricordati come "il segretario di", "l'assistente di", e così via.

Conoscendo da anni don Damiano, che forse non tutti sanno, ha vissuto e studiato ad Alessandria qualche lustro fa, posso testimoniare senza tema di smentita che si tratta di persona veramente speciale, a prescindere dal servizio che negli ultimi anni ha svolto, con amorevole cura.

A lui, con affetto e amicizia vanno i ringraziamenti miei personali accanto a quelli di tutto lo Staff di Ap per averci generosamente voluto concedere questa intervista che in esclusiva - lo ripeto, visto e considerato il valore della testimonianza, in esclusiva - pubblichiamo oggi su Appunti Alessandrini.

A Damiano che, anche nella visita di ieri a Villa del Foro (un ritorno ad un periodo mai dimenticato) ha dimostrato un'attenzione e una sensibilità fuori del comune non possiamo che augurare una buona vita arricchita da quanto il Cardinale gli ha trasmesso nell'ultimo periodo di vita comune.

Assieme vorremo anche trasmettergli l'auspicio che quanto ha ricevuto dal suo rapporto esclusivo lo possa a sua volta trascrivere e trasmettere a beneficio di intere moltitudini che, pur da lontano e quasi sempre nell'anonimato hanno in questi anni seguito, ascoltato e apprezzato Martini, soffrendo anche con lui, e facendo della sua testimonianza e della sua parola una luce per la propria esistenza cristiana. MC)

Ci consenta di iniziare da una doppia domanda personale. Lei si è laureato con una tesi sul Cardinale. Vorremmo chiederle il perché di tale scelta e, nel contempo, qual è il dono più grande di cui si sente debitore verso Carlo Maria Martini dopo gli ultimi anni di vita al suo servizio?

Nel 1999 il Cardinale Martini era verso la fine del suo mandato a Milano e l'allora Teologo Bruno Forte (oggi Arcivescovo di Cheti-Vasto) suo amico, desiderava offrire uno studio più sistematico sul pensiero globale del Cardinale. Mons. Forte era convinto che nel passaggio dalla vita accademica a quella pastorale, il Cardinale Martini avesse sviluppato una vera e propria Teologia, un modo singolare di parlare di Dio agli uomini di oggi. Lo studio, su circa 130 pubblicazioni del Cardinale di varia natura, gli diede ragione. Carlo Maria Martini aveva sviluppato una un discorso che poteva essere sintetizzato in questa frase "una teologia della vita sotto il primato di Dio" o, per dirla in altri termini, egli è stato "custode del mistero nel cuore della storia". Non fu una scelta mia, non mi sentivo all'altezza del compito. Ho accettato un compito e ho cercato di farlo nel miglior modo possibile. Devo dire che dopo aver condiviso tre anni intensissimi con lui probabilmente ciò che ho scritto è paglia. Il primo dono di cui sono grato è dunque di essere stato chiamato al suo servizio, a condividere con lui tutto della sua giornata, a poterlo sostenere nel lento declino di un corpo imprigionato dalla malattia.

La sua lunga esperienza di rapporti con il card. Martini, Le avrà dato possibilità di ragionare dei fondamentali della sua formazione; quali motivazioni di spiritualità, intelligenza e cultura hanno maggiormente influito sulla storia ecclesiale e pastorale di Carlo Maria Martini? Quale ruolo ha svolto nella storia del Cardinale l'appartenenza alla Compagnia di Gesù e quali i suoi rapporti con essa?

Fin da bambino ciò che lo appassionava era l'etimologia delle parole, in questo senso era già un piccolo prodigio  All'età di 10 anni si chiedeva perché in Chiesa si leggesse la Parola di Dio in una lingua che pochi conoscevano e la sua curiosità lo spinse alla ricerca nelle librerie di Torino di una Bibbia in lingua italiana. Penso che questa curiosità sia stata il motore perenne di ogni scelta successiva, acquisire conoscenze e metodi per capire interpretare gli scritti e anzitutto la Parola di Dio. In questo senso la Compagnia di Gesù ed il suo fondatore S. Ignazio gli ha offerto la possibilità di un esempio di vita, di metodo, di approccio libero e rispettoso alla storia umana e a quella della Chiesa.

Martini e la Sacra Scrittura. Martini e la Parola. Martini e la cultura. Come spiegare questo rapporto così intenso con la sapienza, proprio a partire dalla sapienza biblica, forse la radice prima di ogni discorso sul Cardinale?

Direi di sì. Nella Bibbia, si intrecciano storia dell'uomo e del suo rapporto con Dio. Dio educa il suo popolo, per dirla con il titolo di una sua lettera pastorale. Nella Bibbia si trova ogni fedeltà ed ogni tradimento, ogni rottura ed ogni riconciliazione, ogni violenza ed ogni pace. Il Cardinale oltre alla conoscenza profonda di questo rapporto Dio-Uomo raccontato nella Bibbia, aveva anche una altissima disposizione all'ascolto  Questo gli permetteva di cogliere le radici delle sofferenze dell'uomo d'oggi e di rapportarle, di confrontarle, con quelle dell'uomo della bibbia: da qui la sapienza e la vicinanza amorevole ad ogni stato di vita.

Qualcuno parla ormai apertamente di Concilio rimosso, se non di "Concilio abrogato". Quale il parere del cardinale sul soffio della "nuova restaurazione"? Quali giudizi esprimeva il Cardinale, a concilio aperto, sui movimenti che ne hanno determinato gli esiti più significativi? 

Più che parlarne lo usava. Usava i testi del Concilio, li citava spesso e volentieri, conosceva la storia di ogni singolo documento, sapeva la fatica della gestazione e del parto di essi. Sentiva che il travaglio era stato un dono dello Spirito Santo. Non esprimeva giudizi, non entrava nelle dispute. Il Concilio c'è e va usato perché è un dono di Dio. Le polemiche sui "se" e sui "ma" delle questioni non lo hanno mai trovato molto partecipe. Amava guardare al presente ed al futuro tenendo conto del passato.

Non si possono ignorare i rapporti dialettici di Martini con Benedetto XVI; nello stesso tempo si ha l'impressione di una reciproca importante stima. Cosa direbbe in proposito?

Direi che i grandi uomini sanno amarsi, consolarsi, sostenersi reciprocamente senza necessariamente essere sempre allineati sulle stesse parole o sugli stessi pensieri. I grandi uomini sentono la differenza come una ricchezza non come un ostacolo. Sanno aprirsi alla posizione dell'altro, sanno riconoscere i loro errori o le loro miopie. Gli uomini saggi quando si incontrano non discutono di cronaca, con poche parole con qualche gesto costruiscono la storia... non hanno a cuore il proprio bene ma il bene degli altri, di tutti, anche di quelli che non li capiscono che non ricambiano il bene o che addirittura fanno loro del male.

I ritardi della Chiesa. Non pensiamo che un uomo intellettualmente raffinato come Martini, nel corso dell'ultima intervista ad un grande quotidiano nazionale, abbia buttato un numero (duecento anni) a caso. Forse pensava al trapasso indotto dalle culture illuministiche? Ai rapporti con la modernità? Pensava ai grandi ideali di libertà, fraternità uguaglianza proposti dall'ottantanove francese?

Al contrario, penso che la cifra non fosse relativa ad un periodo particolare della storia. Piuttosto penso volesse riferirsi ad una vecchiaia rispetto alle sempre uguali fragilità degli uomini nel pensare che i mezzi mondani possano essere usati a "fin di bene". Penso all'illusione-tentazione di utilizzo del potere o del denaro "per il bene" di qualcuno, vecchia quanto l'uomo. Gesù stesso metteva i suoi in guardia da questi pericoli: "Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano si di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così - diceva -; ma chi vuol diventare grande tra voi sarà vostro servitore e chi vuol essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti" (Mc 10,42-43).

Il Cardinale ha avuto un rapporto intenso anche con il cosiddetto mondo laico. Pensiamo, ad esempio a personalità della cultura come Scalfari, o personaggi politici come il Senatore Marino, solo per citarne un paio con i quali ebbe scambi intensi e non privi di risonanza mediatica.

La sua apertura mentale però è stata da taluni travisata e letta come un cedimento verso posizioni eterodosse. La stessa scelta personale, negli ultimi giorni, di rifiutare alcuni trattamenti ha rinfocolato queste polemiche, pur sovrastate dalla statura indiscussa del Cardinale. Lei che ha vissuto da vicino queste vicende, ci dia una chiave di lettura autentica: come dobbiamo interpretare le prese di posizione di Martini sui temi più complessi dell'insegnamento ecclesiale, le questioni inerenti la vita, la morte, la sessualità, il celibato dei presbiteri, il sacerdozio femminile, l'ecumenismo, il rapporto con la cultura laica?

Il Cardinale Martini è sempre stato ortodosso, ma l'indole del ricercatore lo spingeva sempre su "sentieri poco battuti" o "abbandonati". Si chiedeva se non si potesse andare oltre, scoprire cose nuove. Ciò non per il gusto della sfida fine a se stessa, ma per capire se ci fossero orizzonti nuovi, vette che permettevano all'uomo d'oggi uno sguardo più alto, più umano ed insieme divino, di vivere la vita, di dare senso alle sue sofferenze ed angustie quotidiane. Si chiedeva se oltre il limite segnato da cartelli con la scritta "zona di pericolo" ci fossero squarci meravigliosi di senso e d'amore cui, quanto meno, fare una foto. In questo sta la sua apertura al dialogo con tutti. Sapeva che dietro un "credente" si nascondeva un piccolo "non-credente" e che dietro un "non-credente" si nascondeva un piccolo "credente" e lui amava ascoltare il piccolo, perché il "grande" lo ascoltavano già tutti. Si interrogava sull'ovvio cui nessuno fa attenzione e sul misterioso verso cui tutti hanno paura. Lo faceva con la semplicità del bimbo, libero da sovrastrutture culturali o preconcetti, ma attento a non schiacciare la formichina che gli cammina sulla mano.

In conclusione, ci piacerebbe parlare al futuro. Quale Chiesa immaginava, o comunque si augurava, il Cardinale per l'avvenire?

La domanda a questa risposta è già arcinota. Non aveva sogni personali, non ne ha mai avuto la presunzione. Si chiedeva sempre come la volesse piuttosto Gesù la sua Chiesa. Cercava di darle la forma sognata dal suo fondatore, libera, leggera, umile, sapiente, gioiosa, vicina ad ogni uomo e quindi necessariamente povera. Incapace di giudicare, capace di discernere. Sensibile, rispettosa, innamorata di ciò di cui è innamorato il suo Sposo, silenziosa, laboriosa, non asservita ai primi posti, non necessariamente assennata, un po' folle come sa esserlo un bambino quando si sente amato e può concedersi di saltare nel vuoto sapendo che qualcuno, sorridendo, lo accoglierà a braccia aperte.