Sinodo: un questionario 'alternativo' per dare voce al popolo di Dio

15-03-2015 - Notizie

Sinodo: un questionario "alternativo" per dare voce al popolo di Dio

Ludovica Eugenio    Adista Notizie n. 10 del 14/03/2015

Un sondaggio "alternativo" a quello inviato dal Vaticano in vista del prossimo Sinodo ordinario sulla famiglia, in programma per il prossimo ottobre (v. Adista Notizie n. 45/14), è stato lanciato dal gruppo di riforma ecclesiale internazionale Catholic Church Reform International (Ccri), una rete che rappresenta più di 100 gruppi cattolici progressisti, in 65 Paesi, che condividono la visione di papa Francesco «di una Chiesa che comprende tutto il popolo di Dio e offre una cura più compassionevole e pastorale delle famiglie nelle sfide che ogni giorno affrontano». Si tratta di 20 domande «dirette, non guidate, che invitano le persone a condividere le proprie esperienze sull'efficacia della cura pastorale delle famiglie, nelle loro diverse forme». Il questionario, aperto a tutti, cattolici e non («papa Francesco vuole ascoltare tutti», vi si legge), è stato pubblicato sul sito https://www.surveymonkey.com/s/SynodSurveyResponses. Aperto il 23 febbraio scorso, è accessibile fino al 9 marzo, a meno che un alto numero di risposte non consigli di rimandarne la chiusura. In ogni caso, le risposte verranno raccolte e esaminate da un team di sei persone, che le organizzeranno per aree geografiche, prima di mandarle in Vaticano, entro la scadenza ufficiale del 15 aprile.

Un questionario «inservibile»

L'iniziativa parte dalla considerazione che il questionario del Vaticano, che contiene 46 domande (di fatto 94) a risposta aperta, è «troppo schiacciante anche solo per tentare di rispondere», si legge nel comunicato stampa di presentazione. Il 7 febbraio, dunque, il Ccri ha inviato a papa Francesco una lettera aperta, nella quale lamenta il fatto che il questionario è «inservibile ed ancora non promosso sulla maggior parte dei siti web delle diocesi». Inservibile, spiega Peter Wilkinson, coordinatore del Ccri Australia, «perché nei primi due mesi di disponibilità pochissime diocesi ne hanno fatto uso. Lo fanno ora, all'ultimo. In ogni caso il complicato sondaggio non solo è condannato al fallimento, ma sembra essere stato pensato per fallire». «È controproducente e talmente orientato alle attuali pratiche della Chiesa - gli fa eco la cofondatrice del movimento, Rene Reid - che minaccia di bloccare le intenzioni del papa. Può anche mettere in pericolo l'efficacia del Sinodo stesso». Si tratta di uno strumento inadeguato che non riesce a far sentire la voce dei cattolici, i quali hanno anche il dovere di parlare: «Per troppo tempo noi cattolici siamo stati complici nel silenzio per un erroneo senso di rispetto», spiega uno dei fondatori di Ccri, Robert Blair Kaiser. «Dobbiamo parlare, ricordare ai vescovi il bisogno di rispondere alle famiglie nel contesto di un ambiente complesso e in cambiamento. Se la Chiesa dev'essere uno strumento credibile del Vangelo, deve cambiare il modo in cui agisce, decentralizzando. Un elemento chiave è fare in modo che tutti i battezzati abbiano voce nel governo della Chiesa». Inoltre, aggiunge ancora Reid, le voci da ascoltare devono anche essere quelle dei cattolici non osservanti, che si sono allontanati, spesso, proprio a causa del Magistero o delle prassi pastorali che sono all'ordine del giorno del Sinodo: il questionario vaticano, osserva, «lascia completamente fuori la più grande confessione del mondo, ossia i cattolici che si sono allontanati». Se il Sinodo vuole davvero guardare alla realtà della famiglia di oggi, deve farlo con uno strumento più agevole. Di qui il sondaggio "alternativo", strutturato in modo molto semplice: chi risponde deve secondo un punteggio da uno a cinque l'efficacia della Chiesa su diversi temi, tra i quali la cura pastorale delle coppie conviventi, delle famiglie in cui si praticano religioni diverse, delle persone lgbt, delle famiglie monoparentali, delle coppie che ricorrono alla contraccezione, lasciando anche spazio, però, ad un eventuale commento. Il gruppo ha poi offerto altri quattro sondaggi, che resteranno aperti fino a metà anno, che riguardano le relazioni personali, l'apertura alla vita, il genere, la sessualità e il modo in cui la Chiesa insegna e ascolta.

Una Chiesa lontana

«L'Assemblea straordinaria di ottobre 2014 ha riunito, per la maggior parte, vescovi che non hanno mai vissuto le esigenze (e le gioie) del crescere una famiglia nel mondo moderno», scrive il gruppo nella lettera aperta al papa. «È una debolezza evidente che deve essere corretta invitando una rappresentanza più ampia di famiglie diverse all'Assemblea ordinaria». Quanto ai Lineamenta e alle domande, così come sono formulate e con il tipo di risposta aperta che richiedono, «siamo convinti che scoraggeranno il comune credente dall'esprimere le proprie opinioni». È «troppo complesso e con il ricorso ad un linguaggio astratto e all'aspetto giuridico del matrimonio, risulta per lo più incomprensibile persino ai cattolici più istruiti». Si tratta, si legge nella lettera, di uno «pseudo sondaggio che pretende di avere già le risposte» e, pertanto, è «inutile». «Molti, come noi - proseguono - sono scoraggiati dalla mancanza di comprensione della reale situazione delle famiglie, scandalizzati dal fallimento del Sinodo nel considerare l'effetto degli abusi sessuali dei preti sulle famiglie, e frustrati dal rifiuto della Chiesa di confrontarsi con il tema scottante dell'uguaglianza di genere. Un Sinodo che non affronta questi temi con coraggio e onestà è destinato a non essere credibile».

Il papa, poi, dovrà affrontare le forti resistenze interne: «Purtroppo vi sono vescovi e membri del clero che non condividono il suo entusiasmo riguardo al coinvolgimento di tutto il popolo di Dio. Molti sono radicati nel clericalismo e temono la voce del proprio popolo», tanto che i Lineamenta, «che dovevano invitare quelle voci, in realtà le hanno silenziate». Di qui l'appello affinché Francesco «assuma un forte ruolo di leadership nello stabilire le priorità della Chiesa» al Sinodo: «Non la lasceremo solo in questo compito», è la conclusione della lettera del Ccri. «Sappia che siamo dalla sua parte, che stiamo investendo centinaia di ore in questo progetto per appoggiare Lei e tutti coloro che condividono la sua visione».