Crocifissi a scuola: vecchi obblighi e nuove sfide

31-03-2015 - Notizie

In merito alla lettera "IL NUOVO OSPEDALE 'SFRATTA' IL CROCIFISSO" di Giorgio Pezzana (Il Biellese di Venerdì 27 marzo 2015) desidero offrire questo contributo proprio nel cuore della Settimana Santa che come Chiesa stiamo vivendo e celebrando.
"Nel 1953 nel 1° giorno di scuola popolare, don Lorenzo Milani, ucciso da quella stessa gerarchia che oggi lo annette al sistema, tolse il crocifisso dalla parete della sala parrocchiale «perché non doveva esserci neppure un simbolo che facesse pensare che quella fosse una scuola confessionale», spiegando: «se uno mi vede eliminare un crocifisso non mi darà dell'eretico, ma si porrà piuttosto la domanda affettuosa del come questo atto debba essere cattolicissimamente interpretato perché da un cattolico è posto» (Lett. 20-5-1953 a A. Parigi). Sì, i cattolici dovrebbero amare così il Crocifisso da essere loro stessi a levare i crocifissi dallo stato comatoso di ornamento impolverato" . don Mario Marchiori 

Crocifissi a scuola: vecchi obblighi e nuove sfide

 

di MARIA CRISTINA BARTOLOMEI    docente di filosofia e teologa

 

La recente sentenza con la quale la Corte europea ha dato ragione (a differenza dei tribunali italiani) alla famiglia ricorrente contro l'esposizione dei crocifissi nelle scuole statali, ha sollevato, da parte non solo di esponenti e fedeli della Chiesa cattolica, ma anche di politici, giornalisti, rappresentanti della pubblica opinione, un'ondata di reazioni, anche argomentate, ma soprattutto emotivamente  molto cariche, talora polemiche e aggressive. E comprensibile la preoccupazione della Chiesa di non veder semplicemente vietare lo spazio pubblico ai simboli religiosi: un domani qualcuno potrà chiedere che spariscano dalle città le chiese, le edicole e dalle montagne o dalle grotte marine le croci e le statue di santi? E anche comprensibile che tanti abbiano potuto sentirsi offesi e feriti Non tanto dal fatto che in un'aula scolastica o ufficio pubblico non ci sia un crocifisso (i cattolici vivono serenamente e liberamente, non da perseguitati o emarginati, la loro fede in tantissimi Paesi in cui tali segni non vengono esposti), quanto dalla motivazione che ha richiesto dì toglierli: turbamento dei giovani, violazione dei loro diritti. Per un cristiano, la Croce rappresenta l'abisso dell'amore di un Dio fino in fondo umano e che si abbassa fino a morire da schiavo in favore dell'uomo e per riscattare tutti a libertà, È il simboìo massimo di un Dio che non esclude, che abbraccia tutti; simbolo della vittoria delle vittime della storia, tanto che i fratelli protestanti preferiscono la Croce vuota, senza il crocifisso, per indicare che la Resurrezione è avvenuta, Come potrebbe un tale simbolo offendere qualcuno, ledere la sua libertà di coscienza e di religione? Perché voler bandire Gesù? Questo però lo vede la fede Al di fuori dì essa il crocefisso, come è stato rivendicato e sostenuto, diventa una "espressione culturale".  In gioco non è Gesù, ma la nostra "identità". I cristiani non dovrebbero pensare a questo come un buon riparo, giacché stravolge il senso del simbolo, esprimente la fede nel Crocifisso risorto. Esporlo allora vuol dire soprattutto "in questo territorio ci siamo noi, e non altri": infatti, gli stessi che ora insorgono in difèsa della esposizione

del crocifisso, spesso si oppongono a che vengano costruiti edifici dì culto per altre religioni, in favore dei quali si sono più volte espresse le autorità ecclesiastiche cattoliche. Né vale la logica: "Ma che fastidio vi dà?".  Il preteso "diritto della maggioranza" a mettere il proprio sigillo religioso su uno spazio che deve essere egualmente accogliente nei confronti di tutti, ha molto poco a che fare con la confessione dell'amore gratuito di Dio per l'uomo e per il benevolo rispetto della libertà di religione e dalla religione che la Costituzione italiana sancisce e il Concilio afferma. Chi prospetta la possibilità di una pluralità di simboli mediti sull'esito grottesco: una parete con un crocifisso, una croce, una croce a tre braccia (ortodossa), una stella di Davide, una mezzaluna islamica, un triangolo massonico, un cartello "Dio non c'è" dell'Unione atei,  e i simboli di religioni  orientali! Non si tratta di negare una identità, ben rappresentata dalla bandiera e dalla fotografia del Presidente della Repubblica.  

Si può dubitare della saggezza di una battaglia  contro il crocifisso, quando ci si dovrebbe unire per rispondere ai tanti gravi problemi ma, se il crocifisso è inviso a tanti, la colpa è di chi ne ha abusato per opprimere, perseguitare, affermarsi. Oggi in questione è la obbligatorietà della affissione dei crocifissi nelle scuole statali come "complementi d'arredo". L'esposizione nelle scuole, dice la Corte, viola l'obbligo dello Stato di astenersi da imporre, anche indirettamente, credenze,  nei luoghi in cui queste persone sono a suo carico o nei luoghi in cui queste persone sono particolarmente vulnerabili, come è il caso di menti giovanili in formazione: per questo don Milani lo toglieva durante le lezioni. Altro è che in singole scuole genitori, insegnanti, alunni si accordino per esporre un simbolo religioso (come il Presepe). Né si tratta quindi dello spazio pubblico in genere, in cui tutte le espressioni religiose e culturali debbono potersi rappresentare.

E i cristiani italiani dovrebbero ricordare altre cose. Quest'obbligo deriva, con varie tappe e svolte, dal riconoscimento della religione cattolica come religione di Stato (salvo tollerare le altre), ormai non più vigente: del che i cattolici dovrebbero per primi rallegrarsi, così come, dopo decenni, hanno riconosciuto come benedizione per la Chiesa la fine del potere temporale. Quando, con le infami leggi razziali del 1938, ne furono scacciati gli ebrei, nelle aule scolastiche italiane rimase l'ebreo Gesù, ma solo perché inchiodato. Se ne sarebbe andato volentieri. E certo vorrebbe andarsene da dove,  a torto o a ragione, la sua presenza è vissuta come una imposizione, soprattutto da parte dì chi non lo riconosce  in ogni essere umano, specialmente se povero, migrante, rifugiato, "diverso", oppresso, perseguitato umiliato, carcerato. Lasciamolo andare dalle pareti e  ripetiamo invece il suo gesto di inginocchiarsi a lavare i piedi all'umanità sofferente.

                                                                                                                        (JESUS, dicembre 2009)