ORTENSIO DA SPINETOLI

01-04-2015 - Notizie

OGGI ORTENSIO DA SPINETOLI HA CESSATO DI VIVERE, MA IL FRUTTO DELLE SUE RICERCHE E DEI SUOI STUDI  LO TERRANNO VIVO E  PORTERANNO FRUTTI ABBONDANTI.

UN GRAZIE DA PARTE NOSTRA CHE LO ABBIAMO DA SEMPRE LETTO E ASCOLTATO CON GRANDE BENFICIO PER UN CAMMINO VERSO UNA FEDE ADULTA.

 

Ortensio da Spinetoli, frate dell'Ordine dei Cappuccini dal 1949, da noi tante volte citato per le sue ricerche e interpretazioni bibliche, oggi ha terminato il suo cammino terreno ed è entrato nel mondo della risurrezione.                                                                           

Lo ricordiamo, riconoscenti,  come studioso competente ed appassionato e soprattutto come profetico testimone del Vangelo. Ora che è morto, qualcuno dei gerarchi cattolici ne tesserà le lodi. Così vanno le cose. Riportiamo qui sotto un suo breve saggio sulla Risurrezione:

 

                                                                    "E' RISUSCITATO"

Scrive il noto biblista: "L'esistenza di Gesù si chiude sulla croce. Qui i suoi amici e nemici l'hanno visto per l'ultima volta sulla terra e non l'hanno più rincontrato. La sua sopravvivenza  o la sua continuità nel mondo di Dio e della risurrezione è solo una proposta di fede. Si può ritenere vera, ma non ci sono prove, verifiche atte a eliminare qualsiasi perplessità o riserva. Nell'animo di chi crede può esservi la piena convinzione che Gesù sia vivo, ma è certezza morale, non sperimentale.

Le "prove" sicure della risurrezione di Gesù sono le sue parole ai discepoli mentre era in vita. Solo ad esse, infatti, fa appello l'angelo mentre cerca di spiegare alle donne l'accaduto (cf. Lc. 24,6-7). I discepoli non avevano certamente capito che cosa certe allusioni del maestro avessero voluto dire, ma dopo l'avvenimento, se ne "sono ricordati" e hanno compreso qualcosa di più che in precedenza. Alla fine sono riusciti a far proprio l'intero messaggio, a credere.

La fede nella risurrezione, negli stessi diretti seguaci di Gesù non è nata in un batter d'occhio, nella sera stessa di Pasqua come sembra far capire Giovanni (20,19), ma forse dopo una certa attesa, verosimilmente dopo una lunga pausa di ripensamento e di riflessione.

La risurrezione è un mistero ed è bene che rimanga tale se si vuole proporre come il messaggio centrale della fede cristiana, come ha fatto  Paolo nell'Areopago (Atti 17,31-32).

Gesù è veramente risorto non perché lo hanno visto le donne, Pietro, Maria di Magdala e i dodici, ma perché intere comunità di Palestina, dell'Asia o della Grecia vivono della sua testimonianza ed esperienza. Esse non sono tali perché hanno visto il Signore risorto, ma perché cercano di vivere per gli stessi ideali per cui lui è vissuto e morto. Sono esse il suo "corpo" vivo, afferma Paolo, un organismo operante che testifica la sua "presenza" nel tempo e oltre la storia (1 Cor. 6,15; 12,27). Per il primo apostolo sono le "pietre vive" di cui si compone la nuova chiesa (1 Pt. 2,5).

La risurrezione di Gesù è l'annunzio, la proposta essenziale della fede cristiana. E non è una parola magica, ma un programma di vita nuova, spirituale, celeste che tende farsi breccia nel tempo. Vi credono tutti coloro che fanno compiere un passo avanti alla storia avvicinandola all'eternità. Forse sono molto di più di quanto si pensi indipendentemente dalle loro convinzioni e confessioni religiose".

                       (Ortensio da Spinetoli, Paideia Ed., Bibbia e Catechismo, pagg.152-160)