Il Papa alla Cei

25-05-2015 - Notizie

Il Papa alla Cei: «Italia impoverita dalla corruzione,       i vescovi non possono stare zitti»

di Franca Giansoldati

 

Città del Vaticano - Un'Italia spolpata da una «diffusa mentalità di corruzione pubblica e privata». Un'Italia indebolita, sfibrata, messa a dura prova dall'assenza di etica, fino a riuscire ad «impoverire, senza alcuna vergogna, famiglie, pensionati, onesti lavoratori, comunità cristiane scartando i giovani, sistematicamente privati di ogni speranza sul loro futuro, e soprattutto emarginando i deboli e i bisognosi».E' il passo centrale di un discorso che il Papa legge davanti ai 240 vescovi italiani riuniti in Vaticano per l'assemblea generale. E' breve, una cartella appena, ma contiene spunti importanti e non poche critiche rivolte ai vescovi che in questi anni non sono riusciti a fare muro contro tanta devastazione. I vescovi dell'era Bergoglio non possono stare zitti a osservare o, peggio ancora, ad accettare le lusinghe di un potere corrotto.

La sensibilità ecclesiale comporta, dice Francesco, «anche di non essere timidi o irrilevanti nello sconfessare e nello sconfiggere una diffusa mentalità di corruzione pubblica e privata». Il tema dell'assemblea è una «verifica della recezione dell`Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium». Nel suo discorso ai vescovi il papa ha spiegato che è la sensibilità ecclesiale che, «come buoni pastori, ci fa uscire verso il popolo di Dio per difenderlo dalle colonizzazioni ideologiche che gli tolgono l`identità e la dignità umana».

Alla Cei rimprovera una impostazione un po' troppo autoreferenziale e clericale, sostanzialmente chiusa all'apporto dei laici. Bergoglio, a tal proposito, affonda: I laici cristiani non hanno bisogno di un «vescovo-pilota, o di un monsignore pilota o di un input clericale per assumersi le proprie responsabilità» a livello «politico, sociale, economico, legislativo». Hanno invece tutti bisogno di un vescovo pastore. Ecco perché gli anni a venire dovranno essere impegnati a rinforzare l'indispensabile ruolo di laici disposti ad assumersi le responsabilità che a loro competono.

«In realtà, - ha aggiunto - i laici che hanno una formazione cristiana autentica, non dovrebbero aver bisogno del vescovo-pilota, o del monsignore-pilota o di un input clericale per assumersi le proprie responsabilità a tutti i livelli, da quello politico a quello sociale, da quello economico a quello legislativo!»

 

 

 

 Il Papa: Romero ci ricorda che nella Chiesa non devono esserci divisioni

24/05/2015 12:00

Mons. Oscar Romero è stato un "vescovo martire" capace di "vedere e ascoltare la sofferenza del suo popolo". E' uno dei passaggi dell'appassionata lettera inviata da Papa Francesco all'arcivescovo di San Salvador, mons. José Luis Escobar Alas, in occasione sabato della Beatificazione di mons. Romero. "La voce del nuovo Beato - scrive il Pontefice - ricorda a ognuno di noi che la Chiesa non può avere alcuna divisione". Il servizio di Alessandro Gisotti:

"Un esempio dei migliori figli della Chiesa" che seppe costruire la pace "con la forza dell'amore" fino all'estremo sacrificio della vita. Papa Francesco ricorda così mons. Romero in un messaggio per la Beatificazione del "vescovo martire" del Salvador.

Vescovo martire seppe guidare e proteggere il suo gregge
Immagine di Cristo Buon Pastore, prosegue il Papa, in "tempi di difficile convivenza", mons. Romero "ha saputo guidare, difendere e proteggere il suo gregge, rimanendo fedele al Vangelo e in comunione con tutta la Chiesa". Il suo ministero episcopale, scrive Francesco, "si è distinto per una particolare attenzione ai più poveri e agli emarginati" e al momento della morte, "mentre celebrava il Santo Sacrificio dell'amore e della riconciliazione, ha ricevuto la grazia di identificarsi pienamente con Colui che diede la sua vita per le proprie pecore".

Romero ci ricorda che nella Chiesa non devono esserci divisioni
In questo giorno di festa per la nazione salvadoregna e i Paesi latinoamericani, prosegue la lettera, "rendiamo grazie a Dio perché ha concesso al Vescovo martire la capacità di vedere e di udire la sofferenza del suo popolo ed ha plasmato il suo cuore affinché, in suo nome, lo orientasse e lo illuminasse, fino a fare del suo agire un esercizio pieno di carità cristiana". La voce del nuovo Beato, sottolinea il Papa, "continua a risuonare oggi per ricordarci che la Chiesa, convocazione di fratelli attorno al loro Signore, è famiglia di Dio, dove non ci può essere alcuna divisione". E soggiunge che "la fede in Gesù Cristo, correttamente intesa e assunta fino alle sue ultime conseguenze, genera comunità artefici di pace e di solidarietà". A questo, è l'esortazione di Francesco, "è chiamata oggi la Chiesa a El Salvador, in America e nel mondo intero: a essere ricca di misericordia, a divenire lievito di riconciliazione per la società".

Il nuovo Beato ci aiuti a costruire un futuro di pace e riconciliazione
Mons. Romero, scrive ancora il Papa, "c'invita al buon senso e alla riflessione, al rispetto per la vita e alla concordia", a rinunciare alla violenza e all'odio. Mons. Romero, soggiunge, "con cuore di padre, si è preoccupato delle ‘maggioranze povere', chiedendo ai potenti di trasformare ‘le armi in falci per il lavoro'". Tutti, è l'invito del Pontefice, "trovino in lui la forza e il coraggio per costruire il Regno di Dio e  impegnarsi per un ordine sociale più equo e degno". "È il momento favorevole per una vera e propria riconciliazione nazionale - conclude la lettera - dinanzi alle sfide che si affrontano oggi". Il Papa assicura dunque le sue "preghiere, affinché germogli  il seme del martirio e si rafforzino lungo i cammini veri i figli e le figlie di questa nazione, che si gloria di portare il nome del divino Salvatore del mondo".

 

 

Il Papa a Pentecoste: pace e riconciliazione doni dello Spirito

24/05/2015 11:36

Una forte esortazione ad accogliere i doni dello Spirito Santo. Nella Messa solenne della domenica di Pentecoste, presieduta stamani in una Basilica di San Pietro gremita di fedeli, Papa Francesco ha ricordato nell'omelia che, così come accadde agli apostoli, anche oggi lo Spirito guida alla verità, rinnova la terra e dà i suoi frutti. Il Pontefice ha quindi sottolineato il peccato di chiudersi all'azione della grazia. Il servizio di Giancarlo La Vella:

"Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi... Ricevete lo Spirito Santo". Le parole di Papa Francesco, riprese dal Vangelo di Giovanni, risuonano profetiche in una Basilica di San Pietro raccolta e attenta; parole che attualizzano la prodigiosa discesa dello Spirito, annunciata da Gesù, sugli apostoli nel giorno della Pasqua e della Pentecoste. La Chiesa di oggi, come quella nascente di allora, continua a riceverne i doni:

"La Parola di Dio, specialmente quest'oggi, ci dice che lo Spirito opera nelle persone e nelle comunità che ne sono ricolme: guida a tutta la verità, rinnova la terra e dà i suoi frutti".

Questi i tre aspetti fondamentali dell'azione dello Spirito. Prima di tutto "guida alla verità". Gli apostoli comprendono che la morte di Gesù non è la sua sconfitta, ma l'espressione estrema dell'amore di Dio, amore che, nella Resurrezione, vince la morte ed esalta Gesù, come il Vivente, il Signore, il Redentore dell'uomo, della storia e del mondo. Questa - dice il Papa - è la Buona Notizia da annunciare a tutti. Poi ancora: il dono dello Spirito Santo che "rinnova la terra", un aspetto che si riflette direttamente nel rapporto tra l'uomo e la totalità del mondo che ci circonda, al quale lo Spirito Creatore ha dato vita.

"Il rispetto del Creato è un'esigenza della nostra fede: il ‘giardino' in cui viviamo non ci è affidato perché lo sfruttiamo, ma perché lo coltiviamo e lo custodiamo con rispetto".

Ma questo è possibile - ricorda Francesco - solo se accettiamo di essere rinnovati dallo Spirito; solo allora possiamo vivere la libertà dei figli, in armonia con tutto il Creato, e in ogni creatura possiamo riconoscere un riflesso della gloria del Creatore.

Infine, è fondamentale aprirsi allo Spirito che "dà i suoi frutti". Solo se l'uomo - dice il Papa - abbandona i particolarismi e gli egoismi, che bloccano l'azione della grazia di Dio, "lascia irrompere in sé lo Spirito di Dio e i suoi doni". E il Santo Padre elenca le nove virtù gioiose, che San Paolo definisce "frutto dello Spirito": "amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé". "Camminare secondo lo Spirito", dice il Santo Padre, è dunque un programma di vita.

"Il mondo ha bisogno di uomini e donne non chiusi, ma ricolmi di Spirito Santo. La chiusura allo Spirito Santo è non soltanto mancanza di libertà, ma anche peccato. E ci sono tanti modi di chiudersi allo Spirito Santo: nell'egoismo del proprio vantaggio, nel legalismo rigido - come l'atteggiamento dei dottori della legge che Gesù chiama ipocriti -, nella mancanza di memoria per ciò che Gesù ha insegnato, nel vivere la vita cristiana non come servizio ma come interesse personale".

"I doni dello Spirito - conclude il Papa nell'omelia - sono stati elargiti in abbondanza alla Chiesa e a ciascuno di noi, perché possiamo vivere con fede genuina e carità operosa, perché possiamo diffondere i semi della riconciliazione e della pace, capaci di lottare senza compromessi contro il peccato e la corruzione e di dedicarci con paziente perseveranza alle opere della giustizia e della pace".

 

 

Vaticano, papa Francesco: «Chiesa non chiude porte in faccia a nessuno»

 

«Diventiamo capaci di lottare senza compromessi contro il peccato e la corruzione, e di dedicarci con paziente perseveranza alle opere della giustizia e della pace». Così papa Francesco nell'omelia della messa di Pentecoste, che il Pontefice sta celebrando nella Basilica vaticana.

«Il mondo - prosegue papa Bergoglio - ha bisogno di uomini e donne non chiusi, ma ricolmi di Spirito Santo. La chiusura allo Spirito Santo è non soltanto mancanza di libertà, ma anche peccato».

«Il mondo ha bisogno del coraggio, della speranza, della fede e della perseveranza dei discepoli di Cristo. Il mondo - ribadisce il Papa - ha bisogno dei frutti dello Spirito Santo: "amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di se"».

«La Chiesa non nasce isolata, ma nasce universale, una e cattolica, con una identità precisa aperta a tutti, non chiusa, che abbraccia il mondo intero, senza escludere nessuno. A nessuno la madre Chiesa chiude la porta in faccia neanche al più peccatore, ma le spalanca a tutti perchè è madre», dice il papa. Poi parla della pentecoste.

Un «evento, che cambia il cuore e la vita degli Apostoli e degli altri discepoli, si ripercuote subito al di fuori del Cenacolo. Infatti, quella porta tenuta chiusa per cinquanta giorni finalmente viene spalancata e la prima Comunità cristiana, non più ripiegata su sé stessa, inizia a parlare alle folle di diversa provenienza delle grandi cose che Dio ha fatto, cioè della Risurrezione di Gesù, che era stato crocifisso. E ognuno dei presenti - prosegue Francesco - sente parlare i discepoli nella propria lingua. Il dono dello Spirito ristabilisce l'armonia delle lingue che era andata perduta a Babele e prefigura la dimensione universale della missione degli Apostoli. La Chiesa - dice il Papa - nasce universale, una e cattolica, con una identità precisa ma aperta, che abbraccia il mondo intero, senza escludere nessuno».