A chi fa cos paura Papa Francesco

16-11-2015 - Notizie

"Ora vi svelo a chi (e perché) fa così paura Papa Francesco"

L'INTERVISTA
LUIGI BETTAZZI 92 anni, ha partecipato anche al Concilio Vaticano II
"Sono molte le resistenze contro le riforme. Ma ormai il processo è avviato"
Leonardo Coen - il Fatto Quotidiano 16.11.2015
Roma, 16 novembre del 1965, tre settimane prima della fine del Concilio Vaticano II. La figura di Giovanni XXIII va oltre il magistero del pontificato: incarna la bontà, la semplicità. La contemporaneità. Papa Roncalli vuole che la Chiesa esca dall'immobilismo. E che diventi una Chiesa aperta al mondo, a tutti gli "uomini di buona volontà". Quarantadue vescovi sentono di dover agire seguendo la traccia suggerita dal "papa buono". Si riuniscono segretamente nelle catacombe di Domitilla e firmano un documento: il Patto delle Catacombe (nel tempo i sottoscrittori sono diventati 500). Si impegnano a condurre una vita sobria, rinunciano ai lussi, ai segni del potere, ai privilegi per dedicarsi a una Chiesa povera e per i poveri. La Chiesa auspicata oggi da papa Francesco. Tra quei 42 vescovi c'er a monsignor Luigi Bettazzi. Aveva partecipato ai lavori del Concilio a fianco del cardinale Giacomo Lercaro, arcivescovo di Bologna, l'esponente di maggior rilievo della corrente dei progressisti che fu clamorosamente rimosso da Paolo VI il 12 febbraio 1968 per un'omelia pacifista contro i bombardamenti Usa in Vietnam. Bettazzi è stato vescovo di Ivrea per oltre trent'anni, sino al 1999. Divenne noto per le sue posizioni liberali, per il carteggio con Enrico Berlinguer e per avere detto in un'intervista che Cristo era socialista. Se gli operai erano in sciopero, lui gli stava al fianco, per la difesa dei loro diritti. Ha presieduto Pax Christi e non si è mai stancato di denunciare "il tradimento" del Concilio Vaticano II.
Almeno sino a quando non è stato eletto Francesco.
Papa Bergoglio insiste sulla Chiesa dei poveri, quella della Pacem in terris dell'enciclica di Giovanni XXIII. Una Chiesa che non deve calare dall'alto. Una Chiesa vicina all'umanità che insegni a vivere insieme, a non essere egoisti, individualisti e prepotenti. Sta dalla parte di chi è in difficoltà: cioè la maggioranza dell'umanità. Chiede coerenza con il Vangelo. Ricorda che il compito della gerarchia è essere al servizio, perché questo vuol dire ministero, e che bisogna smetterla con l'ossessione del potere.
Il Papa ha detto: "Dio ci salvi dal denaro".
Sul denaro, Bergoglio è molto chiaro: quando metti mano nei soldi rischi di venire preso dal desiderio di averne sempre di più. E la tentazione può anche portare l'essere umano a far soldi per vantaggio personale, come purtroppo stiamo vedendo con gli scandali che stanno saltando.
Sono usciti due libri che svelano le finanze del Vaticano, grazie a molti documenti della Santa Sede.
Andare a comprare delle notizie da chi non le deve dare può intralciare il lavoro che si sta facendo in Vaticano per le riforme che Bergoglio intende portare avanti. Anzi, il papa ha detto che le cose saltate fuori lui e i suoi collaboratori le conoscevano bene.
Le ha confermate...
La questione è più delicata. Chiaro che a ripulire salta fuori lo sporco.
Come il caso di Francesca Chaouqui e di monsignore Lucio Angel Vallejo Balda...
C'è stata una leggerezza, capita. Al Papa non sarà parso vero coinvolgere una donna - finalmente - in una Commissione vaticana di questo livello. E al monsignore spagnolo non sarà parso vero che lì dentro ci fosse un'amica. Nel senso di alleata, intendo. Non è lo scandalo che preoccupa il pontefice. Il rimprovero mi è sembrato più rivolto a chi sta sabotando questo lavoro.
Cioè ?
Ha detto: nonostante le fughe di documenti, non mi fermeranno.
A chi potrebbe riferirsi?
Sono molte le resistenze, all'interno della Chiesa, contro le riforme annunciate e in parte avviate da Bergoglio. Ma ormai il processo è avviato, Bergoglio ne parla quasi ogni giorno, così anche chi è contrario non può più opporvisi apertamente. Si utilizzano altri strumenti. Altri modi per fare pressione. Penso per esempio a quel prete che alla vigilia del Sinodo sulla famiglia fa outing. Come mai sceglie proprio il giorno prima che inizi il Sinodo, da quindici anni stava facendo carriera in curia, non potevano non sapere che vita conduceva, forse ha voluto anticipare la sua confessione. Penso ai libri: l'anno scorso ne è uscito uno firmato da cinque cardinali, quest'anno i cardinali che dicono che non si possono fare cambiamenti sono nove.
Ha coraggio Bergoglio...
Papa Giovanni XXIII aprì la Chiesa al mondo. Papa Francesco la porta nel mondo. La riforma è la parola chiave di questo pontificato. Il cristianesimo umile. Papa di una Chiesa che esce. Preferisce una Chiesa ferita, piuttosto che una Chiesa chiusa.
I cambiamenti sono sempre traumatici.
Il non cambiare mai è pericoloso. Se io sono ancora vivo è perché sono più di novant'anni che cambio. Si può restare se stessi, ma sviluppandosi in sintonia con l'evoluzione del mondo, con le attese degli uomini di oggi, con il linguaggio degli uomini d'oggi.
Una Chiesa in fermento.
Anche se è anziano, ha deciso che il suo compito è di completare le riforme, di non lasciare le cose a metà, perché sente che questa è la volontà del Signore. È molto determinato e ha tanto discernimento, tipiche virtù dei gesuiti, il suo ordine. Dai salesiani, presso i quali ha avuto le sue prime esperienze, ha invece assimilato chiarezza e franchezza. I salesiani sono molto popolari. Bergoglio ha vissuto in mezzo alla gente più semplice, ai poveri che sono più disponibili ed è questa esperienza a guidarlo. Quando stava a Buenos Aires utilizzava la metropolitana per spostarsi, andava sempre nelle sterminate periferie della città. È conscio che nel 2050 il 60% della popolazione vivrà nelle periferie della metropoli. O capiamo questa gente oppure la Chiesa chiude i battenti.
In tutto ciò, è importante il ruolo della comunicazione.
Indubbiamente. Il papa dice: dobbiamo essere chiari e trasparenti. Senza aver paura. Male non fare, paura non avere. Se nascondi, allora vuol dire che qualcosa non funziona come dovrebbe. Nel mio ultimo libro Quale Chiesa, quale Papa? scrivo che per una Chiesa che vuol essere aperta, ci vuole un Papa aperto. Che non ha timore di far pulizia. La corruzione è la sistemazione della realtà a proprio interesse. Combatterla comporta dei prezzi enormi. Quel vescovo tedesco che viveva in un castello... Bergoglio sa che queste cose sono controproducenti, a livello d'informazione, e sa che bisogna intervenire subito, senza mezzi termini. Una volta, chi sbagliava veniva relegato in parrocchie remotissime, e magari continuava a far danni, nessuno lo sapeva. Oggi è impossibile, l'informazione circola. Verrebbe da dire: grazie a Dio. Oggi, in un mondo tanto iper-informato, si è obbligati a una maggiore coerenza. Per un verso è bene. Per l'altro la conoscenza di tanti cattivi esempi può far dire: se la Chiesa è così al vertice, allora....
È la sfida di Bergoglio.
Una delle tante. Anche oggi abbiamo la nostra razione di indegnità, quell'abate benedettino che faceva i suoi affari... lui è consapevole che c'è l'umanità all'interno del clero però spinge affinché la Chiesa si rinnovi al suo interno. Non siamo infallibili, anzi. Per questo Bergoglio invoca la più grande trasparenza, per questo insiste sulla Chiesa dei poveri; sulla Chiesa il cui Vangelo aiuta anche chi non fa parte del cristianesimo. Ed è per questo che in certi ambienti si guarda con sospetto il Papa, perché critica il loro modo di esercitare l'economia e la politica. off record. "Quando esce quest 'articolo mi metterà nei guai, non mi faranno cardinale". Ma tra pochi giorni compirà 92 anni. "Loris Capovilla l'hanno fatto cardinale a 98, adesso ha più di cent'anni...".