THOMAS PIKETTY E LA RETORICA IDEOLOGICA DEI NUMERI

23-11-2015 - Notizie

THOMAS PIKETTY E LA RETORICA IDEOLOGICA DEI NUMERI
di DAINO TAINO Corriere della sera 22 novembre 2015
L'economista francese commenta i fatti di Parigi. Ma i numeri e le statistiche importanti per cercare di capire il mondo non possono essere usati per sostenere una posizione ideologica - la colpa dell'Occidente - perchè confondono.
No, professor Piketty, la disuguaglianza non può diventare la spiegazione del mondo. Non del terrorismo di Parigi. Fare risalire tutto alle disuguaglianze - naturalmente create da noi occidentali - porta a uno strabismo mortale. Fa credere che Daesh e simili combattano, seppur con armi orribili, contro un'ingiustizia e per migliorare le condizioni dei popoli musulmani. In realtà, combattono le biblioteche e i cinema della sua e nostra Parigi, l'Opera, i ristoranti della città, il Louvre, la Sorbonne, le canzoni di Edith Piaff, lo Chablis, Voltaire e l'immensa folla dei grandi francesi, e occidentali; per mantenere i popoli musulmani nella povertà e nell'ignoranza, non per lasciarli crescere e istruire. I numeri, le statistiche (cibo del professor Thomas Piketty) sono importanti per cercare di capire il mondo. Usati però per sostenere una posizione ideologica - la colpa dell'Occidente - confondono, fanno perdere l'orientamento nella risposta da dare al terrorismo.

In un articolo su Le Monde , il professore sostiene, tra le altre cose, che la zona che va dall'Egitto all'Iran, via Siria, Iraq e Penisola Araba è «la regione più diseguale del pianeta»: tra il 60 e il 70% del Pil della regione fa capo alle monarchie del petrolio, che hanno il 10% della popolazione. Monarchie colpevolmente sostenute dall'Occidente. Che l'Occidente abbia fatto errori gravi, nel Novecento, è sicuro. Ma sostenere che la povertà di grandi masse del Medio Oriente (in realtà la regione a più bassa crescita del pianeta) dipenda da America e Francia e non dalla mancanza di istituzioni del diritto e della democrazia, dall'assenza di mercati liberi, dalla disastrosa condizione femminile, dalla repressione religiosa e politica è un passo troppo lungo e poco giudizioso da fare. Più veritiero sarebbe ammettere che Parigi è il risultato glorioso dell'Occidente, un modello anche per i musulmani, non il tiranno del Medio Oriente.