Onest prima di tutto

22-12-2015 - Notizie

Francesco e il catalogo delle virtù per i cardinali: «Onestà prima di tutto»
Il Pontefice parlando alla Curia romana in occasione dello scambio di auguri. «Ho il vizio dei neologismi, eh?» ha detto parlando di «doviziosità» e «rispettosità». Poi chiede scusa per gli scandali che riguardano la Santa Sede: «Chi ha sbagliato si ravveda»
di Redazione Roma Online Corriere della Sera 21 dicembre 2015
Un catalogo di dodici «virtù» indispensabili per chi presta servizio alla Chiesa. Papa Francesco le elenca ad una ad una come lo scorso anno fece con il catalogo delle malattie curiali, rivolgendosi ai cardinali in occasione dello scambio degli auguri. Ma prima di spiegare il suo «catalogo» Francesco si è scusato: «Chiedo scusa a tutti voi se vi parlo da seduto ma sono influenzato da alcuni giorni». La giornata di Bergoglio è proseguita nell'aula Paolo VI dove ha incontrato i dipendenti della Santa Sede a cui ha chiesto di pregare per quanti sono coinvolti negli «scandali in Vaticano, perché chi ha sbagliato si ravveda e possa ritrovare la strada giusta».
Il Santo Padre è entrato nello specifico spiegando punto per punto il suo catalogo: «Si tratta - ha detto - di un non esaustivo "catalogo delle virtù necessarie" per chi presta servizio in Curia e per tutti coloro che vogliono rendere feconda la loro consacrazione o il loro servizio alla Chiesa». Il Papa ha invitato quindi «i Capi dei Dicasteri e i Superiori ad approfondirlo, ad arricchirlo e a completarlo. È un elenco che parte proprio da un'analisi acrostica della parola "misericordia", affinché sia essa la nostra guida e il nostro faro». «La missionarietà - ha spiegato Bergoglio - è ciò che rende, e mostra, la curia fertile e feconda; è la prova dell'efficacia, dell'efficienza e dell'autenticità del nostro operare. La fede è un dono, ma la misura della nostra fede si prova anche da quanto siamo capaci di comunicarla».
«Idoneità e sagacia»
«L'idoneità - ha spiegato il Papa raccontando le caratteristiche della seconda virtù - richiede lo sforzo personale di acquistare i requisiti necessari e richiesti per esercitare al meglio i propri compiti e attività, con l'intelletto e l'intuizione. Essa è contro le raccomandazioni e le tangenti. La sagacia è la prontezza di mente per comprendere e affrontare le situazioni con saggezza e creatività. Idoneità e sagacia rappresentano anche la risposta umana alla grazia divina, quando ognuno di noi segue quel famoso detto: "fare tutto come se Dio non esistesse e, in seguito, lasciare tutto a Dio come se io non esistessi"».
«Spiritualità e umanità»
«La spiritualità - ha detto il Papa parlando della terza virtù - è la colonna portante di qualsiasi servizio nella Chiesa e nella vita cristiana. Essa è ciò che alimenta tutto il nostro operato, lo sorregge e lo protegge dalla fragilità umana e dalle tentazioni quotidiane. L'umanità è ciò che incarna la veridicità della nostra fede. Chi rinuncia alla propria umanità rinuncia a tutto. L'umanità è ciò che ci rende diversi dalle macchine e dai robot che non sentono e non si commuovono». «Quando ci risulta difficile piangere seriamente o ridere appassionatamente allora è iniziato il nostro declino e il nostro processo di trasformazione da "uomini" a qualcosa d'altro».
«Esemplarità e fedeltà»
«Il beato Paolo VI ricordò alla Curia "la sua vocazione all'esemplarità". Esemplarità - dice Francesco spiegando la quarta virtù - per evitare gli scandali che feriscono le anime e minacciano la credibilità della nostra testimonianza. Fedeltà alla nostra consacrazione, alla nostra vocazione, ricordando sempre le parole di Cristo: "Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti" e "Chi invece scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare. Guai al mondo per gli scandali!"».
«Razionalità e amabilità»
«La razionalità serve per evitare gli eccessi emotivi e l'amabilità per evitare gli eccessi della burocrazia e delle programmazioni e pianificazioni. Sono doti necessarie - avverte il Papa illustrando la quinta virtù - per l'equilibrio della personalità».
«Innocuità e determinazione»
«L'innocuità che ci rende cauti nel giudizio, capaci di astenerci da azioni impulsive e affrettate. È la capacità di far emergere il meglio da noi stessi, dagli altri e dalle situazioni agendo con attenzione e comprensione. È il fare agli altri quello che vorresti fosse fatto a te. La determinazione è l'agire con volontà risoluta, con visione chiara e con obbedienza a Dio, e solo per la legge suprema della salus animarum», spiega il Papa il senso della sesta preziosa virtù.
«Carità e verità»
«Due virtù indissolubili dell'esistenza cristiana: "fare la verità nella carità e vivere la carità nella verità". Al punto che la carità senza verità diventa ideologia del buonismo distruttivo e la verità senza carità diventa "giudiziarismo" cieco», ha evidenziato il Papa parlando della settima virtù.
«Onestà e e maturità»
«L'onestà è la rettitudine, la coerenza e l'agire con sincerità assoluta con noi stessi e con Dio - ha detto il Papa -. Chi è onesto non agisce rettamente soltanto sotto lo sguardo del sorvegliante o del superiore; l'onesto non teme di essere sorpreso, perché non inganna mai colui che si fida di lui. L'onesto non spadroneggia mai sulle persone o sulle cose che gli sono state affidate da amministrare, come fa il "servo malvagio"».
«Rispetto e umiltà»
«Il rispetto è la dote delle anime nobili e delicate; delle persone che cercano sempre di avere giusta considerazione degli altri, del proprio ruolo, dei superiori e dei subordinati, dalle pratiche, delle carte, del segreto e della riservatezza; le persone che sanno ascoltare attentamente e parlare educatamente. L'umiltà invece - spiega il Papa a proposito della nona virtù - è la virtù dei santi e delle persone piene di Dio, che più crescono nell'importanza più cresce in loro la consapevolezza di essere nulla e di non poter fare nulla senza la grazia di Dio».
«Doviziosità e attenzione»
«Doviziosità, io ho il vizio dei neologismi, eh?». Così il Papa spiegando alla Curia la decima virtù. «Più abbiamo fiducia in Dio e nella sua provvidenza più siamo doviziosi di anima e più siamo aperti nel dare, sapendo che più si dà più si riceve. In realtà, - ha avvertito Bergoglio - è inutile aprire tutte le Porte Sante di tutte le basiliche del mondo se la porta del nostro cuore è chiusa all'amore, se le nostre mani sono chiuse al donare, se le nostre case sono chiuse all'ospitare e se le nostre chiese sono chiuse all'accogliere».
«Impavidità e prontezza»
«Essere impavido significa non lasciarsi impaurire di fronte alle difficoltà, come Daniele nella fossa dei leoni, come Davide di fronte a Golia; significa agire con audacia e determinazione e senza tiepidezza - chiarisce Francesco entrando nei dettagli della undicesima virtù - "come un buon soldato"; significa saper fare il primo passo senza indugiare, come Abramo e come Maria. Invece la prontezza è il saper agire con libertà e agilità senza attaccarsi alle cose materiali che passano. Dice il salmo: "Alla ricchezza, anche se abbonda, non attaccate il cuore"».
«Affidabilità e sobrietà»
«Affidabile è colui che sa mantenere gli impegni con serietà e attendibilità quando è osservato ma soprattutto quando si trova solo; è colui che irradia intorno a sé un senso di tranquillità perché non tradisce mai la fiducia che gli è stata accordata. La sobrietà - ultima virtù di questo elenco non per importanza - è la capacità di rinunciare al superfluo e di resistere alla logica consumistica dominante. La sobrietà è prudenza, semplicità, essenzialità, equilibrio e temperanza. La sobrietà è guardare il mondo con gli occhi di Dio e con lo sguardo dei poveri e dalla parte dei poveri. La sobrietà è uno stile di vita che indica il primato dell'altro come principio gerarchico ed esprime l'esistenza come premura e servizio verso gli altri».
«Chiedo scusa per gli scandali in Vaticano»
Subito dopo l'incontro con la Curia romana, Francesco è andato nell'aula Paolo VI dove ha portato i suoi auguri ai dipendenti della Santa Sede e ai loro familiari. «Prima di tutto desidero ringraziarvi per il vostro lavoro, per l'impegno che mettete per fare le cose bene, sempre, anche quando non c'è nessun riconoscimento. Vorrei ringraziare in modo particolare quelli tra voi che da tanti anni fanno lo stesso tipo di lavoro, un lavoro spesso nascosto, e cercano di fare le cose come si deve. Sappiamo che questo è normale, è semplicemente fare il proprio dovere; ma sappiamo anche che per noi esseri umani non è facile, noi non siamo macchine - grazie a Dio! - e a volte abbiamo bisogno di un incentivo, o di cambiare un po'. Mi congratulo con voi che sentite un giusto orgoglio di fare al meglio le cose normali di ogni giorno. Grazie!». Il Papa, poi, ha chiesto perdono per gli scandali che hanno coinvolto la Santa Sede: «mentre vi ringrazio, voglio anche chiedervi perdono per gli scandali che ci sono stati in Vaticano. Ma vorrei che il mio e il vostro atteggiamento, specialmente in questi giorni, fosse soprattutto quello di pregare; pregare per le persone coinvolte in questi scandali, perché chi ha sbagliato si ravveda e possa ritrovare la strada giusta
Le nomine
Il Papa, sempre lunedì ha comunicato anche due nuove nomine. Stefano D'Agostini è diventato direttore e responsabile tecnico del Centro televisivo vaticano, mentre Greg Burke è stato nominato vicedirettore della Sala Stampa della Santa Sede, con decorrenza dal primo febbraio 2016.