Tramonto del Cristianesimo o tempo di rigenerazione?

12-05-2019 - CDB

Tramonto del Cristianesimo o tempo di rigenerazione?

 

Possibile articolazione dell'incontro nazionale cdb

 

1)       Quello che abbiamo lasciato e dobbiamo lasciare cadere:

 

Si tratta di un capitolo importante e di un fardello ingombrante. Nel rispetto delle persone, delle loro espressioni e dei loro immaginari, in questi ultimi decenni abbiamo maturato nuove conoscenze bibliche e storiche che ci permettono, anzi ci sollecitano, a compiere la ablatio, cioè a prendere congedo con discernimento e con coraggio da tutto un immaginario, da tutto un rituale e da tutta una dogmatica che non reggono più né al confronto con i cardini strutturali della fede né con le nuove conoscenze psicologiche, antropologiche e scientifiche.

Tutto questo esige un cammino in cui accanto alla conoscenza ed alla competenza si metta in conto l'itinerario possibile per quelle persone per le quali una operazione non sufficientemente attenta potrebbe essere fraintesa come cancellazione della fede stessa.

Per molte persone si tratterà della difficile pratica del disimparare che può avvenire solo con un attento e rigoroso percorso di nuove ipotesi e di nuove conoscenze.

 

Non si tratta di fare il vuoto ma di documentare la storicità dei linguaggi, dei riti e delle dottrine per evidenziare che la fedeltà alla storia e la fedeltà alla tradizione esigono questo andare oltre.

Nel presupposto di ogni cammino storico esiste una ulteriorità che non è assolutamente disprezzo del passato.

 

In questo servizio reso alla comunità è importante anche l'approccio psicologico perché di fronte alle svolte dobbiamo fare i conti con le nostre paure. L'inoltro nell'inedito non è immediatamente un entusiastico abbraccio del nuovo, ma passa attraverso tappe molteplici, variegate a livello psicologico, culturale e dottrinale.

Il congedo dal catechismo ufficiale può avvenire soltanto attraverso l'esperienza rigorosamente documentata e spiritualmente ossigenata della lettura biblica.

Chi lavora evangelicamente in questa direzione dovrà particolarmente essere accogliente ed estremamente disponibile al dialogo con altre modalità di appartenenza alla comunione ecclesiale.

 

2)       Quello che rimane come fondamento:

 

In tutto questo percorso "lo studio e la meditazione della Parola, la preghiera, la celebrazione eucaristica, sono infatti ancora i momenti centrali della nostra fede e crediamo che siano alimento vitale per la sua crescita, ma rappresentano anche momenti, occasioni che hanno una potenzialità enorme e racchiudono un'offerta di senso capace di generare uomini e donne nuovi" (tratto dalla nostra proposta).

"Questo lungo periodo di crisi può generare nuovi percorsi di liberazione, senza rinunciare al Dio di Abramo e di Sara, di Mosè e di Miriam; crediamo che le mille possibili sfaccettature che la Bibbia ci rivela e più passano gli anni e più le rivelazioni sono profonde, possano essere le fondamenta sicure per esplorare nuovi cammini, è un tempo opportuno per rigenerare le nostre esperienze religiose.

'La religione è restituire una memoria, un passato e inserirsi in una prospettiva futura…è una narrazione parziale che ci dà un orizzonte di senso in alternativa il rischio è quello dell'individualismo dove ognuno si racconta la propria storia, al contrario la religione svolge un ruolo educativo sulla necessità di trasmettere la relazione con Dio e con il creato non solo come individui ma come comunità.' (L.Maggi)" (tratto dalla nostra proposta).

 

Il nostro riferirci al Gesù storico comporta necessariamente fare i conti con la sua prassi di vita e con la sua fede in Dio. Non è pensabile il Gesù storico senza la sua relazione con quel mistero di Dio che lui chiamava Padre.

La vita di Gesù è stata decentrata da se stesso e incentrata su Dio e sul regno di Dio. Gesù non ha fatto di se stesso il centro della sua predicazione e della sua missione. Il Gesù storico senza la relazione con Dio è una pura finzione. Tutta la vita di Gesù di Nazareth ha il suo fondamento nella relazione con Dio:

"Alla fede proprio in questo Dio Gesù invitò con la parola e l'azione nei suoi giorni terreni: è questo il senso di tutta la sua attività. Pertanto il tentativo di eliminare dalla vita di Gesù la particolare "relazione con Dio" è nel contempo la distruzione del suo messaggio e del senso della sua prassi, la negazione stessa della realtà storica di Gesù di Nazareth, ridotto in tal modo ad un essere 'astorico', mitico e simbolico, un non Gesù" (Edward Schillebeeckx, "Gesù", p. 276).

"Dall'analisi del messaggio di Gesù circa il regno di Dio e della prassi della sua vita si deduce che la "causa di Gesù" è indubbiamente la causa dell'uomo, ma in quanto causa di Dio. In altri termini, la particolarità di Gesù non si può conoscere passando sopra ciò che a lui stava maggiormente a cuore: Dio intento all'umanità. Il rapporto di Gesù con Dio va pertanto considerato parte essenziale…" (E. Schillebeeckx, "Gesù la storia di un vivente", Queriniana, p.645).

La nostra tradizione cristiana non è tutta e sempre un fardello da deporre. Nei secoli, come la ricerca storica ci documenta ampiamente, sono nate, fiorite con grande fecondità esperienze in cui l'adorazione di Dio e l'impegno per la giustizia hanno camminato insieme. Una rilettura storica dei secoli evidenzia quanto sia necessario discernere tra il bambino e l'acqua sporca. Lo stesso tempo di crisi che viviamo ci permette di vedere in molti contesti la fecondità del vangelo di Gesù e del messaggio delle scritture. Le ombre, le fragilità e le contraddizioni non possono cancellare la fecondità del vangelo in tante esperienze quotidiane e diffuse.

Pensiamo alla fecondità di molte ricerche delle teologie della liberazione e femministe e ai tanti movimenti popolari di liberazione che si alimentano della fiducia in Dio e del messaggio del Vangelo.

 

Se pensiamo alla celebrazione della cena del Signore come simbolo e come invito a trasformare le relazioni, non potremo certo sottovalutare l'importanza di questa esperienza comunitaria come appello a fare nostra la pratica della condivisione.

Il messaggio cristiano ci rende consapevoli che Dio accompagna il responsabile e autonomo farsi della creazione come la vita di ciascuno/a di noi.

Questa compagnia di Dio genera in noi la speranza di un mondo altro che nasce dalla convergenza ecumenica di mille strade.

 

Il tesoro delle scritture ebraiche e cristiane si rivela sempre di più per noi un pozzo profondo di acqua viva e per questo motivo pensiamo che il riferimento alla Bibbia rimanga per noi essenziale nel nostro cammino quotidiano.

3)       Quello che dobbiamo inventare:

 

Una fede viva presuppone per se stessa la esclusione del destino della ripetizione, dei linguaggi, dei riti e delle strutture. Mummificare i linguaggi, i riti, le funzioni ministeriali significa sostanzialmente rendere inaccessibile agli uomini e alle donne di oggi l'esperienza cristiana. Più volte in questi anni abbiamo constatato che, se i vecchi linguaggi costituiscono un ostacolo alla fede, è possibile reinventare il modo di dire oggi Dio, la fede, la chiesa: dire e fare.

In questo tempo occorre ritrovare l'energia profetica per mettere in atto, come in un laboratorio, tante esperienze che qua e là sono fiorite, ma sono state congelate, emarginate o sconfessate dall'autorità gearchica della chiesa.

 

Questo orizzonte esige il coraggio della disobbedienza e l'audacia di inoltrarci nell'inedito. E' urgente dissotterrare e far emergere quell'oceano vitale e molto mosso delle ricerche bibliche, teologiche, cristologiche, dogmatiche.

Esiste un patrimonio di studi e di esperienze che riguardano una nuova struttura comunitaria inclusiva degli uomini e delle donne, una nuova concezione dell'iniziazione cristiana che mette radicalmente in crisi l'impianto sacramentale tuttora prescritto dal catechismo ufficiale della chiesa cattolica.

Esistono ormai percorsi di donne, omosessuali, transessuali… che hanno superato l'ideologia del modello unico, basato su strutture patriarcali e sacrali.

Questi percorsi esigono una aperta trasgressione da chi ha maturato una fede adulta e sollecitano la libertà dei figli e delle figlie di Dio in comunità trasgressive e anticipatrici.

 

Non possiamo ignorare che sul terreno cristologico esiste, imposto dall'alto, un silenzio che non mette a disposizione del popolo di Dio le numerose ricerche degli ultimi secoli e in particolare degli ultimi 70-80 anni. Su questi terreni sono, a nostro avviso, insopportabili le censure e le operazioni cosmetiche e di puro restauro delle vecchie teologie.

Sul terreno biblico sono addirittura esplose ricerche ed esperienze tuttora in atto in cui leggere la Bibbia diventa il nutrimento del nostro cammino quotidiano.

Un lavoro immenso rimane da compiere, ma non siamo ai primi passi, per riscoprire la figura di Maria e il messaggio delle feste cristiane. Sarà impossibile che i luoghi delle decisioni comunitarie non vengano trasformati in spazi di reale decisione con la partecipazione di uomini e donne: non una funzione consultiva, ma una condivisa responsabilità decisionale.

Va da se che tutto questo va inserito in una chiesa che, congedandosi per sempre da concordati o simili, viva veramente ed esprima concretamente di stare dalla parte degli ultimi e delle ultime: questo è parte essenziale della conversione della religione, senza la quale non si arriva alla fede cristiana.