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Per i parrocchiani di Ronco di Cossato e di Quaregna
DA DOMENICA 16  a  mercoledi’ 26 SETTEMBRE 2018


Gentilissimi/e parrocchiani/e,
prima di ri-partire con le attività, iniziative, assunzioni di ruoli, responsabilità o disponibilità a collaborare per la Comunità, preso atto dei profondi cambiamenti che hanno segnato la vita di tante persone (nella società in genere e nelle famiglie), con ricadute inevitabili e palpabili anche nelle realtà parrocchiali,  ritengo sia  indispensabile e importante fermarsi, offrendo diverse possibilità di incontrarsi a tutti coloro che vedono nella parrocchia un punto di riferimento per le diverse stagioni della vita e per i più diversi motivi (catechismo, oratorio, compleanni , celebrazioni, famiglie con problemi economici o di salute, orari…).

Nei mesi scorsi, con uno sguardo rivolto al passato e a quanto, grazie a molti di voi, si è fatto finora nelle nostre piccole porzioni di Chiesa, ho avuto modo e tempo per riflettere e confrontarmi con altre realtà, e di arrivare ad alcune conclusioni elaborando pensieri e valutazioni che vorrei condividere con chi lo desidera. Non credo ci sia bisogno di energie nuove, nuove proposte o persone che facciano e organizzino (che pure saranno necessarie).  Forse nei solchi della  Comunità occorre gettare semi nuovi, che maturino e portino frutti nuovi.
Il dramma  dei nostri giorni, però,  è che si fanno tante cose, in  modo frenetico, e non si trovano né il modo e né il tempo per elaborare insieme il pensiero, per domandarsi dove si intende andare a parare. Problema e difficoltà che non mancano nelle famiglie e nelle persone con cui ultimamente ho avuto occasione di incontrarmi e che sono aperte al dialogo, al confronto e  all’autocritica.

Una sosta necessaria per non ripartire con l’ansia, l’orologio e il calendario già zeppo di appuntamenti e impegni. Non così per noi nei prossimi mesi, ma poche attività, più tempo dedicato alla riflessione, alla lettura della realtà e della Parola, e al raccontarci. Tempo dedicato alla spiritualità in senso lato. E per tutti e per tutte le età. Un “anno sabbatico”, medicinale per chi si senta stanco e demotivato, per chi ritenga inutile o insignificante il vivere.
 
Un periodo per imparare ad “abitare la vita” diversamente e a contemplare la vita di ogni essere vivente, che per lo più non conosciamo e che riteniamo non portatore di saggezza e di sapienza, che a noi incute paura invece che sete di conoscenza. Per quanti credono in Dio o anche solo nel dono prezioso della vita, il buttarla via o sprecarla senza nutrirci di tenerezza e leggerezza, sarebbe un vero peccato. Siamo stanchi non perché camminiamo troppo, ma perché abbiamo smesso di camminare nei sentieri del bello e del buono e della spiritualità.

Sono fiducioso che potrà  nascere qualcosa di bello e di nuovo dai nostri incontri se, liberi e veri,  coltiviamo fin d’ora il desiderio di un reciproco ascolto.
E se fosse Dio che ci ha condotti fin qui, all’insaputa nostra? Chi lo può dire?

Ecco date e orari in cui potrete incontrare me con qualche altra persona che  raccoglierà quanto emergerà dai molteplici contributi:  

-    Domenica 16  settembre dopo la messa delle 10,30 a Ronco, con possibilità di consumare una pastasciutta e quanto ognuno porta: dalle 11,30  alle 13,00   e dalle 14,30 alle 17,30
-    Lunedì 17 settembre dalle 18 alle 19  a Ronco
-    Martedì  18 settembre  dalle 20,30 alle 21,30  a Ronco
-    Mercoledì 19 settembre dalle 17,30 alle 19 alle Cappellette Quaregna
-    Venerdì 21 settembre dalle  21 alle 22  a Ronco
-    Sabato 22 settembre  dalle 17 alle 18  alle Cappellette Quaregna
-    Domenica 23 settembre dalle 11,30  alle 16 in oratorio a Quaregna con possibilità di consumare insieme quanto ognuno porta
-    Lunedì 24 settembre dalle 20,30 alle 21,30 a Ronco
-    Mercoledì  26 settembre dalle 20 alle 21,30 alle Cappellette  Quaregna

Ognuno, uomo, donna, di qualsiasi età, bambini, ragazzi, giovani,  genitori, coppie, anziani, insegnanti ….trovi il tempo e una motivazione per venire a dire o  ascoltare il sentire, a titolo di scambio e di condivisione per riprendere il cammino pastorale.

Senza tener conto della parrocchia di appartenenza, importante che troviate un  orario che vi permette di partecipare o a Ronco o a Quaregna.

Si parlerà di tutto quello che la parrocchia  ha fatto ed è chiamata a fare.

Un cordiale saluto a tutti/e e arrivederci.   
don Mario     (per urgenze: 3332139029)

Ringrazio quanti hanno voluto esprimermi stima e incoraggiamento durante la messa di  domenica 2 settembre con la sorpresa di cui dirò meglio a voce . 
           
La tradizionale festa della Madonna del Rosario (7 ottobre)  quest’anno cade di domenica. Celebrazione dell’Eucarestia alle 10,30. Prove canti alle 10,00
Il mercatino allestito con la vostra fantasia e generosità, come da tradizione, sarà aperto nel tardo pomeriggio di sabato e l’aperitivo sarà offerto a tutti al termine della celebrazione di domenica.
Il ricavato della festa sarà destinato interamente alle persone bisognose.
Per l’occasione non si celebra la messa delle ore 9 in chiesa parrocchiale
Si tenga conto del cambio orario della messa per tutti i defunti

 


“L’orgoglio è la sintesi perfetta della nostra ignoranza, oltre che il rifugio perfetto della nostra più stupida ipocrisia.”

(Gianfranco Iovino)

 LA PELLE COLOR CIOCCOLATO

Il mondo era ancora giovane, allora, appena creato. E gli uomini non lo abitavano ancora. Ogni giorno Magbabaya, il dio della vita, guardava giù sulla terra dalla sua casa nel cielo. "Oh, come la terra appare solitaria!", esclamava il dio. "Così grande e così deserta!". Un giorno il dio della vita ebbe un'idea luminosa: "Debbo creare della gente che viva sulla terra". Il dio Magbabaya partì dalla sua casa nel cielo e scese sulla terra. Qui giunto prese un pugno di argilla e lo mescolò con dell'acqua. Con quella creta modellò degli esseri umani. Poi li espose al sole perché si seccassero. Il dio tornò a casa sua e trascorse tutta la giornata cacciando nelle foreste del cielo. A sera, rientrando con la cacciagione, il dio Magbabaya si ricordò ad un tratto degli uomini lasciati ad asciugare al sole. Ritornò quindi sulla terra il più presto che poté. Ma scoprì che i pezzi di terra erano rimasti troppo a lungo al sole ed erano diventati neri come il carbone. Il dio della vita scosse la testa: "Debbo provare un'altra volta", si disse, "ma questa volta starò più attento e non li lascerò troppo a lungo al sole". Il mattino seguente Magbabaya si mise di nuovo al lavoro e modellò altre statue di uomini e donne. Poi li mise al sole. Questa volta però fece attenzione perché non vi rimanessero troppo a lungo. Ma anche questa volta il dio della vita non fu troppo soddisfatto della sua opera: infatti le statuine non erano abbastanza cotte ed erano rimaste piuttosto pallide. "Domani", si disse il dio, "modellerò altre statue, e starò attento che arrivino al giusto punto di cottura prima di toglierle dal sole". Il giorno seguente ancora una volta il dio mescolò terra e acqua, lavorò la mota e ne trasse esseri umani. Poi con molta cautela li espose al sole. Di tanto in tanto Magbabaya girava un poco le statue in modo che prendessero in ogni punto un leggero color bronzo. Quando gli sembrò che il sole si stesse facendo troppo ardente, il dio Magbabaya coprì le statue con delle foglie e le mise all'ombra. La brezza le andava asciugando lentamente. Quando il lavoro fu terminato, il dio guardò la sua opera e se ne compiacque. Le statue avevano preso un bel colore bronzeo-aureo, e apparivano bellissime. "Sono perfette!", esclamò con orgoglio il dio. Alla fine Magbabaya raccolse tutte le statue modellate dalle sue mani, soffiò in loro la vita e le sparse nelle varie regioni della terra. Ecco perché oggi nel mondo ci sono bianchi, neri e bruni. E fra tutti i popoli della terra i Filippini sono orgogliosi nel mostrare la loro pelle color del bronzo.

(ETTORE FASOLINI, Il gigante della foresta e altre favole del sud est asiatico, Edizioni E.M.I.)

 

PARLIAMONE

Luigi Ciotti sulla morte della madre e del bambino in mare - Non ci sono parole, ma soprattutto non bastano più le parole. Come non basta la rabbia, l’indignazione, il disgusto. La notizia di due donne – una salva per miracolo – e di un bambino lasciati morire per il rifiuto di essere riportati nei lager libici, luoghi di umiliazione e di violenza, è il segno ulteriore di una barbarie alla quale bisogna opporre azioni concrete. Chi si astiene oggi diventa complice. La storia ci insegna che il male vince anche grazie al contributo degli indifferenti e delle nazioni che per bassi interessi di bottega hanno stretto patti con dittature o paesi senza governi stabili e riconosciuti. Impediamo che quella storia si ripeti. Mobilitiamoci e organizziamo il nostro “no” alla perdita di umanità, alla svendita della democrazia, al naufragio delle coscienze” - d. Luigi Ciotti, presidente Libera e Gruppo Abele

 


 

E’ tempo di inserire l'undicesimo comandamento:

“mai essere indifferenti”

              (un sopravvissuto ad Auschwitz)

 

Mons. Tonino Bello "... delle nostre parole dobbiamo rendere conto agli uomini. Ma dei nostri silenzi dovremo render conto a Dio".

 

 

 

 

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