In primo piano

«È bello pensare che il primo segno che Gesù compie non è una guarigione straordinaria o un prodigio nel tempio di Gerusalemme, ma un gesto che viene incontro a un bisogno semplice e concreto di gente comune, un gesto domestico, un miracolo, diciamo così, “in punta di piedi”, discreto, silenzioso. Egli è pronto ad aiutarci, a risollevarci. E allora, se siamo attenti a questi “segni”, veniamo conquistati dal suo amore e diventiamo suoi discepoli».

             papa Francesco, Angelus del 16.01.2022

11 gennaio - Enzo Bianchi

«La pace è anche impegno nostro: chiede di fare il primo passo, domanda gesti concreti. Si edifica con l’attenzione agli ultimi, con la promozione della giustizia, con il coraggio del perdono, che spegne il fuoco dell’odio. E ha bisogno pure di uno sguardo positivo: che si guardi sempre – nella Chiesa come nella società – non al male che ci divide, ma al bene che può unirci! Non serve abbattersi e lamentarsi, ma rimboccarsi le maniche per costruire la pace».

papa Francesco, Angelus del 1.1.2022 (LV giornata mondiale della pace)

 

16 dicembre - Don Paolo Scquizzato


10 dicembre 2021 - Guido Tallone


L’iniziativa “Una Chiesa a più voci”, lanciata nel 2007 nel corso dei lavori di ristrutturazione della chiesa parrocchiale, ha finora realizzato centinaia di serate e diverse domeniche con la presenza di relatori qualificati, con toccanti testimonianze di vita e temi anche scottanti, suscitando solitamente grande interesse e qualche prevedibile dissenso. Incontri stimolanti, arricchenti e apprezzati da quanti, liberamente e responsabilmente, hanno partecipato e ci chiedono di continuare ad offrire nuove opportunità di ascolto per approfondire, conoscere, confrontarsi sui diversi argomenti, problematiche e proposte che interpellano credenti e non credenti, in uno spirito di rispetto per le singole sensibilità e cammini di crescita umana e spirituale, in un contesto di Chiesa e di società sempre in continua evoluzione.

Ostinati e convinti sostenitori del Concilio vaticano II e delle sue grandi aperture e innovazioni pastorali, leggeremo e ci confronteremo attentamente,  consapevoli che siamo chiamati al servizio del vangelo e non viceversa. Qualcosa che è possibile e necessario fare anche quando non ci fossero spazi istituzionali e parrocchiali disponibili.

Nel sito www.unachiesaapiuvoci.it troverete prossimamente le date delle serate in calendario per il nuovo anno 2022. E aggiornamenti con articoli e riflessioni sull’attualità.


"Il valore di una persona non dipende più dal ruolo che ricopre, dal successo che ha, dal lavoro che svolge, dai soldi in banca; no, no, non dipende da quello; la grandezza e la riuscita, agli occhi di Dio, hanno un metro diverso: si misurano sul servizio. Non su quello che si ha, ma su quello che si dà. Vuoi primeggiare? Servi. Questa è la strada".

               papa Francesco, Angelus del 19.9.2021

 


II DOMENICA TEMPO ORDINARIO C con preghiera dei fanciulli

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 2,1-12)

In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela». Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora». Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

 

A Cana di Galilea è la mancanza di vino ciò che sta rovinando la festa nuziale.

In moltissime nostre “case” è la sovrabbondanza di vino e di alcol ciò che avvelena la vita di chi ne abusa e dei congiunti. I dati parlano chiaro: in Italia sono otto milioni e 700mila i consumatori a forte rischio di alcolismo cronico, 65mila le persone alcoldipendenti prese in carico dai servizi alcologici, e sono oltre 5.000 incidenti stradali rilevati soltanto da Polizia e Carabinieri causati dall’abuso di alcol. La fascia di popolazione più a rischio per entrambi i generi è quelle dei 16-17enni. Con circa 800.000 minorenni che abusano di alcol con gravi rischi per la loro salute e per il loro futuro.

Contesti e scenari opposti. Che confermano – però – come non sia il “vino” la sorgente della festa e nemmeno della gioia. Ed è ciò che si rende visibile a occhio nudo: sono tanti gli adulti che invece di acquisire saggezza si illudono di bere l’elisir dell’eterna giovinezza ritrovandosi – però – sempre più soli, delusi e amareggiati del vivere. Così come sono tanti (troppi) i ragazzi e giovani che non sanno più divertirsi e che, proprio per questo, si vedono costretti a stordirsi con un bere disordinato almeno quanto il loro vivere. Ma se nemmeno il “vino” ci immerge nella gioia, quali sono i sentieri che rendono la nostra vita leggera, libera e aperta alla felicità?

Il veloce ma inesauribile racconto di san Giovanni viene in nostro aiuto per fornirci la risposta. E come guida e modello per il nostro essere e fare l’evangelista ci addita Maria, la mamma di Gesù. La quale si accorge di quanto sta accadendo; coglie la privazione che sta rovinando il banchetto e non solo vede ciò che nessuno scorge, ma si adopera per porre rimedio chiedendo aiuto al Figlio suo Gesù.

Chi resta avvolto dalle nebbie dell’individualismo e dell’autoreferenzialità non ha occhi per vedere le privazioni altrui. Così facendo, però, lo sguardo di chi fissa solo e sempre se stesso non si apre alla possibilità di occuparsi di altri: la vera fonte della gioia. Nei pressi delle nostre case camminano persone senza dimora, immigrati disperati, detenuti in permesso premio obbligati a rientrare in carcere dopo pochi giorni di soggiorno in famiglia, persone sole, ammalati, famiglie segnate dalla divisione, giovani disoccupati che si caricano di depressione e di rabbia. Il primo passo per arrivare alla gioia è imparare a vedere queste fatiche che ci passano accanto e desiderare di adoperarsi per rendere meno amare quelle condizioni. Non si possono risolvere tutti i problemi del mondo, ma si può chiedere aiuto al Signore Gesù perché ci renda meno indifferenti, più solidali e più attivi verso i bisognosi.

Si noti il contrasto tra la mamma di Gesù e il direttore del banchetto. Maria è vigile, attenta, si impegna a trovare soluzioni per problemi che non sono i suoi e coinvolge Gesù perché la aiuti. Il direttore del banchetto non si accorge di nulla. È “straniero” sul suo posto di lavoro e diventa il simbolo di chi “si lascia vivere senza vivere”, di chi non si accorge di nulla nemmeno in casa sua. Una perfetta descrizione di chi oggi, nella nostra società, si muove in modo “stanco” e “svogliato” tra casa e lavoro senza accorgersi che nella sua vita e nella sua famiglia manca il vino della gioia. Purtroppo sono tante le coppie che, cessato l’innamoramento, rischiano la solitudine a due; sono tante le case con tante lampade e con vetrinette cariche di vino e di liquori che fanno esperienza di buio, di noia e di tristezza.

Per san Giovanni la buona notizia della gioia “a portata di mano” non è garantita dal vino, ma dalla presenza del Signore Gesù che, con la Sua Parola, ci insegna la Strada della felicità: accorgersi di chi, vicino a noi, è senza sorriso per aiutarlo a ritrovare dignità e libertà. Il senso della vita non è dato dall’organizzare il “mio” banchetto, ci dice san Giovanni, ma dall’adoperarsi perché chi è senza mensa, senza festa e solo si veda aiutato a ritrovare dignità e libertà. Come ha detto David Sassoli nel suo ultimo discorso: “La speranza siamo noi quando non chiudiamo gli occhi davanti a chi ha bisogno, quando non alziamo muri ai nostri confini, quando combattiamo contro tutte le ingiustizie.”. Al quale va la nostra profonda riconoscenza oltre a un ricordo costante nelle preghiere per lui e per la sua famiglia.

                  

Preghiera dei fanciulli                      

Caro Gesù,

a casa mia il vino ma manca mai, ma mio papà beve troppo. Si ubriaca e poi urla e tratta male tutti.

Spesso, Gesù, nelle mie preghiere ti chiedo di fare il miracolo al contrario e di trasformare tutto il vino cha papà si compra in acqua.

Poi però mi accorgo che non ha senso.

Anche perché ormai l’ho capito: con o senza vino, se Tu non ci aiuti, le nostre case non conoscono la gioia.

Ho letto sul giornale che in Italia sono circa 40.000 le persone che ogni anno muoiono perché bevono troppo alcol e che, solo nel nostro Paese, più di 8 milioni di persone sono a rischio di alcolismo grave.

Gesù aiutaci a non diventare come chi dirige il banchetto che è in mezzo a tutti, ma non si accorge di nulla.

E grazie, Gesù, anche per mamma Mariae e per la sua delicatezza.


 CREDO DI ST. JACQUES (don Michele Do)

Credo in un solo Dio che è Padre
fonte sorgiva di ogni vita, di ogni bellezza, di ogni bontà.
Da Lui vengono e a Lui ascendono tutte le cose.
Credo in Gesù Cristo, figlio di Dio e figlio dell’uomo,
immagine visibile e trasparente dell’invisibile volto di Dio,
immagine alta e pura del volto dell’uomo
così come lo ha sognato il cuore di Dio.

Credo nello Spirito Santo,
che vive ed opera nelle profondità del nostro cuore
e di ogni creatura,
per trasformarci tutti ad immagine di Cristo.
Credo che da questa fede fluiscono
le realtà più essenziali e irrinunciabili della nostra vita:
la comunione dei santi e delle cose sante, che è la vera chiesa,
la buona novella del perdono dei peccati,
la fede nella Risurrezione, che ci dona la speranza
che nulla va perduto della nostra vita:
nessun frammento di bontà e di bellezza,
nessun sacrificio per quanto nascosto ed ignorato,
nessuna lacrima e nessuna amicizia. Amen!

AL SEGNO DELLA PACE

Donaci o Signore non la pace facile dei giorni sereni e felici, 
di quando le cose vanno bene, ma quell'altra difficile,
costosa e stigmatizzata pace, di chi in ogni ora della sua vita,
davanti all'impossibile ed all'incomprensibile, 
trova in sè il coraggio e la forza di posare il capo sulle ginocchia di Dio.

PENSA AGLI ALTRI
Mentre prepari la tua colazione, pensa agli altri,
non dimenticare il cibo delle colombe.
 Mentre combatti le tue guerre, pensa agli altri, 
non dimenticare coloro che reclamano la pace.
 Mentre paghi la bolletta dell’acqua, pensa agli altri, 
coloro che sorseggiano le nuvole.
 Mentre torni a casa, casa tua, pensa agli altri, 
non dimenticare il popolo delle tende.
 Mentre conti le stelle per addormentarti, pensa agli altri
che hanno perso il diritto di parlare.
Mentre pensi agli altri lontani, pensa a te stesso, dì:
magari fossi una candela nelle tenebre!

(Mahmud Darwish, la voce più nota della letteratura palestinese, da Qualevita 158)

 

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Un caro saluto,

Dino Biggio

 

Questo il link per accedere al video:

https://www.youtube.com/watch?v=VpYORbdG7yI&t=306s

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MESSAGGIO FINE ANNO 20021 DI SERGIO MATTARELLA

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