Il futuro della Chiesa
|
|
|
Tre anni or sono, il 16 luglio 2023, ha serenamente portato a compimento la sua lunga e fecondissima vita terrena il carissimo amico Luigi Bettazzi, proprio alla soglia del centesimo anno di età. Sarebbe diventato "un vescovo secolare" come amava ripetere con lo humor che lo caratterizzava. Ne facciamo memoria e con gratitudine non lasciamo spegnere la sua voce nel raccontarci del Concilio Vaticano II di cui era rimasto l'unico felice testimone vivente e con mente lucida invidiabile. Presidente di Pax Christi Nazionale e internazionale, Luigi non mancava di coraggio e di argomentazioni umane e di credente nel prendere posizioni contro le guerre, le troppe ingiustizie e le tante istituzioni che non si adoperavano per difendere i diritti universali delle persone, specialmente dei più poveri e sfruttati. Sostienici nel nostro cammino e prega per noi.
|
![]() |
14 giugno 2026 - Diciassettesimo Raduno dei Marchiori
Arrivederci a Pradipaldo di Marostica nel giugno 2028 per il Dicciottessimo Raduno



Savino Calabrese - 9 giugno 2026

19 maggio 2026 - Riscoprire Ortensio Da Spinetoli

Savino Calabrese - 2 giugno 2026
Auguri alle madri palestinesi, donne di una forza antica e immensa, che scavano tra le macerie a mani nude cercando i propri figli, con il cuore spezzato e la schiena dritta, mentre la vita continua anche dove tutto parla di morte.
Auguri alle madri che sono dottoresse e curano ferite senza smettere di essere madri, alle giornaliste che raccontano la verità con paura e coraggio, alle prigioniere che resistono senza lasciare che venga imprigionata la dignità, alle donne che hanno attraversato l’Intifada con il pane in una mano e la resistenza nell’altra, e che hanno cresciuto generazioni insegnando amore per la terra, gli ulivi, il mare e la memoria, senza dimenticare i nomi dei villaggi e senza piegarsi all’occupazione.
Auguri alla madre di Ibrahim al-Nabulsi e a tutte le madri che hanno portato il corpo dei propri figli martiri senza trasformare il dolore in resa, trasformando lutto in forza e lacrime in dignità.
Madri che sorridono con il cuore distrutto, per non concedere all’esercito israeliano la vittoria di vederle spezzate. Madri che trasformano il lutto in forza, le lacrime in dignità, la perdita in promessa di resistenza.
Madri che, anche davanti alla perdita, continuano a generare resistenza e a dire al mondo che un popolo che resiste non muore.
Auguri ai figli della Palestina, ai bambini che hanno perso le madri, perché trovino nel dolore la forza di continuare e nella memoria delle loro madri la strada verso la libertà.
E auguri alla nostra madre più grande: la Palestina. Terra ferita e mai sconfitta, terra che continua a partorire resistenza, nonostante il sangue, le rovine e il silenzio del mondo.
Perché le madri palestinesi non sono solo madri: sono rifugio, sono voce, sono lotta, sono il grembo della resistenza. E anche sotto le bombe continuano a insegnare al mondo che cosa significa amare senza arrendersi mai.
#resistenza#mamma#freepalesti?ne#alleyesonpalestine

VIDEO - Prof. Vito Mancuso - 29 gennaio 2026
Lampionaio del cielo
Ho contato tutti i giorni che ho vissuto:
sono ventisettemila o poco più…
Che lunga fila, mio Signore!
Se fossero lampioni su una strada
scriverebbero una linea luminosa
che sbiadirebbe nella lontananza.
Ma quante lampadine sono spente!
Quante non furono mai accese…:
giornate grigie, senza fuochi,
giorni ingoiati come minestrine,
insapori, svagati, sonnolenti.
Ormai dimenticati.
Qualche luce lampeggia a intermittenza:
sono i giorni con guizzi di allegria,
di amicizia, di amore.
Sono le ore di gioia o di dolore:
sono gli addii e gli incontri,
il lavoro benfatto,
la cura per i figli,
l'attenzione ai miei vecchi.
Qualche lume scintilla coraggioso,
ma è poca cosa,
una lucciola vaga nella notte.
Tutta qui, la mia vita così lunga?
Accendi Tu, Signore,
lampionaio del cielo,
quest'ultimo pezzo di strada:
che almeno qualche brace resti accesa.
Anna Maria Bermond 2013
SI DICE CHE
Si dice che Tu ci parli.
ma non ho mai udito la tua voce.
Le sole voci che odo sono delle voci amiche,
che mi rivolgono parole preziose.
Si dice che Tu cammini al nostro fianco.
Ma non ti ho mai scoperto
ad intrecciare i tuoi passi con i miei.
I soli compagni sono delle creature fraterne
che condividono la pioggia, il vento e il sole.
Si dice che Tu ci ami.
Ma non ho mai visto la tua mano
posarsi sulla mia spalla.
Le sole mani che scopro sono delle mani fraterne
che stringono, consolano, accompagnano.
Ma sei Tu, mio Dio,
che mi offri queste voci,
questi compagni, queste mani;
allora, nel cuore del silenzio e dell'assenza,
Tu diventi,
attraverso tutti questi fratelli,
Parola e Presenza.
Che Tu sia benedetto, mio Dio, mio Signore.
( Da Rèveil)
IL "PADRE NOSTRO" detto da DIO
Figlio mio, che sei in terra
preoccupato, solitario e "tentato";
conosco bene il tuo nome e lo pronuncio
santificandolo, perché ti amo.
Non sarai mai solo: io abito in te
e insieme spargeremo il regno della vita
che ti darò in eredità.
Ho piacere che tu faccia la mia volontà:
infatti è la tua felicità ciò che io voglio.
Avrai il pane ogni giorno, non preoccuparti:
però ti chiedo
di spartirlo con i tuoi fratelli.
Sappi che ti perdono tutti i tuoi peccati,
anche prima che tu li commetta:
ma ti chiedo che anche tu li perdoni
a quelli che ti offendono.
E, per non soccombere alla "tentazione",
afferra con tutta la tua forza la mia mano
e ti libererò davvero da ogni male,
mio povero e caro figlio.
Padre nostro
Che il tuo nome risuoni così forte sulla terra
che possiamo riconoscere la tua presenza fra noi.
Che il tuo regno di amore e di gioia
venga riscaldare i tuoi figliuoli
per sloggiare l'angoscia, la sofferenza e il peccato.
Che la tua volontà, che si è manifestata nel Cristo,
si compia anche attraverso i nostri sforzi
di giustizia, di solidarietà e di pace.
Dacci oggi il nostro pane,
la nostra parte di affetto,
la nostra parte di forza per vivere
e trasmettere il Buon Annunzio.
Perdonaci le nostre offese
come cerchiamo di perdonare le offese
di coloro che ci feriscono,
ci ignorano o non sanno amarci.
Non esporci alla tentazione del rifiuto, della passività,
della faciloneria o dell'evasione.
Ma liberaci dal male che si incrosta nel mondo
ed in noi stessi.
Anonimo
Non è più dunque agli uomini che mi rivolgo; ma a te, Dio di tutti gli esseri, di tutti i mondi, di tutti i tempi: se è lecito che delle deboli creature, perse nell'immensità e impercettibili al resto dell'universo, osino domandare qualche cosa a te, che tutto hai donato, a te, i cui decreti sono e immutabili e eterni, degnati di guardare con misericordia gli errori che derivano dalla nostra natura.
Fa' sì che questi errori non generino la nostra sventura. Tu non ci hai donato un cuore per odiarci l'un l'altro, né delle mani per sgozzarci a vicenda; fa' che noi ci aiutiamo vicendevolmente a sopportare il fardello di una vita penosa e passeggera. Fa' sì che le piccole differenze tra i vestiti che coprono i nostri deboli corpi, tra tutte le nostre lingue inadeguate, tra tutte le nostre usanze ridicole, tra tutte le nostre leggi imperfette, tra tutte le nostre opinioni insensate, tra tutte le nostre convinzioni così diseguali ai nostri occhi e così uguali davanti a te, insomma che tutte queste piccole sfumature che distinguono gli atomi chiamati "uomini" non siano altrettanti segnali di odio e di persecuzione. Fa' in modo che coloro che accendono ceri in pieno giorno per celebrarti sopportino coloro che si accontentano della luce del tuo sole; che coloro che coprono i loro abiti di una tela bianca per dire che bisogna amarti, non detestino coloro che dicono la stessa cosa sotto un mantello di lana nera; che sia uguale adorarti in un gergo nato da una lingua morta o in uno più nuovo.
Fa' che coloro il cui abito è tinto in rosso o in violetto, che dominano su una piccola parte di un piccolo mucchio di fango di questo mondo, e che posseggono qualche frammento arrotondato di un certo metallo, gioiscano senza inorgoglirsi di ciò che essi chiamano "grandezza" e "ricchezza", e che gli altri li guardino senza invidia: perché tu sai che in queste cose vane non c'è nulla da invidiare, niente di cui inorgoglirsi.
Possano tutti gli uomini ricordarsi che sono fratelli! Abbiano in orrore la tirannia esercitata sulle anime, come odiano il brigantaggio che strappa con la forza il frutto del lavoro e dell'attività pacifica! Se sono inevitabili i flagelli della guerra, non odiamoci, non laceriamoci gli uni con gli altri nei periodi di pace, ed impieghiamo il breve istante della nostra esistenza per benedire insieme in mille lingue diverse, dal Siam alla California, la tua bontà che ci ha donato questo istante.
Oggi il problema non è l'ateismo. Il vero problema è: in quale Dio si crede. Io non credo in Dio; credo solo nel Dio di Gesù Cristo, nel Dio degli umili, degli oppressi, nel Dio per l'uomo, fratello di tutti gli uomini, che anzi si offre perché tutti vivano, ecc.
Gesù Cristo è ucciso in nome di Dio; del Dio sbagliato, naturalmente.
Anche S. Paolo dice: "Io per dar gloria a Dio, volevo metter a morte tutti i cristiani" (Gal 1,13-14).
Ma poi diventa cieco.
Un altro pericolo, uguale al primo (falso concetto di Dio), è il falso concetto di uomo. Bisognerebbe che ciascuno di noi pensasse di rispondere a questa domanda: cosa pensi di te stesso? Come di concepisci?
L'uomo sbagliato è una conseguenza del Dio sbagliato. Si ha l'uomo sbagliato quando questi si crede un assoluto, si crede l'unica fonte del bene e del male; si crede autonomo, padrone di fare quello che vuole. Da qui nasce l'arbitrarietà, il sopruso, la sopraffazione, la strumentalizzazione dei valori, la devastazione, fino all'autodistruzione.
David Maria Turoldo, La guerra sconfitta di Dio, Ed.Colibrì
Ostinati e convinti sostenitori del Concilio vaticano II e delle sue grandi aperture e innovazioni pastorali, leggeremo e ci confronteremo attentamente, consapevoli che siamo chiamati al servizio del vangelo e non viceversa. Qualcosa che è possibile e necessario fare anche quando non ci fossero spazi istituzionali e parrocchiali disponibili.
Nel sito www.unachiesaapiuvoci.it troverete prossimamente le date delle serate in calendario. E aggiornamenti con articoli e riflessioni sull’attualità.
|
|
Nel giorno del nono anniversario della morte dell’abate Giovanni Battista Franzoni vi riporto la sua lettera al Presidente Saragat, scritta nel maggio 1970.
Lettera al Presidente della Repubblica(letta nella Basilica di San Paolo nel corso dell’omelia di domenica 31 maggio 1970 e inviata al Presidente della Repubblica in occasione della parata militare del 2 giugno)
Leggi
Care amiche e cari amici,
Questa settimana, scegliamo di iniziare il nostro racconto con l’Editoriale della Domenica di Marcello Croce, dedicato all'evoluzione delle guerre contemporanee; se il diritto internazionale ci aveva abituato a credere che esistessero delle regole anche per quanto riguarda i conflitti armati, la realtà che osserviamo quotidianamente ci conferma che, oggi, la guerra è indefinitamente illimitata e priva di regole, fatta eccezione della distinzione fra ciò che è utile e ciò che è dannoso.
Leggi
SERGIO QUINZIO:
TRA FEDE E DISPERAZIONE
Ugo Basso
«La fede è un’illusione? Nulla può garantire che non lo sia, se non il bisogno di credere che sperimentiamo in noi». Coloro che non credono «sono ciechi se non vedono ciò che oggi si spalanca di fronte ai nostri occhi: l’abisso che ci ha ormai quasi completamente inghiottiti». Sono le parole conclusive dell’enciclica Resurrectio mortuorum (La resurrezione dei morti) pubblicata nel 1999 da papa Pietro II, personaggio immaginato da Sergio Quinzio...
Leggi
Ai potenti della terra, pace a voi! Il male non arriva sempre sfondando una porta. A volte entra in silenzio. Indossa un abito elegante. Sorride davanti alle telecamere. Viene deposto in un astuccio, accompagnato da un biglietto, offerto con tutti gli onori...
don Mimmo Battaglia Arcivescovo Metropolita di Napoli
Leggi
Cara lettrice, caro lettore,
due recenti documenti dell'episcopato italiano mostrano lo sforzo di misurarsi con la realtà prima ancora che con la pastorale.
Le linee di orientamento Radicati e costruiti in Cristo, approvate dall'Assemblea di maggio, muovono dalla diagnosi fatta dal Cammino sinodale italiano — distanza tra vita e Vangelo, scarsità di risorse, calo dei presbiteri — per indicare quattro priorità operative cui concentrarsi nei prossimi anni.
Leggi
Care amiche e cari amici,
in questa edizione della nostra newsletter, vi proponiamo di partire da un interrogativo, pressante: chi ascolta davvero chi e cosa accade quando le “stanze dei bottoni” hanno ormai perso contatti con la base sociale di cui dovrebbero essere espressione?
Leggi
Cari Amici,
facciamo seguito alla lettera di stamattina 6 luglio inviatavi con urgenza per promuovere una petizione alle Camere in risposta alle intimidazioni di Trump...
Leggi
Destinatari tutti, cittadini amanti della Patria,
vi suggeriamo di rivolgere tutti insieme una petizione urgente alle Camere a norma dell’art. 50 della Costituzione per esporre la “comune necessità” che la Presidente del Consiglio non si rechi alla riunione della NATO ad Ankara per non incontrare il soggetto diversamente abile oggi al potere alla Casa Bianca che l’ha investita di faccia al mondo con l’intimidazione che sia sottoposta a “misure restrittive” non meglio specificate. Non si tratta di un insulto, si tratta di una pretesa...
Leggi
“Magnifica humanitas”. Il titolo scelto da papa Leone per la sua prima enciclica dedicata all’intelligenza artificiale contrassegna il medesimo spirito del grande, anzi grandissimo, discorso di ieri a Lampedusa, il più bello di questo giovane pontificato, destinato a mio avviso a far parte dei più bei discorsi di sempre del bimillenario magistero papale...
Leggi