Preghiere poesie

MI HAI DATO MOLTO TEMPO

MI HAI DATO MOLTO TEMPO

 

   O Signore, tu mi hai donato molto tempo.

 

Il passato è ormai alle mie spalle,

ma il futuro è ancora aperto.

Ti ringrazio per ogni istante scandito dal mio orologio,

per ogni mattino che vedo al mio risveglio.

  Non ti chiedo di darmi più tempo,

ma ti chiedo di dare un senso

ed una prospettiva ai miei giorni.

  Aiutami a riservare un po' di questo tempo

per meditare in silenzio,

per ascoltare la Tua parola

e  per aiutare coloro che aspettano il mio conforto.

  Ogni ora è come un piccolo lembo di terra.

Fai in modo che io possa solcarla con il mio aratro

e gettarvi dentro amore, pensieri e parole

che portino frutto.

  Signore benedici tu la nostra giornata.

           

                Paolo De Petris -  La Gazzetta svizzera

LA PAURA STA ROVINANDO LE NOSTRE VITE

LA PAURA STA ROVINANDO LE NOSTRE VITE

 

La paura è il sentimento dominante del nostro tempo. A stilare un piccolo elenco                                                                              delle nostre paure vengono i brividi.
La paura dei genitori per i figli.
La paura dei giovani di crescere.
La paura di perdere il lavoro o di non trovarlo.
La paura di vivere in un quartiere, paese, città, nazione che non garantiscono la sicurezza                                                                 personale per sé e per i propri cari.
La paura di non trovare un amico, un compagno, un amante, uno sposo.
La paura di ritrovarsi senza radici e senza storia.
La paura della miseria e della povertà (anche relativa).
La paura della solitudine e dell'abbandono.
La paura di essere invisibili.
La paura delle malattie, della non autosufficienza e della morte.
La paura dell'eterno anonimato.
La paura della criminalità e della violenza.
La paura del terrorismo e del fanatismo religioso.
La paura del diverso e dello straniero.
La paura dell'immigrato.
La paura del futuro.                       
La paura di non avere un futuro.  

(Domenico Delle Foglie)    

State alla presenza del Silenzio di Dio

 Sof 1,7: "State alla presenza del Silenzio di Dio".

 

Signore, concedimi il silenzio,

 

non quello che mi rende prigioniero di me stesso,

ma quello che mi libera e mi apre spazi nuovi;

non quello del corpo, stremato dai paradisi artificiali,

ma quello dell'anima, che respira in vista del tuo Regno.

Non il silenzio della paura degli altri e del mondo,

ma quello che mi fa sentire vicino a

d ogni uomo ed ogni creatura;

non quello dell'egoismo freddo, indifferente ed altero,

ma quello tenace, che fortifica

e purifica la tenerezza del cuore.

Non il silenzio dell'assenza vuota, del monologo solitario,

ma quello dell'incontro e dell'intimità con Te;

non il silenzio degli esclusi, dei senza voce,

ma quello che nutre la forza delle genti che insorgono.

Non il silenzio dell'uomo che rimugina i suoi insuccessi,

ma quello di chi riflette per scoprirne le cause;

non il silenzio della notte disperata,

ma quello che attende la luce dell'aurora, della speranza.

Non il silenzio del rancore, dell'odio, della vendetta,

ma quello della quiete e del perdono;

non il silenzio dell'uomo che ascolta solo se stesso,

ma quello del cuore che ascolta il mormorio del tuo spirito.

Non il silenzio pervaso da troppe domande senza risposta,

ma quello dello stupore e dell'adorazione; 

non il silenzio dell'oblio, delle tombe, della morte, 

ma quello carico delle energie della risurrezione,

nell'attesa d'una nuova via nella tua luce.

 

                  (Michel Hubaut, francescano: da Les Chemins du silence)

Padre nostro

Padre nostro

 

Che il tuo nome risuoni così forte sulla terra 

che possiamo riconoscere la tua presenza fra noi. 

 

Che il tuo regno di amore e di gioia 

venga riscaldare i tuoi figliuoli 

per sloggiare l'angoscia, la sofferenza e il peccato. 

 

Che la tua volontà, che si è manifestata nel Cristo, 

si compia anche attraverso i nostri sforzi 

di giustizia, di solidarietà e di pace. 

 

Dacci oggi il nostro pane, 

la nostra parte di affetto, 

la nostra parte di forza per vivere 

e trasmettere il Buon Annunzio. 

 

Perdonaci le nostre offese 

come cerchiamo di perdonare le offese 

di coloro che ci feriscono, 

ci ignorano o non sanno amarci. 

 

Non esporci alla tentazione del rifiuto, della passività, 

della faciloneria o dell'evasione. 

 

Ma liberaci dal male che si incrosta nel mondo 

ed in noi stessi. 

 

Anonimo

RINGRAZIAMENTO FINE ANNO

RINGRAZIAMENTO FINE ANNO    di Don Tonino Bello

Eccoci, Signore, davanti a te.
Col fiato grosso, dopo aver tanto camminato.

Ma se ci sentiamo sfiniti,
non è perché abbiamo percorso un lungo tragitto,
o abbiamo coperto chi sa quali interminabili rettilinei.

È perché, purtroppo, molti passi,
li abbiamo consumati sulle viottole nostre, e non sulle tue:
seguendo i tracciati involuti della nostra caparbietà faccendiera,
e non le indicazioni della tua Parola;
confidando sulla riuscita delle nostre estenuanti manovre,
e non sui moduli semplici dell'abbandono fiducioso in te.

Forse mai, come in questo crepuscolo dell'anno,
sentiamo nostre le parole di Pietro:
"Abbiamo faticato tutta la notte,
e non abbiamo preso nulla".

Ad ogni modo, vogliamo ringraziarti ugualmente.
Perché, facendoci contemplare la povertà del raccolto,
ci aiuti a capire che senza di te,
non possiamo far nulla. Ci agitiamo soltanto.

Ma ci sono altri motivi, Signore, che, al termine dell'anno,
esigono il nostro rendimento di grazie.

Ti ringraziamo, Signore,
perché ci conservi nel tuo amore.
Perché continui ad avere fiducia in noi.

Grazie, perché non solo ci sopporti,
ma ci dai ad intendere che non sai fare a meno di noi.

Grazie, Signore, perché non finisci di scommettere su di noi.
Perché non ci avvilisci per le nostre inettitudini.

Anzi, ci metti nell'anima un cosi vivo desiderio di ricupero,
che già vediamo il nuovo anno
come spazio della speranza e tempo propizio
per sanare i nostri dissesti.

Spogliaci, Signore, di ogni ombra di arroganza.
Rivestici dei panni della misericordia e della dolcezza.
Donaci un futuro gravido di grazia e di luce
e di incontenibile amore per la vita.

Aiutaci a spendere per te
tutto quello che abbiamo e che siamo.
E la Vergine tua Madre ci intenerisca il cuore.
Fino alle lacrime.

LA STORIA CHE SI RIPETE

LA STORIA CHE SI RIPETE

di Gabriele Sala

 

Allora venne eletto in Italia un nuovo Governo, i cui Ministri neppure sapevano chi erano stati i Padri della Costituzione. E disse ai suoi elettori: “Ecco che tra poco gli stranieri saranno più numerosi e più forti di noi. Prendiamo provvedimenti nei loro riguardi per impedire che aumentino, altrimenti, in caso di elezioni, si uniranno ai nostri avversari, voteranno contro di noi e poi andranno al potere”...

31-08-2018: 6 anni dalla morte del Card. Martini

PREGHIERA DEL VIAGGIO DI RITORNO DAL SATELLLLITE   ( P.  Carlo Maria Martini )

Il lembo del mantello. Lettera pastorale. Per un incontro tra Chiesa e mass media.  Anno  1991-92

 

Signore,

come è bello stare quassù!

Lo sguardo si perde

negli infiniti spazi del cielo

trapuntato di stelle,

e la terra sembra così piccola,

da suscitare tenerezza.

 

La silenziosa scrittura dei cieli

mi parla di te

e in questa solitudine

piena di pace

mi sento avvolto

dall’oscuro, vivificante grembo del tuo amore.

 

Anch’io vorrei dirti,

come un giorno Pietro:

“Facciamo qui tre tende”!

Vorrei restare con te

su questo nuovo Tabor,

sospeso tra la terra e il cielo

e guardare le cose dalla fine,

nell’ultimo orizzonte

che di ciascuna

dà alla verità il senso.

 

Fa’ che io sappia sempre

ricordarmi di te,

della patria verso cui sono diretto

dove tutto quanto è umano

appare così piccolo,

eppure così grande si avverte

l’abbraccio del tuo amore!

 

E fa’che ricordandomi di te

e di questo tuo cielo senza fine

io sappia anche ricordarmi

dei tanti volti amati

e dei tanti altri,

indifferenti o sconosciuti,

per capire che nessuno

è estraneo a te

e il valore infinito

d’ogni persona umana

sta in questo Amore eterno

che l’avvolge.  

 ****  

Ma tu vuoi che io ridiscenda

verso il piccolo, grande mondo

dove hai posto la tua tenda

e la mia:

tu vuoi che io stia nel villaggio

e condivida la vita in comunione.

Sì, tu mi fai gustare

la bellezza del cielo,

ma tu mi vuoi fedele alla terra.

Comunicare con te

mi mette nel cuore l’urgenza

di comunicare con gli uomini,

miei compagni di strada.  

 ****

Scendo allora con te verso la terra,

mentre vedo le sagome lontane

diventare figure precise,

disegni e geometrie

della vita quotidiana del mondo.

Spiccano su tutto

le antenne e i campanili

della mia città.

Venendo da tanto lontano

mi sembra di guardarli

con nuova simpatia;

è come se la luce dei tuoi occhi

mi avesse reso capace

di riconoscere in tutto

l’impronta del tuo amore.

 

Fa’, o Signore,

che le antenne e i campanili

sappiano dialogare tra loro.

 

Aiuta la tua Chiesa

a essere il popolo del dialogo,

capace di dire e di praticare

la comunicazione

al suo interno e con tutti.

Fa’che sappiamo educarci ed educare

a un uso libero e liberante

dei media,

per riconoscere e valorizzare

profeticamente in essi

il lembo del mantello

del Figlio tuo, fatto uomo per noi.

Donaci perciò persone capaci

di unire nella loro vita

l’antenna e il campanile,

fedeli al mondo presente

e fedeli alla patria promessa,

in grado di coniugare le due fedeltà

con professionalità e con amore.  

 ****  

Ed eccomi, infine,

nella mia stanza,

con te

davanti al mio televisore:

è come ritrovarmi con un fedele servitore

in compagnia dell’Amico,

che mai mi lascerà.

Ora so che anche nella massa

un incontro personale è possibile,

e che perfino attraverso un lembo di mantello

può raggiungermi la Vita che non passa,

la Verità che illumina e riscalda.

Aiutami a non dimenticarlo più,

fa’che io sappia lodarti

insieme al “villaggio globale”

che è il mio mondo,

come un giorno seppe lodarti

col suo mondo

Francesco,

il fratello universale,

l’uomo della comunicazione

con te

e con tutte le tue creature:

 

Altissimu onnipotente bon Signore

tue so’ le laude la gloria e l’honore

et omne benedictione.

Ad te solo Altissimu se konfano

et nullo homo éne dignu te mentovare.

 

Laudato sii mio Signore con tutte le tue creature

specialmente fratello televisore

che riempie ore delle nostre giornate

ed è bello e irradiante con grande splendore

e di te Altissimo porta significazione.

 

Laudato sii mio Signore per sorella radio

per cui le notizie attraversano i cieli

e il mondo diventa a me vicino.

 

Laudato sii mio Signore per fratello giornale

che mi informa sulle nubi e sul sereno

delle vicende umane

e mediante cui tu nutri la conoscenza e la riflessione

di tante tue creature.

 

Laudato sii mio Signore

per ogni tipo di informazione

che è molto utile

quando sa essere umile e veritiera e casta.

 

Laudato sii mio Signore per i comunicatori

grazie ai quali illumini la mente

e doni gioia e forza al nostro cuore,

quando essi servono la verità con modestia.

 

Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra matre terra

la quale ne sustenta et governa

et produce diversi fructi con coloriti flori et herba:

essa diviene sempre più per noi

la casa comune che i media ci fanno conoscere e amare.

 

Laudato si’ mi’ Signore per quelli ke perdonano

per lo tuo amore

et sostengo infirmitate et tribulatione.

Beati quelli ke le sosterrano in pace

ka da te Altissimu sirano incoronati.

Specialmente sii lodato per quanti,

usando i mass media,

sapranno ricordarsi che nulla al mondo vale più

della persona umana.

 

Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra morte corporale

da la quale nullo homo vivente po’ skappare:

guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;

beati quelli ke se trovarà ne le tue sanctissime voluntati

ka la morte secunda no ‘l farrà male.

Specialmente sii lodato per quanti,

ricordando che tutto passa

e che tu solo resti,

si sforzano di operare nei media

secondo verità e giustizia

e hanno cura dei deboli

così esposti al potere

della comunicazione di massa.

 

Laudate et benedicete mi’ Signore et rengratiate

et servite a lui cum grande humilitate.

Lodatelo tutti, abitanti del “villaggio globale”,

unendo la vostra alla voce di tutte le creature.

 

O Gesù, fa’ che anch’io possa toccare con fede

il lembo del tuo mantello!

 

 

Milano, 31 luglio 1991, Festa di Sant’Ignazio di Loyola, nel quinto centenario della nascita.

LA PELLE COLOR CIOCCOLATO

Il mondo era ancora giovane, allora, appena creato. E gli uomini non lo abitavano ancora. Ogni giorno Magbabaya, il dio della vita, guardava giù sulla terra dalla sua casa nel cielo. "Oh, come la terra appare solitaria!", esclamava il dio. "Così grande e così deserta!". Un giorno il dio della vita ebbe un'idea luminosa: "Debbo creare della gente che viva sulla terra". Il dio Magbabaya partì dalla sua casa nel cielo e scese sulla terra. Qui giunto prese un pugno di argilla e lo mescolò con dell'acqua. Con quella creta modellò degli esseri umani. Poi li espose al sole perché si seccassero. Il dio tornò a casa sua e trascorse tutta la giornata cacciando nelle foreste del cielo. A sera, rientrando con la cacciagione, il dio Magbabaya si ricordò ad un tratto degli uomini lasciati ad asciugare al sole. Ritornò quindi sulla terra il più presto che poté. Ma scoprì che i pezzi di terra erano rimasti troppo a lungo al sole ed erano diventati neri come il carbone. Il dio della vita scosse la testa: "Debbo provare un'altra volta", si disse, "ma questa volta starò più attento e non li lascerò troppo a lungo al sole". Il mattino seguente Magbabaya si mise di nuovo al lavoro e modellò altre statue di uomini e donne. Poi li mise al sole. Questa volta però fece attenzione perché non vi rimanessero troppo a lungo. Ma anche questa volta il dio della vita non fu troppo soddisfatto della sua opera: infatti le statuine non erano abbastanza cotte ed erano rimaste piuttosto pallide. "Domani", si disse il dio, "modellerò altre statue, e starò attento che arrivino al giusto punto di cottura prima di toglierle dal sole". Il giorno seguente ancora una volta il dio mescolò terra e acqua, lavorò la mota e ne trasse esseri umani. Poi con molta cautela li espose al sole. Di tanto in tanto Magbabaya girava un poco le statue in modo che prendessero in ogni punto un leggero color bronzo. Quando gli sembrò che il sole si stesse facendo troppo ardente, il dio Magbabaya coprì le statue con delle foglie e le mise all'ombra. La brezza le andava asciugando lentamente. Quando il lavoro fu terminato, il dio guardò la sua opera e se ne compiacque. Le statue avevano preso un bel colore bronzeo-aureo, e apparivano bellissime. "Sono perfette!", esclamò con orgoglio il dio. Alla fine Magbabaya raccolse tutte le statue modellate dalle sue mani, soffiò in loro la vita e le sparse nelle varie regioni della terra. Ecco perché oggi nel mondo ci sono bianchi, neri e bruni. E fra tutti i popoli della terra i Filippini sono orgogliosi nel mostrare la loro pelle color del bronzo.

(ETTORE FASOLINI, Il gigante della foresta e altre favole del sud est asiatico, Edizioni E.M.I.)

Figli, perdonateci

Figli, perdonateci

Figli perdonateci se per anni vi abbiamo lasciato credere che solo la carriera
è necessaria per diventare  “importanti”.

Perdonateci se vi abbiamo spiegato che nella vita
vi può essere uno  scopo diverso dal possedere e basta.

Perdonateci se vi abbiamo trasmesso cose e non valori; denaro e non idee.

Perdonateci se abbiamo pensato più alla pulizia dei denti
che a quella delle parole.

Perdonateci se abbiamo alzato il piede dall’acceleratore chiedendovi troppo poco; se vi abbiamo insegnato la via facile, non la via giusta.

Perdonateci se abbiamo preferito un fascio di biglietti da 100 euro in più
allo sfascio della famiglia.

Perdonateci se non troviamo mai il tempo per  guardarvi in faccia,
per parlarvi, per sorridervi.

Perdonateci se abbiamo sbagliato operazione:
abbiamo fatto la moltiplicazione delle cose e la sottrazione dell’amore.

Perdonateci se non vi abbiamo fatto venire  voglia di Dio.
Figli, perdonateci se vi abbiamo imbrogliati…

MI PRESENTO: SONO IL SILENZIO

MI PRESENTO: SONO IL SILENZIO

Per favore. Lasciatemi, una volta tanto, prendere la parola.
Lo so che è paradossale che il silenzio parli. E’ contrario al mio carattere schivo e riservato.
Però sento il dovere di parlare: voi uomini non mi conoscete abbastanza!
Ecco, quindi, qualcosa di me.
Intanto le mie origini sono assolutamente nobili.
Prima che il mondo fosse, tutto era silenzio. Non un silenzio vuoto, no, ma traboccante.
Così traboccante che una parola sola detta dentro di me ha fatto tutto!
Poi, però, ho dovuto fare i conti con una lama invisibile che mi taglia dentro: il rumore!
Ebbene lasciate che ve lo dica subito: non immaginate cosa perdete ferendomi! Il baccano non vi dà mai una mano!
Io, invece, sì.
Io sono un’officina nella quale si fabbricano le idee più profonde, dove si costruiscono le parole che fanno succedere qualcosa.
Io sono come l’uovo del cardellino: la custodia del cantare e del volare. Simpatico, no?
Io segno i momenti più belli della vita: quello dei nove mesi, quello delle coccole, quello dello sguardo degli innamorati…
Segno anche i momenti più seri: i momenti del dolore, della sofferenza, della morte.
No, non mi sto elogiando, ma dicendo la pura verità.
Io mi inerpico sulle vette ove nidificano le aquile. Io scendo negli abissi degli oceani. Io vado a contare le stelle…
Io vi regalo momenti di pace, di stupore, di meraviglia.
Io sono il sentiero che conduce al paese dell’anima. Sono il trampolino di lancio della preghiera. Sono, addirittura, il recinto di Dio!
Ecco qualcosa di me.
Scusatemi se ho interrotto i vostri rumori e le vostre chiacchiere.
Prima di lasciarci, però, permettete che riassuma tutto in sole quattro parole:
Custoditemi e sarete custoditi!
Proteggetemi e sarete protetti!

 

Dal vostro primo alleato
Il Silenzio

                                                                 (Pino Pellegrino)

SCUSATE

 SCUSATE

Scusate se siamo fuggiti

dalle guerre che voi nutrite

con le vostre stesse armi.

Scusate se ci siamo avvelenati

con i rifiuti tossici sotterrati

dalle vostre potenti industrie.

Scusate se avete dissanguato

la nostra terra, deprivandoci

di ogni possibile risorsa.

Scusate la nostra povertà

figlia della vostra ricchezza

dei vostri neo colonialismi.

Scusate se veniamo massacrati

e disturbiamo le vostre vacanze

col nostro sangue invisibile.

Scusate se occupiamo

coi nostri sudici corpi

i vostri centri di detenzione.

Scusate se ci spezziamo la schiena

nei vostri campi di pomodoro

schiavi senza alcun diritto.

Scusate se viviamo nelle

vostre baracche di lamiera

ammucchiati come bestie.

Scusate per la nostra presenza

che causa ogni vostra crisi

e non vi fa vivere bene.

Scusate se le vostre leggi

non sono abbastanza severe

e molti di voi vorrebbero la forca.

Scusate se esistiamo

se respiriamo, se mangiamo

persino se osiamo sognare.

Scusate

se non siamo morti in mare

e se invece lo siamo,

scusate ancora

l’impudenza

d’avervelo fatto sapere.

                                                      Marco Cinque (Qualevita febbraio 2018)

Preghiera per il nuovo anno

 Bellissima preghiera per il nuovo anno scritta da un contadino sudamericano.

Signore,
alla fine di questo anno voglio ringraziarti
per tutto quello che ho ricevuto da te,
grazie per la vita e l’amore,
per i fiori, l’aria e il sole,
per l’allegria e il dolore,
per quello che è stato possibile
e per quello che non ha potuto esserlo.

Ti regalo quanto ho fatto quest’anno:
il lavoro che ho potuto compiere,
le cose che sono passate per le mie mani
e quello che con queste ho potuto costruire.

Ti offro le persone che ho sempre amato,
le nuove amicizie, quelli a me più vicini,
quelli che sono più lontani,
quelli che se ne sono andati,
quelli che mi hanno chiesto una mano
e quelli che ho potuto aiutare,
quelli con cui ho condiviso la vita,
il lavoro, il dolore e l’allegria.

Oggi, Signore, voglio anche chiedere perdono
per il tempo sprecato, per i soldi spesi male,
per le parole inutili e per l’amore disprezzato,
perdono per le opere vuote,
per il lavoro mal fatto,
per il vivere senza entusiasmo
e per la preghiera sempre rimandata,
per tutte le mie dimenticanze e i miei silenzi,
semplicemente… ti chiedo perdono.

Signore Dio, Signore del tempo e dell’eternità,
tuo è l’oggi e il domani, il passato e il futuro, e, all’inizio di un nuovo anno,
io fermo la mia vita davanti al calendario
ancora da inaugurare
e ti offro quei giorni che solo tu sai se arriverò a vivere.

Oggi ti chiedo per me e per i miei la pace e l’allegria,
la forza e la prudenza,
la carità e la saggezza.

Voglio vivere ogni giorno con ottimismo e bontà,
chiudi le mie orecchie a ogni falsità,
le mie labbra alle parole bugiarde ed egoiste
o in grado di ferire,
apri invece il mio essere a tutto quello che è buono,
così che il mio spirito si riempia solo di benedizioni
e le sparga a ogni mio passo.

Riempimi di bontà e allegria
perché quelli che convivono con me
trovino nella mia vita un po’ di te.

Signore, dammi un anno felice
e insegnami e diffondere felicità.

Nel nome di Gesù, amen.

                                                                         (Arley Tuberqui)