
Una ragione per cui attualmente è diventato molto faticoso vivere nella comunità cristiana e partecipare alle sue liturgie è il ritorno frequente e ben attestato in molte chiese del primato della scenografia sulla conversione e sulla vita di fede. Dopo alcuni decenni in cui sembrava che molti riti e manifestazioni religiose che si volevano “popolari” fossero scomparse per un’istanza di purificazione della fede, quella fede cristiana che è capace di giudicare la religione di cui è rivestita, assistiamo oggi al ritorno e al trionfo di processioni con canti sguaiati, con statue più simili a idoli che a immagini cristiane, con uno sfarzo e una spesa che sono un'offesa per i poveri.
Lo sappiamo, la fede è quella che nasce dall'ascolto della parola di Dio, dall'Evangelo di Gesù Cristo, mentre la religione nasce dall’accumulo progressivo dell’apporto di diversi contesti storici e religiosi. È così che nella religione cristiana attuale ci sono echi del culto degli dèi greci e romani, delle feste, delle celebrazioni e dei riti, soprattutto dei sacrifici, connessi con quell'idolatria.
Noi ci rendiamo conto del debito che paghiamo al paganesimo, che certo soddisfa i nostri sensi più della nuda fede cristiana narrata dalla croce? Ci rendiamo conto che le nostre liturgie, soprattutto le parole, sovente sono ispirate da una visione del mondo antico, arcaico, visione che in buona parte è superata?
La chiesa cattolica ha iniziato una riforma liturgica dopo secoli di immobilismo: troppo tardi! La riforma è stata solo abbozzata e nulla è stato portato a un compimento che si possa considerare adeguato alle necessità dell'oggi di Dio, anzi la riforma ha spaventato fino a generare uno scisma con i tradizionalisti e a innescare la guerra delle messe con gravissimo scandalo per tutti i fedeli.
Non so se sia necessario riprendere presto questa urgente riforma ma se si continua ad avere paura, se si continua a non toccare temi liturgici per paura dei tradizionalisti e della loro protesta verrà sempre più disertata la liturgia che già oggi per colpa della chiesa è ridotta unicamente alla celebrazione eucaristica. Saranno deserte le nostre assemblee perché andare a messa non significherà attingere vita piena ma solo provare noia!
Non la scenografia religiosa, non liturgie sempre più sontuose ma mondane, non solennità vissute come feste popolari porteranno conversione. Umano stupore, applauso, meraviglia non convertono nessuno. Perché il Signore nostro ha detto:
Voglio misericordia tra di voi
non sacrifici fatti a me,
voglio la conoscenza di Dio
non la scenografia liturgica (cf. Os 6,6).
Rallegratevi perciò piccole comunità che avete celebrato il Natale nella semplicità: magari in pochi, in povere e piccole parrocchie e in comunità disperse ma che si radunano intorno alla tavola eucaristica soprattutto in ascolto delle sante Scritture e dell'omelia. Rallegratevi voi che avete gioito spezzando il pane della fraternità e bevendo al calice della koinonìa. Rallegratevi piccole greggi che non potete godere di scenografie liturgiche, rallegratevi perché come umile è stata l'eucaristia celebrata da Gesù Cristo, così è umile l'eucaristia che dobbiamo celebrare. Seria, bella, gioiosa, partecipata ma umile e capace di gloriarsi della sua piccolezza.
