
Care amiche e cari amici,
“Se in una piazza affollata risuonasse l’ordine di "andare a destra", le persone si disperderebbero in mille direzioni, ognuna interpretando il comando secondo la propria prospettiva individuale”.
Con questo parole si apriva l’editoriale della domenica di Gian Paolo Masone, da cui scegliamo di partire anche per questa edizione della nostra newsletter, in un viaggio tra la crisi d'identità della politica, lo svuotamento dei valori sostituiti dal marketing o dal posizionamento tattico, e il riflesso - di questa mediocrità - sia sul piano nazionale che nelle relazioni internazionali.
La politica internazionale odierna assomiglia sempre più a quella piazza caotica: una perenne "bulimia da posizionamento" in cui etichette come centro, destra e sinistra vengono agitate come slogan pubblicitari, ribaltando completamente il percorso ideale che dovrebbe guidare la cosa pubblica. Razionale, scrive lo stesso Masone, il posizionamento geografico di un partito dovrebbe essere la conseguenza naturale dei suoi valori e dei suoi programmi; la realtà, invece è ben diversa, con la sinistra che, come notato di recente dal critico Filippo La Porta, continua a sentirsi "ontologicamente migliore", cedendo alla tentazione di burocratizzare persino l'antifascismo.
Nel contempo, come commenta Marcello Croce, la destra manifesta un'allarmante linea di faglia tra la profondità dei suoi pensatori storici — spesso caratterizzati da un tragico pessimismo sulla condizione umana — e la navigazione a vista della sua attuale nomenclatura, schiacciata sulle logiche dell'audience e dei social network, nel segno di quella che Marcello Croce definisce come una “condizione di mediocrità spirituale, un basso livello etico”.
Ed è così che la propaganda si rifugia nel sequestro dei simboli della memoria collettiva, quando la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni - come scrive Indiscreto controcorrente - cerca un bagno di "sano orgoglio nazionale" sfilando con gli Alpini. Oppure quando un’altra destra, quella di Vannacci, da prova del suo “analfabetismo culturale di ritorno", scegliendo come colonna sonora dei propri raduni Futura di Lucio Dalla, che come ci ricorda il Baccelliere nacque invece come inno pacifista, quasi internazionalista, fondato sull'incontro oltre i muri, utilizzato per promuovere una visione politica basata invece sulla chiusura identitaria e sulla difesa dei confini.
Non stanno meglio, a dire il vero, nemmeno coloro che fanno un gran gran parlare di un "ritorno al Centro", invocato come panacea contro la polarizzazione estrema. Come evidenzia Giorgio Merlo, se ridotto a mero oggetto di scambio tattico, privo di una solida base culturale, il Centro perde la sua funzione di asse d'equilibrio e diventa l'ennesima espressione del trasformismo.
Sullo sfondo di questa frammentazione e perdita di identità, che ai meno attenti potrebbe sembrare un fenomeno tutto italiano, assistiamo al declino delle grandi “famiglie politiche” come le avevamo imparate a conoscere.
È di questa mattina la notizia delle dimissioni del Primo Ministro inglese Kier Starmer, che poco meno di due anni fa aveva fatto registrare la più grande vittoria elettorale del nuovo millennio nel suo paese, e che risulta invece oggi nuova - ennesima - vittima della politica britannica post Brexit. Ma se in questi anni ci siamo abituati ad osservare con familiarità la crisi della famiglia “progressista” ad ogni latitudine, le ultime 72 ore della relazione tra Donald Trump e Giorgia Meloni ci insegnano che - al di là dei timori legittimi - quell’ “internazionale nera” di cui si è tanto parlato nei mesi è in realtà ben più fragile di quanto i suoi principali esponenti avrebbero voluto far credere.
Nel caso italiano, Il tentativo del governo di accreditarsi presso Donald Trump — accettando un sostanziale rapporto di vassallaggio camuffato da "affinità di carattere" — si è scontrato con la dura realtà del maschilismo politico del presidente statunitense.
Ma, cercando di osservare alla questione al di là dell’estrema volubilità del principale attore in causa, ovvero l’inquilino della Casa Bianca, c’è veramente da sorprendersi del fatto che dei movimenti nazionalisti, fondati sul culto della personalità di questo o quell’altro leader, finiscano poi per scontrarsi di fronte alle inevitabili dissonanze di interessi tra i diversi attori statali nel contesto internazionale?
E allora, lungi dal voler essere riflessioni puramente teoriche - o sterili esercizi intellettuali - i contributi di questa settimana de La Porta di Vetro ci ricordano che la politica non può ridursi a una sfida tra slogan, populismi concorrenti o alleanze di pura convenienza numerica.
La reale consistenza delle forze in campo — che si dichiarino di destra, di sinistra o che ambiscano a occupare il Centro — si misura sui banchi di prova concreti; senza una netta inversione di tendenza che rimetta i problemi al centro, l'etica davanti alla tattica e agli apparati, il dibattito pubblico rimarrà confinato in quel vuoto pneumatico dove le distinzioni ideologiche sfumano e i cittadini, privi di una rotta condivisa sulla nave dello Stato, continuano a disperdersi in mille direzioni.
Prima di salutarvi, vogliamo segnalarvi altri due contributi, non direttamente collegati a questa riflessione organica, ma nondimeno decisamente importanti. Alberto Scafella e Alberto Ballerino hanno raccontato quanto sta avvenendo in Repubblica Democratica del Congo, una storia che, colpevolmente, trova poco spazio nei nostri mezzi di informazione e che non cattura le nostre attenzioni; il primo, sulla scorta di una consolidata esperienza sul campo, lo fa ripercorrendo gli eventi, il secondo, affronta il tema da un altro angolo di osservazione con l’intervista a Umberto Illario, Head of support per Geneva call, ONG con sede a Ginevra.
Infine, come avrete notato dalle pagine del sito, stiamo partecipando attivamente alla campagna per richiedere la liberazione immediata di Leonarda “Dina” Alberizia e Domenico “Nico” Centrone. Approfittiamo anche di questo spazio per chiedere a tutte e tutti i voi di unirsi nella stessa richiesta, perché Dina, Nico e gli altri attivisti vengano liberati prontamente!
Grazie per l’attenzione,
Buone letture e alla prossima settimana!
