
Care amiche e cari amici,
in questi giorni di emergenza climatica, che ci obbligherebbero a ragionamenti ben più profondi di quelli a cui assistiamo da parte di alcuni rappresentanti istituzionali (ogni riferimetno al Presidente del Senato è puramente voluto), e dopo una settimana di celebrazioni e anniversari, questa edizione della newsletter si pone l'ambiziono obiettivo - almeno per una volta - di rappresentare un momento di “sollievo” alla fine di questo lunedì.
Come scrivevamo, siamo reduci da una settimana “festiva”, almeno a Torino. Ma le celebrazioni più importanti, anche se a quella data non sono dedicati né giorni festivi né feste di piazza. è quella civile: lo scorso 25 giugno ricorreva, infatti, l’ottantesimo “compleanno” dell’apertura dei lavori dell’Assemblea Costituente.
Un'Assemblea che, come abbiamo scritto “"non era omogenea: su quei banchi, in un clima di autentica e nuova libertà, sedevano separatisti siciliani, sardisti, unionisti... vecchi liberali individualisti, monarchici e ortodossi del tipo Einaudi o liberali progressisti”
Eppure, da quel giorno ebbe inizio uno straordinario percorso, che non ha eguali nella storia d'Italia".
Un percorso dal quale, in un’epoca nella quale la polarizzazione viene ricercata costantemente e scientemente, spesso in maniera artificiale, per accaparrarsi qualche pugno di voi, rendendo impossibile qualsiasi opera di mediazione degli interessi - legittimi ma contrapposti, tipici di qualunque società civile - rappresentati in campo.
Ogni grande percorso collettivo ha un punto d'inizio, spesso silenzioso, fatto di storie normali, che diventano eccezionali per qualche motivo, spesso per un obbligo della Storia, con la S maiuscola. Una di quelle storie, che abbiamo avuto modo di ricordare grazie ad Alberto Ballerino, è quella del partigiano novarese Franco Barella, detto Lupo, autore di “…Ma, fu solo per un attimo”, libro recentemente ripubblicato.
Come ci ha raccontato la figlia Franca, intervistata da Ballerino, la Resistenza vissuta da "Lupo" e dai suoi compagni è stata, prima di tutto, il motore che ha permesso all'Italia di uscire con dignità "da una realtà non più accettabile, senza strascichi di rancori”.
La Costituente riassunse dentro di sé quello stesso atteggiamento; proprio per tenere viva quella memoria, sottolineiamo con piacere la scelta della Città Metropolitana di Torino di aver dedicato la propria Sala Panoramica di Corso Inghilterra alle “Madri Costituenti”: “insegnanti, giornaliste, sindacaliste, molte delle quali provenienti proprio dalle file della Resistenza e della clandestinità” che, come ci ricorda Luca Rolandi, contribuirono in maniera profonda all'ossatura dei nostri diritti.
Tra i tanti contributi, in questi giorni vale la pena citare proprio quell’Articolo 3, evocato in Parlamento in una delle serate meno “onorevoli” della sua storia Repubblicana; il ruolo di Lina Merlin, che volle inserire l'espresso divieto di discriminazione "di sesso”, ma anche e soprattutto quello di Teresa Mattei, che propose il secondo comma sull'uguaglianza sostanziale.
Le 21 madri costituenti erano donne di partiti diversi che seppero superare gli steccati ideologici, aprendo la strada a riforme epocali, come quella del diritto di famiglia del 1975. Ma soprattutto, aprirono la strada ad un mondo nel quale, come scrive Luisella Fassino, “non esistono più professioni 'da uomini' e professioni 'da donne'. Esistono competenze, preparazione, studio, determinazione e passione".
Sia ben chiaro, molto deve essere ancora fatto sul tema: è quel questo che occasioni come il “Premio Marisa Bellisario”, che ci ha raccontato la stessa Fassino, continua ad essere utile, giunto ormai alla sua XXXVIII edizione.
Il riconoscimento, nato per valorizzare la leadership e il merito femminile in ogni campo, serve oggi a raccontare come la partecipazione femminile non sia più un'eccezione da raccontare, ma una componente essenziale dello sviluppo economico, sociale e culturale del genere umano.
In conclusione di questa newsletter, che non vuole e non può dimenticarsi delle notizie drammatiche che arrivano dal mondo, a partire dai tragici esiti del terremoto in Venezuela (il conto delle vittime, ancora provvisorio, è salito a 1450), ai venti di guerra che continuano a soffiare in medio oriente nonostante i ripetuti (e vuoti) accordi di pace, permetteteci di lasciare spazio ad un’ultima, buona, notizia: la liberazione di Dina e Nico.
Una vicenda assurda, che ha riportato in primo piano le sistematiche violazioni del diritto internazionale da parte di stati, che ricevono cospicui finanziamenti dell'Italia.. ma, almeno per questa volta, lasciamo spazio alle notizia positiva, quella del loro ritorno a casa
Grazie per l’attenzione,
Buone letture e alla prossima settimana!
