due recenti documenti dell'episcopato italiano mostrano lo sforzo di misurarsi con la realtà prima ancora che con la pastorale.
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Le linee di orientamento Radicati e costruiti in Cristo, approvate dall'Assemblea di maggio, muovono dalla diagnosi fatta dal Cammino sinodale italiano — distanza tra vita e Vangelo, scarsità di risorse, calo dei presbiteri — per indicare quattro priorità operative cui concentrarsi nei prossimi anni.
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E il testo su padrini e madrine parte da una diagnosi analoga: fine del «catecumenato sociale», famiglia nucleare e «affettiva». La tradizione da sola non basta più a rendere leggibile la figura del padrino: va ripensata dalla radice, insieme a tutta l'iniziazione cristiana. Come si diventa cristiani oggi?
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Su questo crinale si colloca, e arriva a conclusioni alquanto esplicite, la lettera pastorale del vescovo di Anversa Johan Bonny. Non orientamenti, ma scadenze: un nuovo ministero del «pastore» aperto a uomini e donne, l'ordinazione di uomini sposati, una «casa comune» per ogni unità pastorale. Perché «un vescovo non può aspettare e vedere dove soffia il vento ecclesiale».
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L'appello di Leone all'Europa, levato durante il denso e significativo viaggio in Spagna, di «apprezzare la complessità» senza rifugiarsi in semplificazioni identitarie, risuona con lo stesso registro d'urgenza nell'appello dei vescovi tedeschi Europa, dimostra sicurezza!
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