
Questa settimana, scegliamo di partire da una domanda che diventa sempre più centrale: chi scrive le regole del gioco, ma soprattutto, a beneficio di chi le scrive?
La riflessione non può che partire dalla Legge Elettorale con cui gli italiani voteranno nel 2027, approvata proprio negli ultimi sette giorni dopo mesi di lungo dibatto. Rocco Artifoni ricorda che la legge elettorale è diventata «bottino dei vincitori», mentre cresce, non a caso, la diserzione dalle urne, tracciando un percorso storico che va ben oltre l'attuale maggioranza.
La conclusione, amara, richiama le funzioni con cui erano stati ideati i Parlamenti, citando Edmund Burke: “assemblee deliberanti di una nazione, con un solo interesse, quello dell'intero, dove non dovrebbero essere di guida interessi e pregiudizi locali, ma il bene generale”.
Giancarlo Rapetti nell’Editoriale della Domenica si spinge ancora oltre: la nuova legge, a suo giudizio, svuota il Parlamento e cambia di fatto la Costituzione senza passare per il referendum. La maggioranza ha ormai dichiarato di voler «comandare», citando il capogruppo di Fratelli d’Italia Tommaso Foti, secondo cui «dopo il risultato elettorale non c’è più niente da discutere». Il Parlamento che abiura e rinnega se stesso.
Perché a questo si arriva con tanta poca resistenza? Marcello Croce prova a rispondere risalendo a Kant, che definiva l’Illuminismo come la libertà di un io «capace di servirsi del proprio intelletto senza la guida di un altro». La democrazia dei consumi, osserva Croce, ha promesso benessere nella sfera privata in cambio di disinteresse verso la politica, e oggi la fase algoritmica spinge oltre: sostituisce meccanicamente il pensiero e, avverte, allontana ancora di più dall’origine ideale delle rivoluzioni moderne, quella di pensare con la propria testa. Kant.
Ma l’erosione delle regole non si limita certo ai confini nazionali, anzi. Non passa settimana senza che Donald Trump ce lo ricordi, questa volta attraverso gli annunci di un accordo con lo Zar Putin sulle forniture di diesel, di un Tesoro americano che sblocca i pagamenti e di sanzioni statunitensi contro la Corte penale internazionale. Stefano E. Rossi, nella sua analisi della settimana finanziaria, riassume lo spirito del momento in tre parole: «Ognun per sé».
Un’osservazione da cui parte anche Domenico Moro, inquadra questa deriva come la politica più dirompente della seconda amministrazione Trump, cioè un sistematico indebolimento delle istituzioni multilaterali. E tuttavia Moro non è pessimista, ma vi legge un’opportunità per l’Europa. L’Unione, ricorda, ha firmato accordi con Mercosur, India, Messico, Australia, Indonesia e Filippine, ha aperto al Canada come primo membro associato e il 21 settembre ha lanciato con Brasile, India, Canada, Kenya e altri l’iniziativa «Partner per il multilateralismo». «Cooperation is not an act of idealism; it is a practical necessity», recitava quel testo.
Ma queste riflessioni, apparentemente “astratte”, sulle regole del gioco, producono conseguenze concrete nelle vite di ciascuno. In un testo diventato rapidamente un classico, l’economista Albert Hirschman riassumeva brillantemente le opzioni dei consumatori secondo un modello tanto semplice quanto chiaro: Exit, Voice and Loyalty.
Viene spontaneo chiedersi, quindi, cosa accade se le regole del gioco finiscono per premiare solo la lealtà al capo, e le “voci” vengono sistematicamente ignorate.
Cosa rimane se non spazio per la rassegnazione, il disinteresse o la rabbia?
Siamo così tornati, nel nostro piccolo, a dare spazio ad alcune di quelle voci. Alberto Ballerino è tornato a scrivere per noi dell’ex-Ilva, raccontando gli scioperi dei lavoratori, ma anche le denunce del sindaco di Novi, Rocchino Muliere, che parla di ’assenza di una politica industriale capace di guardare al domani. In gioco ci sono 150 famiglie e l’indotto, con una cassa integrazione che dimezza gli stipendi; anche qui decisioni presa lontano da coloro su cui ricadono, che non hanno avuto voce nella scelta.
Siamo poi tornati ad affrontare uno dei temi centrali del dibattito europeo di queste settimane, grazie a Pasquale Fedele, che il 10 ottobre, giornata internazionale di mobilitazione per il diritto alla casa, ha fatto chiarezza sull’emergenza, riportando le cifre: ogni anno tra 65 e 75mila famiglie ricevono una sentenza di sfratto, oltre 35mila vengono sfrattate con la forza pubblica e più di 650mila sono in attesa di una casa popolare. Ricorda il contributo Gescal del 1963, un fondo che, scrive, conteneva «una visione di società», che lo Stato ha poi smantellato, e denuncia come anche a Bruxelles l’Affordable Housing Act non affronti le cause della crisi abitativa, puntando sulla finanza immobiliare invece che sulla casa pubblica.
Di nuovo il tema delle regole, che si scrivono altrove… e a chi le subisce resta soprattutto una domanda: per chi vengono scritte?
In conclusione, come da abitudine, spazio ai consigli culturali. Questa settimana, dalla nostra biblioteca, vi consigliamo due titoli: il primo è “La moglie del Partito. Vita di Rita Montagnana”, di Aldo Agosti e Marina Cassi, recensito per noi da Stefano Garzaro.
Il secondo libro è “Svegliarsi adulti”, nel quale Roberta Mori ripercorre la biografia del Partigiano Sandro Delmastro, recensito per noi da Piera Egidi Bouchard.
Buone letture e buon inizio settimana.
