Caro migrante, non partire...

06-08-2016 - Notizie

Caro migrante, non partire. Te lo dice Angelino Alfano
di Furio Colombo | 5 agosto 2016
Caro Furio Colombo, ho appena appreso una notizia stupefacente. Il ministro dell'Interno italiano ha inviato una lettera, un film e un programma radio per indurre i migranti a non partire. Conta che riceveranno il materiale umanitario almeno in rete e che si persuaderanno a non tentare un viaggio così pericoloso. Non ci credevo, ho verificato, è vero. Giovanna
Sì, è vero. E a me è capitato di ascoltare l'intera presentazione dell'iniziativa, presente il ministro Alfano, alla sede della Stampa Estera, ritrasmessa da Radio Radicale. È andata così. Una voce ha spiegato che il viaggio (specialmente per coloro che provengono da Somalia, Eritrea, Sud-Sudan, Ciad, Nigeria (area Boko Haram) è composto di due diverse traversate molto pericolose: il deserto, per raggiungere la Libia. E il Mediterraneo per raggiungere l'Europa. Interviene un esperto per precisare il tipo di pericolo del deserto: condizioni climatiche proibitive, mancanza di acqua, predoni, sia coloro che trasportano sia coloro che attaccano lungo il percorso, per rapina. Seguono gli esperti del mare (che fanno riferimento anche al film) per narrare le vicende che ogni giorno i telegiornali ci mostrano: migliaia di salvati, che vuol dire, per tragica simmetria, migliaia di annegati (in prevalenza, donne, bambini, neonati). Il corso illustrativo si sofferma sugli "impresari" di questa doppia vicenda di morte. La logica della narrazione è questa: i migranti, profughi di guerra o in cerca di lavoro, se lo sanno non partono. Gli uomini di Alfano con tenacia insistono (e lo dicono nel programma presentato alla Stampa Estera) nel dividere profughi di guerra da una parte e cercatori di un buon impiego e di vita migliore, dall'altra. Evidentemente usano esclusivamente fonti leghiste e le loro false statistiche per dire, come in certi dibattiti televisivi a cui nessuno reagisce, che coloro che fuggono dalla guerra sono il 2 o 3 per cento e tutti gli altri sono, per citare Salvini, "ladri di lavoro". Come testimoniano l'Agenzia Rifugiati dell'Onu, Medici senza Frontiere e ogni altra Ong disponibile sul percorso, non è vero. È vero il contrario da almeno tre anni.
L'iniziativa, come hanno pensato, costernati, i giornalisti della Stampa Estera a cui, per primi, è stato presentato il progetto, è una idea finto-umanitaria e tutta leghista. Primo perché nessuno resta dentro un incendio, persino se rischia di bruciarsi nella fuga. Secondo, perché ben pochi, a questo punto della storia, attraversano il deserto e il mare, affrontando rischi che conoscono bene, solo nella speranza di vivere meglio. Terzo, perché chi ha preso una simile decisione, costosa, pericolosa e disperata, non si lascia dissuadere dal messaggio di qualcuno che sta dicendo: resta dove sei, qualunque cosa ti stia accadendo, perché qui non ti vogliamo. Il travestimento umanitario si autodenuncia nell'assurdità del programma, ed è imbarazzante. L'esito, se e quando arriva sul posto da parte di un mondo che non vuole sentir parlare di corridoi umanitari, farà ridere di tristezza e di disperazione. È il messaggio di chi a nessun costo verrà a salvarmi.
di Furio Colombo | 5 agosto 2016