La Jihad nel Corano

05-09-2016 - Notizie

La Jihad nel Corano di d. Renato Rosso

La lotta, in difesa dello stato islamico e della religione nel Corano

...chi uccide un uomo, che non ha ucciso a sua volta o che non è stato causa di corruzione sulla terra è come se avesse ucciso l'umanità intera. (Surah al-Maaida, 5:32)

Sia Cristiani che Mussulmani hanno intrapreso guerre chiamate sante, ma poche volte si sarebbero potute giustificare con la Bibbia o con il Corano.
Questa parola, Jihad (lotta, sforzo, spesso chiamata "guerra santa") usata da teologi islamici, con serietà e rispetto, è allo stesso tempo manipolata da terroristi per tentare di giustificare le loro azioni tutt'altro che giustificabili. Invito a leggere almeno i principali versetti del Corano che parlano della Jihad.

Alla Sura II, 190 "Combattete per la causa di Allah coloro che vi combattono, ma senza eccessi (questa parola comporta rabbia e vendetta), perchè Allah non ama coloro che eccedono". Riferendosi ai nemici in genere dice: "Uccideteli... e scacciateli da dove vi hanno scacciati" quindi suppone un attacco precedente e proibisce la Persecuzione perchè "è peggiore dell'omicidio"(II,191). E allo stesso versetto prosegue dicendo: "Non attaccateli vicino alla Santa Moschea, fino a che essi non vi abbiano aggrediti". Se vi assalgono uccideteli. Questa è la ricompensa dei miscredenti".(II, 192). Se però cessano, allora Allah è Perdonatore, Misericordioso".(II, 193). Combatteteli affichè non ci sia più persecuzione e il culto sia reso ad Allah", infatti, se il mussulmano è vinto è probabile che non possa più esercitare la sua religione. La finalità della lotta è appunto la libertà di religione stessa.
Continuando afferma ancora : "Se desistono, non ci sia ostilità ", si cerca infatti di evitare tutto ciò che si riferisce a rappresaglia o vendetta. Dice che l'obbiettivo, quindi del credente mussulmano non è la distruzione del nemico ma la cessazione di ogni persecuzione e oppressione che impedisca l' esercizio della propria Religione islamica. E al II, 194 sottolinea ancora una volta: "Aggredite coloro che vi aggrediscono" quindi una Guerra di difesa. E più avanti si sottolinea che il nemico ha un particolare bersaglio che è appunto sviare il mussulmano dalla sua pratica religiosa, infatti dice: "Essi non smetteranno di combattervi fino a farvi allontanare dalla vostra religione" (II,217). L'espressione "combattete sulla via di Allah" come a III, 244 e in molti altri versetti vuol sottolineare che non è nè un mestiere nè una ragione di vita, ma è un duro compito, richiesto solo da Allah o in nome di Lui.
Un modo per capire se una Guerra è giusta, è dato dal fatto che Allah aiuta i suoi.
Un gruppo di ebrei avevano rifiutato di diventare Mussumani e minacciato il Profeta Maometto che venne incoraggiato da Allah a dichiarare Guerra con un piccolissimo gruppo di 313 fedeli mussulmani a piedi, eccetto due soltanto. Essi si scontrarono con un gruppo di mille fanti e 100 cavalieri. Fu il primo importante successo bellico perchè in quel caso Allah fece apparire il numero dei mussulmani altamente superiore, quindi intervenne Allah stesso.

Alla Sura III, 156 "O, voi che credete, non siate come i miscredenti che, mentre i loro fratelli... facevano la Guerra dissero: "se fossero rimasti con noi non sarebbero morti..." come se Allah non sapesse ricompensare i suoi." E se sarete uccisi o morirete di morte naturale nella Volontà di Allah riceverete il perdono e la misericordia di Allah che vale molto di più di quanto gli infedeli possono accumulare" (III,157). E ancora si ripete il concetto: "Non considerate morti coloro che sono stati uccisi sul sentiero di Allah (cioè lottando per Lui), perchè sono vivi invece e ben provvisti" (169). E ancora: "A coloro che sono emigrati, che sono stati scacciati dalle loro case, che sono stati perseguitati per causa mia, che hanno combattuto, che sono stati uccisi, perdonerò le loro colpe e li farò entrare nei Giardini (in Paradiso)..."
Ed ecco una dimensione nuova nel discorso sulla Guerra riportata dal Corano.
Dopo che un grande gruppo di Mussulmani era uscito dalla Mecca ed era arrivato a Medina dove ormai era protetto, mentre il gruppo che era rimasto alla Mecca era perseguitato dai Quraysh, il Corano rimprovera la pigrizia di coloro che erano a Medina e per pigrizia si rifiutavano di combattere per liberare i loro Mussulmani rimasti alla Mecca.
Ecco il testo: "Perchè mai non combattete per la causa di Allah e dei più deboli tra gli uomini, le donne e i bambini che dicono: "Signore facci uscire da questa città (la Mecca) di gente iniqua, concedici da parte tua un patrono... un alleato (qualcuno che ci salvi) (IV, 75).

E coloro che sono in via di conversione all'Islam se voltano le spalle tornando indietro sui loro passi meritano di essere afferrati e uccisi (cfr.IV, 89)

Se però i miscredenti che non sono ancora Mussulmani , "se si rifugiano presso gente con la quale avete stabilito accordi... o se pertanto rimangono neutrali e non vi combattono e vi offrono la pace, Allah non vi concede nulla contro di loro". (IV, 90) se invece non si mantengono neutrali, non offrono la pace e non abbassano le armi, afferrateli e uccideteli..." (IV, 91)

La Guerra nel Corano è sempre legata alla fede, infatti: "Non sono uguali i credenti che rimangono nelle loro case (eccetto i malati) e coloro che lottano con la loro vita e i loro beni per La causa di Allah... a questi è riservata una ricompensa immensa (IV,95). I Mussulmani sono autorizzati a tenere anche le armi durante la preghiera se non sono difesi sufficientemente da qualche presidio, ma mai rinunciare alla preghiera stessa (cfr, IV,102).
La Guerra non deve mai essere solo una questione umana per il potere come spesso oggi sembra. Nella Guerra, Allah lotta per i credenti quindi la vittoria si riferisce a Lui.
Un caso particolarmente evidente è quello della battaglia di Badr che ha molto in comune con l'uscita del Popolo ebreo dall'Egitto. Durante la battaglia di Badr Allah ha inviato 1000 angeli. Ha poi inviato la pioggia dal cielo che consolidò il terreno sabbioso dove erano i Mussulmani , mentre diventò un mare di fango dove erano gli infedeli, i quali come gli Egiziani nel Mar Rosso rimasero sommersi nel fango uomini e cavalli e in quel contesto di fede il Corano sottolinea: "O voi che credete, quando incontrerete i miscredenti in ordine di Guerra, non volgete loro le spalle" (VIII, 15), "Chi in quel giorno volgerà loro le spalle... incorrerà nella collera di Allah e il suo rifugio sarà l'inferno" (VIII,16) perchè si suppone che si rifiuta di combattere insieme ad Allah per la sua causa stessa. Il riferimento agli Egiziani del Faraone travolti è anche poco avanti dove dice: " Così avvenne per la gente del Faraone... li facemmo perire per i loro peccati. Facemmo annegare quelli di Faraone perchè erano oppressori". (VIII,54).

Per continuare a sottolineare quanto il Corano è distante da certi atteggiamenti fanatici e terroristici ricordo anche il testo che dice: "O voi che credete, quando incontrate un esercito nemico, state saldi e menzionate incessantemente il nome di Allah, affinchè possiate prosperare" (VIII,45) e ancora la vittoria è legata alla fede, infatti: "O profeta, incita i credenti alla lotta. Venti di voi, pazienti, ne domineranno duecento e cento di voi avranno il sopravvento su mille miscredenti. Che in verità è gente che nulla comprende" (VIII,65). E sia l'indulgenza che la misericordia è spesso presente nella vita del Profeta Maometto.
Nei versetti che precedono il verso VIII, 67, si parla dei Mussulmani che rimasero con 50 prigionieri e Maometto concluse : "Non si addice a un profeta prendere prigionieri finchè non avrà completamento soggiogato la terra" (VIII,67; cfr, XLVII, 4). Tra coloro che avevano combattuto il Profeta c'erano dei Quraysh parenti dello stesso Maometto quali un suo zio e un genero, ma Maometto diede l'indulto.

Alla sura IX ad un certo punto il Corano riporta l'impegno dei credenti di combattere gli infedeli perchè hanno attaccato per primi e aggiunge che se hanno paura di loro devono ricordare che è più importante temere lo stesso Allah che chiede di intervenire (cfr.IX, 13).
In seguito, i cristiani ed ebrei che riconoscono lo stato islamico e pagano il tributo diventano dei "protetti" (IX,29).

Nel Corano, parlare di Guerra è sempre un discorso legato alla fede, come ho detto poco prima, e alla causa di Allah. Allah è al di sopra di tutto e di tutti, e ha autorità di chiedere tutto a tutti, i beni, ogni tipo di ricchezza e la vita stessa. Tutti gli affetti famigliari per importanti che siano devono cedere davanti alla causa di Allah: "Se i vostri padri, i vostri figli, i vostri fratelli, le vostre mogli, la vostra tribù, i beni che vi procurate, il commercio di cui temete la rovina e le case che amate vi sono più cari di Allah, aspettatevi allora che Allah renda noto il suo decreto (contro di voi)! Allah non guida il popolo degli empi. (IX, 24)

Ci sono stati casi in cui alcuni sono stati "dispensati" dalla lotta perchè il Profeta o Allah aveva visto e capito la loro paura, la loro pigrizia o anche la loro indegnità "O voi che credete! Perchè quando vi si dice: "Lanciatevi in campo, per la causa di Allah, restate come inchiodati sulla terra? (IX,38; XXXIII, 13-24). Il Profeta incita con tutte le sue forze pensando alla situazione in cui si trovavano a Medina. Era la fine dell'estate, un caldo terribile, mancavano i viveri, imperversava la carestia, la raccolta dei datteri era ancora distante e si aggiungeva il timore di un attacco da parte dell'Imperatore contro l'Arabia e Medina e anche l'entusiasmo dei tempi gloriosi della conquista della Mecca era scemato e aveva lasciato posto allo sconforto e alla stanchezza, per questo, bisognava chiedere tutto per tutto a tutti: "La vita terrena vi attira più di quella ultima? Se non vi lancerete nella lotta Alllah vi castigherà con doloroso castigo e vi sostituirà (addirittura) con un altro popolo" (IX,38-39; 81-96; III,121-123).
In questo contesto viene stigmatizzato ciò che Allah chiede per mezzo del Profeta Maometto: il mussulmano deve aspirare alle due cose migliori, "che cosa vi aspettate se non le due cose migliori?" (IX,52) la Vittoria o il Martirio. Quindi da un lato la Vittoria con le conseguenze dell'onore, del bottino, della libertà di commercio e più di tutto della libertà di praticare la propria religione islamica, e dall'altro lato il Martirio come suprema testimonianza della propria fede, che cancella tutte le colpe e prepara la strada ai più beati luoghi del Paradiso.

E chi si è indebitato per sostenere la causa di Allah e si trova in ristrettezze merita di diritto una forma di indennizzo da parte dello Stato Islamico. Le stesse raccolte di elemosina e tutte le spese pubbliche dello Stato erano dirette a otto categorie di persone e tra questi gli indebitati per la causa (generalmente sostegno alle guerre) di Allah (IX,60).
La jihad quindi è una lotta contro l'apostasia, contro il paganesimo e l'ipocrisia (IX,73), non ha nulla in comune con la Guerra per il potere o per il denaro, o per fare vendetta o rappresaglia.
E' difficile pensare come cento anni fa nel 1915-'17 i Turchi abbiano potuto massacrare quasi 2 milioni di Cristiani, torturandoli, e uccidendoli in nome della Jihad, della Guerra santa. E' comprensibile che il Governo Turco non voglia riconoscere tale crimine perchè non potrebbe difendersi in nessun Tribunale Internazionale.
O ancora oggi certe posizioni di terroristi in diverse parti del mondo quando vogliono difendere i loro crimini perpetrati per ben altri motivi si trincerano dietro la Jihad del Corano.
Ho scritto questo testo in difesa del Corano che non ha nulla da condividere con i criminali e rimane un Libro dell'Islam che professa e desidera la Pace e ogni saluto del Mussulmano rimane ancora oggi: "La Pace sia con te".

Don Renato Rosso

P.S.
Chi si dichiara Terrorista Islamico o Terrorista Cristiano o Terrorista Indù sappia che nel momento in cui si ritiene Terrorista
sappia che nel momento in cui si ritiene Terrorista il nome della sua religione si è già separato da lui. Esempio: potrebbe chiamarsi Terrorista ex-Cristiano, ex Musulmano ecc.

Agosto 2016