QUELLA COMUNIONE AL MUSSULMANO...

12-03-2014 - Notizie

(Settimana - 16 febbraio 2014 / n° 7)

QUELLA COMUNIONE AL MUSSULMANO..

Cara Settimana
e caro don Mario Marchiori,
una piccola storia natalizia davvero edificante! Con tanto di babbo natale marocchino.
Ma come siamo buoni e politicamente corretti! Ma il buonismo non è bontà è non è verità. E, senza verità, non c'è carità. Un papa l'ha pure scritto: ma lui si è dimesso!
Evviva! Assolviamoci e autoassolviamoci. Don Mario, avanti così, tanto non ci sarà un qualsiasi vescovo che ti farà qualche pur timida obiezione. Così vanno le cose in questa nostra povera Chiesa.
Dici che avresti agito così perché...."solo la convinzione che Gesù avrebbe fatto altrettanto...", ma va!! Parli di "reciprocità e rispetto"..., ma va!!! Rispettando la sua fede", insisti. Ma come siamo buoni e corretti! E il rispetto della nostra fede? Sciocchezzuole mie!
Andiamo avanti così, tanto dici, lo "sta facendo anche Francesco vescovo di Roma". E vai con il tango argentino! Tanto anche il vescovo di Roma (non chiamarlo papa, per carità!) possiamo strattonarlo da tutte le parti.
Don Sergio Zandri
Parroco di Arcevia (AN) tel. 0731/9444

PS. Ma don Mario Marchiri e Settimana credono nel cosiddetto mistero della transustanziazione"?

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(Settimana - 2 marzo 2014 / n° 9 )
RISPOSTA A DON SERGIO ZANDRI

PURCHÉ LA CHIESA SIA ACCOGLIENTE!

Cara Settimana e caro don Sergio, non mi sottraggo al dialogo sulla comunione data al "fratello mussulmano" e lo faccio senza battute ironiche per tentare di costruire un percorso dentro la Chiesa in cui tutti siamo invitati a guardarci con grande rispetto. E se ti dicessi che un Cardinale, Padre della Chiesa e profeta riconosciuto, ha apprezzato il gesto con tanto di documentazione scritta? E che il mio vescovo, al contrario, senza portarmi argomentazioni mi ha semplicemente detto che lui non l'avrebbe fatto? Come ben sai dentro la Chiesa ci sono diverse anime e modi diversi di intendere e leggere le cose. Quella descritta è una piccola storia che avviene in un contesto di Chiesa che accoglie e che fa di tutto per non escludere. Un episodio dentro una parentesi e non la prassi. Apprezziamo "Settimana" che pubblica e favorisce il dibattito, evitando di esprimere un giudizio (giusto o sbagliato) su quanto chiunque può far pervenire. Compito di un giornale o rivista - che siano liberi - è di ospitare le più diverse opinioni ed esperienze. Come è bello leggere in questi ultimi numeri gli interventi sui fidanzati conviventi, sui separati divorziati, sulla famiglia e sul fine vita! Contributi preziosissimi sul piano pastorale. Ai lettori poi di valutare, come liberamente hai fatto tu.
Parli di povera chiesa, di buonismo, di autoassoluzioni, evviva, ma va, andiamo avanti così, tango argentino, non chiamarlo papa, per carita! senza renderti conto che la Chiesa sei pure tu e non puoi tirati fuori credendoti l'interprete del come si fanno le cose e di quale linguaggio bisogna usare. Ti porto due esempi di come il nostro linguaggio dovrebbe tener conto dei cambiamenti che avvengono: un bambino di catechismo mentre parlavo degli angeli con grande difficoltà, candidamente ha affermato: "Ma sono il vivavoce di Dio!". E un altro, mentre tentavo di spiegare che Gesù è allo stesso tempo Uomo e Dio, è uscito con l'espressione stucchevole: "Ma allora è un incrocio!" Teologia formidabile o sciocchezzuole?
Preferisco a continuare a credere che senza la carità (comprensione , rispetto..) non ci sia verità. Ognuno di noi (mussulmani compresi) ne possiede un pezzettino. Per noi è Cristo e il suo Vangelo. Ma come lo spieghiamo, con quale linguaggio, con quali gesti? Ne interpretiamo e ne viviamo davvero il pensiero? O è peccato di presunzione imparare a leggere con la chiave di Bergoglio il Vangelo? Non ho tante certezze, tanti dubbi si. Anche quando celebro qualche volta dubito e mi interrogo. Sento la presenza di misteriosa di Gesù che perdona, che parla, che spezza il Pane di vita. Solo per me? Che non mi sento né buono né degno, eppure quando presiedo ne mangio ugualmente. Così fai anche tu immagino.
Si, rispetto chi crede come me e chi crede diversamente o non crede affatto. E cerco di essere il più possibile credibile, e temo di non esserlo sempre. La storia ci dice che noi cristiani non siamo mica sempre stati i migliori, preti vescovi e papi compresi. "Dai loro frutti..." (Mt. 7). E ci sono alberi che producono frutti buoni pur non avendo radici cristiane. Gesù incontra miscredenti e con stupore sa cogliere in loro generosità e capacità di amore che in altri non trova.
Se uso il termine Francesco, vescovo di Roma non è per mancanza di rispetto, ma perché lo è realmente e fin dalla sua elezione si è presentato così alla gente, ribadendo che la Chiesa di Roma è quella che presiede tutte le altre Chiese nella carità. E in quanto vescovo di Roma, collegialmente con tutti i vescovi del mondo, guida e presiede tutta la Chiesa. La collegialità (già prassi nei primi secoli fono all'editto di Costantino, 313 d.C.) è il modo e il metodo di fare e sentirsi Chiesa, recuperati poi dal Concilio Vaticano II troppo spesso dimenticato.
don Mario Marchiori, Cossato (BI)