Convertitevi o andrete all'inferno

23-03-2014 - Notizie

"Convertitevi o andrete all'inferno" L'anatema del Papa contro i mafiosi

di Paolo Rodari in "la Repubblica" del 22 marzo 2014

Le parole, ma anche i gesti. Quelli del Papa che abbraccia don Luigi Ciotti - il «pretaccio» di
strada, per anni considerato quasi «un ribelle» da una parte di Santa Romana Chiesa - e, tenendolo per mano, entra in parrocchia a ricevere l'abbraccio di Libera che lotta contro la mafia, i suoi crimini, e quell'omertà che è presente ovunque, anche nella Chiesa.
Roma, ieri pomeriggio, parrocchia di San Gregorio VII. Francesco, qui sì ricordando le memorabili parole di Giovanni Paolo II nella Valle dei templi (9 maggio 1993), tuona contro i mafiosi nel giorno in cui è convocata una veglia di preghiera per le vittime della mafia: «Per favore, vi prego in ginocchio, cambiate vita, convertitevi, fermatevi di fare il male!». E ancora: «Convertitevi per non finire all'inferno, è quello che vi aspetta se continuate su questa strada. Avete un papà e una mamma, pensate a loro. Il potere, il denaro che voi avete adesso da tanti affari sporchi, da tanti criminimafiosi, è denaro insanguinato, è potere insanguinato e non potrete portarlo all'altra vita».
Don Ciotti a Torino - come don Gallo a Genova e don Colmegna a Milano, sacerdoti per troppo tempo lasciati soli dalla Chiesa e dalle istituzioni - cerca in Francesco un compagno di strada, oltre che un padre, e lo trova. «Pensavamo di incontrare un padre - dice - , abbiamo trovato un fratello, fratello Francesco». Un fratello che arriva in chiesa a bordo di un'utilitaria e che, visibilmente commosso e partecipe, usa parole non di circostanza: «Il desiderio che sento è di condividere con voi una speranza: che il senso di responsabilità piano piano vinca sulla corruzione in ogni parte del mondo e questo deve partire dalle coscienze e da lì risanare le relazioni, le scelte, il tessuto sociale così che la giustizia prenda il posto dell'iniquità».
In certe occasioni sono i gesti a contare. Per impartire la benedizione Francesco sceglie di indossare la stola di don Giuseppe Diana, martire della lotta alla camorra. In atteggiamento di raccoglimento e preghiera ascolta l'ex procuratore di Torino Giancarlo Caselli leggere l'elenco delle 842 vittime innocenti di mafia. E senza imbarazzo ascolta ancora don Ciotti dire davanti a Maria Falcone e ai parenti di don Puglisi e di don Diana: «La mafia uccide la speranza, troppi silenzi nella Chiesa». È vero, dice ancora don Ciotti, le mafie «hanno tolto a troppe persone la vita e la dignità. Non sempre la Chiesa ha mostrato attenzione, troppi silenzi, sottovalutazioni, troppe prudenza, parole di circostanza. Ma anche tanta, tanta luce e positività». Tra gli esempi positivi, oltre a don Puglisi e don Diana, Raffaele Nogaro, ex vescovo di Caserta, prete povero fra i poveri. Il saluto al Papa in rappresentanza delle oltre 15 mila persone che hanno perso un loro caro per mano della violenza mafiosa viene pronunciato da Stefania Grasso, figlia di Vincenzo Grasso, l'imprenditore di Locri (Reggio Calabria) assassinato dalla 'ndrangheta il 20 marzo 1989 per le sue denunce contro il racket: «Vogliamo andare avanti per testimoniare il loro esempio, la ringraziamo nella certezza che questo di stasera sarà l'inizio di un percorso, ci guardi, Santo Padre. Guardiognuno di noi, legga nei nostri occhi il dolore della perdita di un padre, di una madre, di un figlio, di un fratello, di una sorella, di una moglie, di un marito».
Racconta Sonia Alfano, figlia del giornalista Beppe e presidente della Commissione antimafia
europea: «L'affetto e la vicinanza che ci ha trasmesso Francesco sono un segnale dal valore
inestimabile, soprattutto per chi ha visto uccidere dalla mafia un proprio familiare. Da molti anni
mancava una voce così forte e autorevole, che desse a noi familiari e alla società una speranza, perché sia fatta giustizia per queste morti violente. Oggi è come se Francesco avesse voluto farsi carico delle nostre sofferenze e avesse voluto trasmetterci la forza necessaria per andare avanti». Oggi, insomma, è l'inizio di una nuova strada.