La doppia strumentalizzazione

16-01-2010 - Notizie

Da "La stampa", di giovedì 14 gennaio

La doppia strumentalizzazione
A Ronco di Cossato e a Quaregna "per capire meglio il Natale" sono stati oscurati con un drappo i due grandi crocifissi presenti nelle absidi delle chiese dei due centri abitati. Secondo il parroco, don Mario Marchiori, la decisione sarebbe stata presa per riflettere meglio sulla natività di Cristo e per protestare contro chi si vuole appropriare indegnamente della croce, con un linguaggio aggressivo, escludente e non disponibile alla fraternità.
Può darsi - mi par di capire - che il riferimento allusivo sia rivolto alla Lega Nord, che tenderebbe a strumentalizzare a proprio vantaggio talune realtà. Può anche essere così. Ma quale partito politico non ricorre abitualmente a strumentalizzazioni di sorta? Ciò che conta resta l'ardire, la volontà e la capacità di affrontare argomenti importanti ma, purtroppo, sovente, rifiutati e rimossi. Rifiutati e rimossi perché non "politicamente corretti" e, aggiungo io - con un' espressione binomiale da me già usata più volte - perché non "cristianamente corretti". Ma, se la strumentalizzazione politica può essere tollerabile, certamente non è accettabile una strumentalizzazione di natura religiosa.
E cos'è stato, in campo liturgico, il post-Concilio, se non una continua strumentalizzazione di eventi conciliari o non conciliari, gestiti libertinamente e proposti, penso, sovente in malafede?
Capita sovente che coloro i quali non riescono a distinguere e separare tra loro cause ed effetti finiscano poi col reagire alle altrui supposte strumentalizzazioni con proprie, seppur diverse, strumentalizzazioni; anche con girotondi spirituali: nella fattispecie, con la pagliacciata della copertura dei crocifissi.
Se fossi un sacerdote, invece di associarmi, nel metodo, a chi talora rischia di operare discriminazioni, sceglierei parole bibliche adatte ad avvicinare gli uomini tra loro, e questi a Dio. E lo farei, per testimoniare la Verità, senza equivoci e senza rischio di malintesi, realizzando, dopo l'enunciazione del primo comandamento, una sintesi biblica e una compenetrazione tra vecchio e nuovo testamento. Primo comandamento: "Non avrai altri dei al di fuori di me". "Io sono il Signore, Dio tuo". Non è un Comandamento, ma è il fulcro e l'essenza dei comandamenti stessi. A questa frase, che apre il decalogo che Dio diede a Mosè sul monte Sinai, è significativo e utile - e nella diatriba in atto lo è più che mai - abbinare la risposta che Gesù Cristo diede a un fariseo, dottore della legge. Alla domanda: "Maestro, qual'è il più grande comandamento della legge?", Gesù rispose: "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima ed con tutta la tua mente. Questo è il primo e il più grande dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso". Sarebbe forse il caso, qui, di richiamare la consonanza tra forma e sostanza, poiché nella tradizione cattolica dovrebbe ancora valere la formula dottrinale "lex orandi, lex credendi", secondo la quale la liturgia (insieme degli atti attraverso i quali la comunità dei fedeli, unita a Cristo, professa pubblicamente la sua fede e tributa il culto a Dio) non è qualcosa di secondario, di esteriore, bensì qualcosa di essenziale, espressione della dottrina della chiesa e del suo patrimonio spirituale. Non ci vuole tanto, del resto, a capire che sostanza (l'essenza di qualcosa) e forma (modello, mezzo, esteriorità) non sono necessariamente concetti antitetici, opposti, ma, anzi, sono sovente - e lo sono più che mai in campo liturgico - idee compenetrate e simbiotiche, una funzionale all'altra. Prendo atto, comunque, che il linguaggio - per coloro che la pensano come Don Marchiori - aggressivo, escludente e non disponibile alla fraternità è già servito, in più di una occasione, a risvegliare in diversi uomini di Chiesa (sacerdoti, vescovi e cardinali: più sacerdoti, meno vescovi e meno ancora cardinali - semplicemente perché la figura geometrica della piramide è più larga alla base e più stretta verso la cima) quel senso del mistero e del divino (preludio alla fede in Dio) che Don Marchiori pretende o spera di ottenere e diffondere nascondendo il crocifisso!

MARIO DIONISOTTI
(DORZANO)

 

La doppia strumentalizzazione
Soltanto oggi sono venuto a conoscenza della lettera di Mario Dionisotti. Se l'avesse indirizzata anche a me, avrei risposto a lui direttamente e subito.
Leggo regolarmente i giornali, ma questo mi è sfuggito. In un primo momento ho scelto di non rispondere, poi per correttezza esprimo qualche pensiero, poiché la questione meriterebbe un pacata riflessione, senza pregiudizi e soprattutto fuori dalla sfera politica e partitica. E con spirito costruttivo. Spirito che normalmente accompagna la mia vita personale e le mie scelte pastorali. Se lei fosse stato presente alle celebrazioni natalizie avrebbe potuto anche ascoltare le profonde motivazioni che ogni anno stanno dietro ai segni che mettiamo in chiesa per aiutare a meditare e ad approfondire, quindi a vivere, il mistero del Natale.
Evidentemente dalla lettera si evince che lo spirito non è quello del confronto, dell'approfondimento, del capire, ma della polemica. Non per provocazione, o forse anche si, il crocifisso, è stato coperto da un drappo, su cui c'era anche una scritta forte di don Mazzolari. Ma per andare oltre, per capire il perché quel Bambino, cresciuto e diventato adulto, è stato appeso alla croce. E da chi.
Solitamente mi rivolgo ai fedeli che vengono in chiesa, con parole chiare, comprensibili, non equivoche, dirette, invitando a cogliere il messaggio (in questo caso del piccolo presepe con i suoi pochi e umili segni da interpretare).
La sua lunga e per certi versi incomprensibile lettera contiene di tutto e anche espressioni poco edificanti e poco rispettose. Il termine "pagliacciata" in riferimento alla copertura del crocifisso, andrebbe allora anche riferita al papa, vescovi e preti che normalmente, secondo le norme liturgiche, coprono il crocifisso il venerdì santo. Per quanto riguarda il "politicamente corretti" o "cristianamente corretti" ormai termini diffusissimi, lascio che ognuno lo dimostri nelle scelte di ogni giorno.
Documentarsi, conoscere, informarsi, per non dover confondere e dar battaglia a chi sta facendo un percorso educativo con la le proprie Comunità, dentro alle quali ci sono credenti e non credenti, italiani e stranieri, poveri e ricchi, senza etichetta alcuna e tanto meno di questo o quel partito, cui lei, e non il sottoscritto, fa riferimento.
Il Concilio Vaticano II poi, che legittimamente difendo insieme al Vangelo di Gesù Cristo e l'intera Bibbia, che andrebbero meglio conosciuti per essere citati, avrebbero ancora molte cose da insegnare a chiunque davvero intendesse incarnare nel mondo e nella società di oggi il vero messaggio cristiano. Per una più pacifica e rispettosa convivenza tra le persone.

don Mario Marchiori

 

 

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