FESTA DEL CORPUS DOMINI 2023

12-06-2023 - Preghiere poesie

Gv 6, 51-58
Dal Vangelo secondo Giovanni 3, 16 - 18

 

     FESTA DEL CORPUS DOMINI 2023

In quel tempo, Gesù disse alla folla:  «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

 

Una quarantina di Paesi in crisi alimentare dipendono dal grano ucraino e russo. I nomi dei Paesi sono noti: Etiopia, Nigeria, Sudan e Yemen. Poi arrivano Angola, Burkina Faso, Congo, Kenia, Madagascar, Mauritania, Mozambico, Nigeria, Somalia in Africa; Afghanistan, Siria, Libano in Asia; Haiti e Guinea in America. Sono Paesi segnati dalla povertà fisica (caratterizzata, per capirci, dalla fame) e da scelte politiche sbagliate (bilanci spesi quasi per tutti  in armi!). Sono Paesi che non possono pagare i rincari del grano causati dalla guerra e che, proprio a causa dell’aggressione dell’Ucraina da parte della Russia di Putin, vedono crescere, al loro interno, miseria, denutrizione e indigenza.

Il che significa che odio, violenze, combattimenti e guerre negano la vita non solo sul terreno dello scontro armato, ma anche oltre i confini dello stesso conflitto. E in questa interconnessione globali la guerra dilata nel mondo fame, ingiustizie e miseria.

Analizzare questi dati nella domenica in cui Gesù dice: “Io sono il pane vivo disceso dal cielo” ci aiuta a leggere il Vangelo in modo meno astratto e con i piedi ben piantati per terra. Per comprendere che, se ogni guerra consolida la fame nel mondo, il Dio di Gesù è presenza reale che dona all’umanità il Pane che sazia e che crea le premesse perché la comunità si costruisca nel segno della comunione e non dell’odio.

Si noti ancora un particolare: il movente di ogni guerra è sempre la prepotente voglia di prendere, di conquistare e di possedere realtà, territori, posti o ricchezze che a tutti i costi si vogliono avere per sé. Lo stile di Gesù è sul versante opposto: è venuto per dare, per donare e consegna - a chi è disposto ad ascoltarlo e a seguirlo - il nutrimento che rende piena, beata e indistruttibile la sua vita. Come a dire: con la guerra si parla di morti e di vittime; il Dio di Gesù si fa Pane perché la nostra vita non abbia più fine. E su questo punto il discorso di Gesù che la chiesa ci propone in questa domenica è chiarissimo: “chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna”. Gesù non parla al futuro. Non ci dice che con Lui avremo, domani (dove? In paradiso? In un’altra vita) chissà quale premio eterno. Il Dio di Gesù è presenza e cibo che riempie questa vita: quella che viviamo oggi e che spesso è carica di fatiche, di stress, di tensioni e di contraddizioni. “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo” significa che Dio si manifesta in Gesù e si lascia incontrare nella carne, nella storia e nella vita di Gesù. Il Dio di Gesù non ci chiede di salire al cielo per trovarlo; così come non ci chiede offerte, sacrifici, fioretti, doni e chissà quale rinuncia. Il Dio di Gesù - ci dice san Giovanni - è presenza che dona e che si dona a noi per saziare la nostra voglia di infinito.

Penso spesso, in questi giorni di code in auto, di incolonnamenti e di file interminabili sulle nostre autostrade, al riposo che ci concede Gesù e allo stress che non poche volte ci generano pochi giorni (perché troppo costosi) di vacanza. Come pecore senza pastore ci mettiamo - spesso e volentieri - in fila per pagare un cibo che non sazia e che ci dissangua a livello di costi e di spese. Non riusciamo però a fare in modo che il Suo Vangelo educhi il nostro cuore - domenica dopo domenica - a quella sapienza e a quella bellezza che libera le nostre esistenze dalla fatica e dalla divisione che prepara il conflitto. La celebrazione eucaristica non è più il cuore della domenica. Nel giorno del Signore si vive tutto e il contrario di tutto, senza mai trovare il tempo per vivere - in comunità - l’incontro con il pane eucaristico. Salvo poi scoprire, al termine del week end, che si è più stanchi di quando lo si ha iniziato. Nella solennità del Corpus Domini, la chiesa ci ricorda - con molta saggezza - che solo il pane vivo disceso dal cielo (Gesù con la sua carne, la sua storia, la sua Parola e il suo insegnamento) è la risposta alla nostra vita e il cibo che sazia i vuoti che ci attraversano. Per incontrare la terra promessa e per fare esperienza di liberazione dalla schiavitù in Egitto Mosè ha chiesto al suo popolo di mangiare la carne dell’agnello e di segnare, con il sangue di questo animale, la porta di casa per essere protetti dalla morte. Gesù rende vero e definitivo questo percorso. Se vogliamo essere liberi dobbiamo mangiare, interiorizzare, assimilare e “masticare” la carne di Gesù che è l’Agnello di Dio che salva la vita del mondo. Ed è questa carne che ci consegna la vita - adesso, non chissà quando - che ci rende vivi e beati, immersi nella gioia. Il sangue è sempre stato il simbolo per eccellenza della vita. Il Dio di Gesù non ci svuota e non prende nulla da noi (come fanno le guerre, gli egoismi, le ingiustizie e la violenza). Ci dona sé stesso perché ognuno di noi impari a vivere.

Riflessioni preziose all’inizio dell’estate. Utili per capire quale fila scegliere per fare esperienza di riposto, di pace e di comunione in casa e con gli amici.

Buona domenica.

                                                            Preghiera dei piccoli

Caro Gesù,

                    con questa domenica iniziano le vacanze scolastiche (per noi che non abbiamo esami!).

E anche per questo ti ringrazio.

A Messa  qualcuno ha messo sull’altare diverse forme di pane. Una più bella dell’altra. Per farci capire - così ha detto il don - che Tu sei buono come il pane.

Per questo eri sempre il primo ad accorgerti quando la folla al tuo seguito era affamata.

Per questo eri sempre Tu a prendere l’iniziativa e a benedire il poco pane di qualcuno per farlo diventare il pane di tutti e per tutti.

Hai ragione Tu, Gesù: se impariamo a condividere e se diventiamo anche noi buoni come il pane, nessuno muore di fame e nel mondo c’è più giustizia.

Gesù, sono passati due mesi da quando ho fatto la mia prima comunione.

Aiutami Gesù a vivere per gli altri e a diventare buono come il pane.