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Il Papa anticipa il Giubileo

Il Papa in Centrafrica anticipa il Giubileo: "Etnia, politica, fede: no alla paura dell'altro"
Il Pontefice conclude oggi la sua visita pastorale in Africa e apre la prima Porta Santa, nella cattedrale di Bangui. L'ultima tappa è anche la più rischiosa: l'ex colonia francese esce da tre anni di guerra civile a sfondo interreligioso...

Papa Francesco l'africano

Papa Francesco l'africano, la missione completa la metamorfosi di Bergoglio da Papa dell'Ovest a Papa del Sud
Piero Schiavazzi
Pubblicato: 27/11/2015 18:31 CET Aggiornato: 27/11/2015 18:31 CET
Il viaggio all'Equatore completa la metamorfosi di Francesco, che cominciò l'8 luglio 2013 sullo scoglio di Lampedusa, eletta seduta stante a perno di un compasso planetario. Quel giorno è iniziata una rotazione dell'asse strategico del pontificato. Da romano in africano. Da occidentale a meridionale. Dal Palazzo Apostolico alle baraccopoli di Nairobi. Dall'obolo di San Pietro al tesoro delle bidonville, depositarie autentiche dei valori evangelici: "Qui mi sento a casa...Il cammino di Gesù è iniziato in periferia, va dai poveri e con i poveri verso tutti"...

Papa in Kenya

Papa in Kenya: "Corruzione non vi distrugga". Poi va in Uganda - 27 novembre 2015
Il Pontefice, da Nairobi, ha denunciato: "Anche in Vaticano ci sono casi di corruzione". Nella visita a uno dei quartieri più poveri della città ha chiesto quindi terra e lavoro per tutti e ha detto: "Qui mi sento a casa". A Entebbe: "Il mondo guarda l'Africa come al continente della speranza"
"Anche in Vaticano ci sono casi di corruzione. Ci entra dentro come lo zucchero, è dolce, ci piace, è facile. E poi finiamo male, facciamo una brutta fine. Finiamo diabetici o il nostro paese finisce per ammalarsi". Una denuncia forte quella fatta da Papa Francesco allo stadio di Nairobi. "Ogni volta - ha aggiunto - che accettiamo una tangente, distruggiamo il nostro cuore, la nostra personalità e la nostra patria"...

Papa a Nairobi

Violenza e terrorismo alimentati dalla povertà
con articoli di Carlo Marroni e di Gianfranco Brunelli 25 novembre 2015

«La violenza, il conflitto e il terrorismo si alimentano con la paura, la sfiducia e la disperazione, che nascono dalla povertà e dalla frustrazione». Lo ha denunciato Papa Francesco nel discorso pronunciato alla State House di Nairobi, dove ha avuto luogo la cerimonia di benvenuto e il successivo incontro con le autorità del Paese e il Corpo Diplomatico. Secondo Francesco, «la lotta contro questi nemici della pace e della prosperita' dev'essere portata avanti da uomini e donne che, senza paura, credono nei grandi valori spirituali e politici che hanno ispirato la nascita della Nazione e ne danno coerente testimonianza».
Papa Francesco a Nairobi, inizia il viaggio in Africa...

Papa Francesco in Africa

"Paura che nasce da povertà alimenta violenza e terrorismo. Preoccupato? Dalle zanzare"
Il pontefice al suo primo viaggio in Africa. I timori per gli attacchi non gli impediscono di rifiutare come sempre l'auto blindata. Anche se rimane aperta la possibilità che la visita nella Repubblica Centrafricana venga accorciata di un giorno dopo gli allarmi lanciati dall'intelligence, soprattutto francese.
di Francesco Antonio Grana | 25 novembre 2015

"L'esperienza dimostra che la violenza, il conflitto e il terrorismo si alimentano con la paura, la sfiducia e la disperazione, che nascono dalla povertà e dalla frustrazione". Da Nairobi, prima tappa del suo primo viaggio in Africa con un altissimo timore per gli attentati, Papa Francesco ha voluto rivolgere un appello in favore della riconciliazione. "La lotta contro questi nemici della pace e della prosperità - ha sottolineato Bergoglio parlando al presidente della Repubblica del Kenya e alle autorità del Paese nella State House - dev'essere portata avanti da uomini e donne che, senza paura, credono nei grandi valori spirituali e politici che hanno ispirato la nascita della Nazione e ne danno coerente testimonianza"...

Mai Dio per giustificare la violenza

Papa Francesco in Africa ai leader delle altre religioni: "Mai Dio per giustificare la violenza"
L'appello del Pontefice nel secondo giorno di visita in Kenya: "Troppo spesso dei giovani vengono resi estremisti in nome della fede per seminare discordia e paura e per lacerare il tessuto delle nostre società"
di Francesco Antonio Grana | il Fatto Quotidiano 26 novembre 2015

"Il Dio che noi cerchiamo di servire è un Dio di pace. Il suo santo nome non deve mai essere usato per giustificare l'odio e la violenza". È l'appello che Papa Francesco ha voluto rivolgere ai leader delle altre religioni incontrati a Nairobi nel secondo giorno della sua visita in Kenya. Subito dopo gli attentati terroristici di Parigi Bergoglio aveva affermato che "utilizzare il nome di Dio per giustificare la strada della violenza e dell'odio è una bestemmia". E già nel suo primo discorso a Nairobi il Papa aveva sottolineato che "l'esperienza dimostra che la violenza, il conflitto e il terrorismo si alimentano con la paura, la sfiducia e la disperazione, che nascono dalla povertà e dalla frustrazione"...

Combattiamo la barbarie salvando la libertà

Jürgen Habermas: "Combattiamo la barbarie salvando la libertà"
di NICOLAS WEILL la Repubblica 23 novembre 2015

 

 

 

 

Il presidente Hollande propone la definizione di uno "stato di guerra" che rifletta la situazione in atto. Jurgen Habermas, cosa ne pensa? Ritiene che una modifica della Costituzione sia una risposta adeguata agli attentati del 13 novembre a Parigi?
"Mi sembra sensato adattare alla situazione attuale le due disposizioni della Costituzione francese relative allo stato d'emergenza. Ma non sono per nulla esperto in questioni di sicurezza. Questa decisione mi appare piuttosto come un atto simbolico, per consentire al governo di reagire - nel modo verosimilmente più conveniente - al clima che regna nel Paese. In Germania comunque la retorica bellicista del presidente, ispirata a quanto pare da considerazioni di politica interna, suscita qualche riserva"...

THOMAS PIKETTY E LA RETORICA IDEOLOGICA DEI NUMERI

 di DAINO TAINO Corriere della sera 22 novembre 2015
L'economista francese commenta i fatti di Parigi. Ma i numeri e le statistiche importanti per cercare di capire il mondo non possono essere usati per sostenere una posizione ideologica - la colpa dell'Occidente - perchè confondono.
No, professor Piketty, la disuguaglianza non può diventare la spiegazione del mondo. Non del terrorismo di Parigi. Fare risalire tutto alle disuguaglianze - naturalmente create da noi occidentali - porta a uno strabismo mortale. Fa credere che Daesh e simili combattano, seppur con armi orribili, contro un'ingiustizia e per migliorare le condizioni dei popoli musulmani. In realtà, combattono le biblioteche e i cinema della sua e nostra Parigi, l'Opera, i ristoranti della città, il Louvre, la Sorbonne, le canzoni di Edith Piaff, lo Chablis, Voltaire e l'immensa folla dei grandi francesi, e occidentali; per mantenere i popoli musulmani nella povertà e nell'ignoranza, non per lasciarli crescere e istruire. I numeri, le statistiche (cibo del professor Thomas Piketty) sono importanti per cercare di capire il mondo. Usati però per sostenere una posizione ideologica - la colpa dell'Occidente - confondono, fanno perdere l'orientamento nella risposta da dare al terrorismo.

In un articolo su Le Monde , il professore sostiene, tra le altre cose, che la zona che va dall'Egitto all'Iran, via Siria, Iraq e Penisola Araba è «la regione più diseguale del pianeta»: tra il 60 e il 70% del Pil della regione fa capo alle monarchie del petrolio, che hanno il 10% della popolazione. Monarchie colpevolmente sostenute dall'Occidente. Che l'Occidente abbia fatto errori gravi, nel Novecento, è sicuro. Ma sostenere che la povertà di grandi masse del Medio Oriente (in realtà la regione a più bassa crescita del pianeta) dipenda da America e Francia e non dalla mancanza di istituzioni del diritto e della democrazia, dall'assenza di mercati liberi, dalla disastrosa condizione femminile, dalla repressione religiosa e politica è un passo troppo lungo e poco giudizioso da fare. Più veritiero sarebbe ammettere che Parigi è il risultato glorioso dell'Occidente, un modello anche per i musulmani, non il tiranno del Medio Oriente.

ORA PAROLE CHIARE DALL'ISLAM

  Corriere della Sera 22 novembre 2015
di Pierluigi Battista

Scalda il cuore l'immagine dei musulmani delle comunità italiane che scendono in piazza per gridare «no al terrorismo» e per contrastare apertamente chi uccide in nome dell'Islam. Ed è ammirevole il coraggio degli imam francesi che si sono spinti a dirsi disgustati per gli «attentati criminali commessi in nome della nostra religione». Sono passi importanti, il risveglio di una battaglia culturale nel mondo islamico che vive in Europa e in Occidente in cui finalmente si pronunciano parole chiare e non ambigue sullo stragismo jihadista...

ROMBI DI GUERRA

Ancora una volta rombi di guerra. Sono i motori della nostra aviazione che il ministro Pinotti dice essere pronti a partecipare ai bombardamenti delle postazioni Is (Daesh) in Iraq. Per la verità le nostre insegne sono già presenti in quell'area perché nell'estate del 2014 il Parlamento autorizzò l'operazione di invio di aiuti e armi ai combattenti Peshmerga curdi e ad oggi contiamo quattro Tornado, due droni Predator, un'aerocisterna KC-767 e 530 uomini tra avieri, addestratori e consiglieri militari. Quegli aerei non sono impegnati in azioni di bombardamento ma "solo" di ricognizione, cioè intercettano e indicano gli spostamenti di truppe e altri possibili obiettivi a chi, a sua volta, dovrà colpirli. Don Milani sbrigativamente avrebbe detto: "Tanto è ladro chi ruba che chi para il sacco!". Peraltro non bisogna dimenticare che la richiesta del coinvolgimento dei nostri bombardieri è arrivata nel corso di una riunione Nato e della visita in Italia di Ashton Carter segretario dell'amministrazione USA per la difesa. Dunque, siamo alle solite...
Tonio Dell'Olio - (Mosaico di pace, novembre 2015)

La Misericordia nell'Islam

  di Rosario Amico Roxas

Cercherò di chiarire le motivazioni che ci inducono a constatare come le violenze assurde che minacciano popoli e nazioni, attribuite al mondo islamico nella sua interezza, non rispecchiano la verità storica, religiosa e sociale della stragrande maggioranza dei musulmani.
Ci basta analizzare uno solo dei 99 nomi con i quali il musulmano si rivolge ad Allàh.
L'accanimento nell'attribuire le violenze al mondo musulmano, nasconde motivazioni diverse, che coincidono con la volontà di sferzare gli animi e le coscienze, per stimolare risposte di maggiore violenza, alla violenza patita...

L'ultimo abbraccio a Valeria

"Né rabbia né paura lei non ce lo perdonerebbe"
La madre Luciana, il padre Alberto, il fratello Dario. A quattro giorni dell'attentato i parenti della ragazza veneziana uccisa a Parigi si sono riuniti all'obitorio per il riconoscimento: "Sognava di tornare in Italia, ora ce la riporteremo noi"
dal nostro inviato GIULIANO FOSCHINI la Repubblica 18 novembre 2015


PARIGI. "Non è rabbia. E non deve essere paura: Valeria non ci perdonerebbe mai se fossimo spaventati e dunque ora restassimo fermi. Nel suo nome, la nostra sfida deve essere quella di non smettere mai di provarci, per riuscire a cambiare le cose". Dario Solesin, 25 anni, è il fratello di Valeria. E nelle sue parole c'è il perché al Bataclan non è soltanto morta una ragazza di 27 anni ma, senza retorica, un'occasione per l'Italia. Ieri sera sono venuti ad abbracciare Valeria i suoi genitori, Luciana e Alberto, che si sono presentati all'ingresso dell'istituto di medicina legale, la Morgue, composti, come sempre in questi giorni, nel dolore: "Porteremo sempre nel cuore nostra figlia nel suo essere: quello che preme a me e a mio marito è il ricordo di nostra figlia che era una persona meravigliosa, una figlia, una persona, una cittadina e una studiosa meravigliosa " aveva detto la signora dopo aver saputo che quel corpo era quello della sua Valeria...