Notizie

LA GUERRA NON E' UN GIOCO

 don Renato Sacco, Coordinatore Nazionale di Pax Christi – 12 maggio 2018

A Trento, alla grande adunata degli Alpini, ci sono anche diversi miei amici. E sono davvero convinto che gli alpini siano persone buone, generose, cordiali e disponibili per tantissime attività di solidarietà, dai sentieri da sistemare alle castagnate. Forse, è vero, qualche volta il gomito si alza un po’, ma si sa…

Ermanno Olmi, il ricordo di Ravasi

Ermanno Olmi, il ricordo di Ravasi: “Nei suoi film l’inquietudine della fede”

La vita e l’opera del regista bergamasco scomparso oggi a 86 anni nelle parole del presidente del Dicastero della Cultura, suo ammiratore e amico personale

       

REPUBBLICA DEMOCRTAICA DEL CONGO ABBANDONATA DA TUTTI

REPUBBLICA DEMOCRTAICA DEL CONGO ABBANDONATA DA TUTTI

 

Il popolo congolese sta vivendo un’altra pagina insanguinata della sua tragica storia nel silenzio vergognoso dei media sia italiani che internazionali. La ragione di questo silenzio sta nel fatto che nella Repubblica democratica del Congo (Rd Congo) si concentrano troppi ed enormi interessi internazionali sia degli Stati Uniti come della Unione europea, della Russia come della Cina (la società China Molybdenum lo scorso anno ha comprato la miniera di Tenke che produce il 65% del cobalto del mondo).

I SANTI DELLA PORTA ACCANTO

Gaudete et exultate  di Papa Francesco

 

Un primo pensiero, all’annuncio della nuova esortazione apostolica di Papa Francesco Gaudete et exultate, sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo, potrebbe essere questo: in un panorama mondiale segnato da così gravi problemi, un discorso del genere può suonare un po’ distante dalla realtà. Ma basta una prima veloce scorsa al testo per accorgersi che è tutto il contrario.

 

Anna Maria Menin

INTRODOTTO IN ITALIA IL 'REATO DI SOLIDARIETA''?

INTRODOTTO IN ITALIA IL “REATO DI SOLIDARIETÀ”? di Maurizio Ambrosini

 

aggiornamentisociali.it - 20 marzo 2018

      

Il contrasto politico e giudiziario contro il soccorso in mare ai migranti da parte delle ONG ha aperto un nuovo e clamoroso capitolo. Come è noto, l’ONG spagnola Proactiva Open Arms è stata accusata dalla Procura della Repubblica di Catania di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per aver rifiutato di consegnare 218 persone...

Papa Francesco in Puglia

 Papa Francesco in Puglia a 25 anni dalla morte di don Tonino Bello: «Liberarsi dei segni del potere»

Dopo aver pregato sulla tomba del vescovo, per cui è stata avviata la beatificazione: «La Chiesa non deve essere mondana, ma al servizio del mondo»

di Gian Guido Vecchi, inviato a Molfetta

«Vivere il Vangelo senza sconti» contro «la tentazione ricorrente di accodarci dietro ai potenti di turno, di ricercare privilegi, di adagiarci in una vita comoda». Bandiere iridate ai balconi lungo il porticciolo, un grande Ulivo accanto all’altare affacciato sul mare, decine di migliaia di fedeli raccolti a Cala Sant’Andrea in attesa della messa, sole e vento. Francesco arriva nella terra del vescovo che aveva una «salutare allergia verso i titoli e gli onori» e ha avuto «il coraggio di liberarsi di quel che può ricordare i segni del potere per dare spazio al potere dei segni». E il suo il viaggio nella patria di don Tonino Bello, dopo le visite alle terre di don Primo Mazzolari e don Lorenzo Milani, mostra la strada che il Papa indica alla Chiesa, non solo italiana. Sono passati venticinque anni dalla morte di don Tonino, sacerdote, scrittore e poeta tra i più amati della letteratura cristiana, ed è evidente l’affinità tra il «prete callejero», di strada, arrivato da Buenos Aires e il sacerdote che predicava una «Chiesa del grembiule», pronta a servire i più poveri, «non mondana, ma per il mondo», una Chiesa che torna all’essenziale del Vangelo e quindi «monda di autoreferenzialità, “estroversa, protesa, non avviluppata dentro di sé”, affamata di Gesù e non in attesa di ricevere, ma di prestare pronto soccorso». Il sogno di don Tonino, spiega Francesco nell’omelia della messa a Molfetta, era «una Chiesa affamata di Gesù e intollerante ad ogni mondanità, che sa scorgere il corpo di Cristo nei tabernacoli scomodi della miseria, della sofferenza, della solitudine».

Papa Francesco nella terra di don Tonino Bello
Pace e lavoro

Francesco, prima di arrivare a Molfetta, comincia il suo viaggio da Alessano, nel Salento, la «terra di sogno» dove don Tonino è nato ed ora è sepolto. Prega davanti alla tomba e nel saluto ai fedeli ricostruisce la figura di questo prete inattuale, un «profeta» spesso isolato e contestato per le sue scelte. «Il Vangelo – eri solito ricordarlo a Natale e a Pasqua – chiama a una vita spesso scomoda, perché chi segue Gesù ama i poveri e gli umili», dice Francesco. «Don Tonino ci richiama a non teorizzare la vicinanza ai poveri, ma a stare loro vicino, come ha fatto Gesù, che per noi, da ricco che era, si è fatto povero. Don Tonino sentiva il bisogno di imitarlo, coinvolgendosi in prima persona, fino a spossessarsi di sé. Non lo disturbavano le richieste, lo feriva l’indifferenza. Non temeva la mancanza di denaro, ma si preoccupava per l’incertezza del lavoro, problema oggi ancora tanto attuale. Non perdeva occasione per affermare che al primo posto sta il lavoratore con la sua dignità, non il profitto con la sua avidità. Non stava con le mani in mano: agiva localmente per seminare pace globalmente, nella convinzione che il miglior modo per prevenire la violenza e ogni genere di guerre è prendersi cura dei bisognosi e promuovere la giustizia. Infatti, se la guerra genera povertà, anche la povertà genera guerra. La pace, perciò, si costruisce a cominciare dalle case, dalle strade, dalle botteghe, là dove artigianalmente si plasma la comunione».

Il Mediterraneo

La vocazione alla pace, spiega Francesco, appartiene «a questa meravigliosa terra di frontiera – finis-terrae – che Don Tonino chiamava “terra-finestra”, perché dal Sud dell’Italia si spalanca ai tanti Sud del mondo, dove “i più poveri sono sempre più numerosi mentre i ricchi diventano sempre più ricchi e sempre di meno”». Con il passare degli anni e il moltiplicarsi dei conflitti, le parole di don Tonino sono sempre più attuali. Francesco rivolge lo sguardo ai fedeli: «Siete una “finestra aperta, da cui osservare tutte le povertà che incombono sulla storia”, ma siete soprattutto una finestra di speranza perché il Mediterraneo, storico bacino di civiltà, non sia mai un arco di guerra teso, ma un’arca di pace accogliente».

Preghiera e azione

Parlare di «Chiesa del grembiule» significa «non teorizzare la vicinanza ai poveri, ma a stare loro vicino, come ha fatto Gesù». Qui si vede tutta l’affinità profonda tra don Tonino e Bergoglio. Francesco sillaba: «Questo credente con i piedi per terra e gli occhi al cielo, e soprattutto con un cuore che collegava cielo e terra, ha coniato, tra le tante, una parola originale, che tramanda a ciascuno di noi una grande missione. Gli piaceva dire che noi cristiani “dobbiamo essere dei contemplativi, con due t, cioè gente che parte dalla contemplazione e poi lascia sfociare il suo dinamismo, il suo impegno nell’azione”, gente che non separa mai preghiera e azione». Bisogna essere «servitori del mondo, ma da risorti, non da impiegati», ripete a Molfetta. Perché, diceva don Tonino, «non bastano le opere di carità, se manca la carità delle opere; se manca l’amore da cui partono le opere, se manca la sorgente, se manca il punto di partenza che è l’Eucaristia, ogni impegno pastorale risulta solo una girandola di cose». Così « “vivere per” è il contrassegno di chi mangia questo Pane, il “marchio di fabbrica” del cristiano», conclude Francesco. «Si potrebbe esporre come avviso fuori da ogni chiesa: “Dopo la Messa non si vive più per sé stessi, ma per gli altri”».

 

Prefazione di Papa Francesco al libro di Michele Zanzucchi

 Prefazione di Papa Francesco al libro di Michele Zanzucchi "Potere e denaro. La giustizia sociale secondo Bergoglio":

 

Prima da semplice cristiano, poi da religioso e sacerdote, quindi da Papa, ritengo che le questioni sociali ed economiche non possano essere estranee al messaggio del Vangelo. Perciò, sulla scia dei miei predecessori, cerco di mettermi in ascolto degli attori presenti sulla scena mondiale, dai lavoratori agli imprenditori, ai politici, dando voce, in particolare, ai poveri, agli scartati, a chi soffre.

 

(articolo tratto da www.avvenire.it)